Caporalato, veleni Bussi e Terra dei fuochi al Seminario di criminologia su Ecomafia ed Agromafia

Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil sarà tra i relatori che il 9 novembre, al teatro comunale Caniglia di Sulmona (Aq), interverrà al VII seminario di Criminologia Ecomafia ed agromafia: analisi, riflessioni e proposte organizzato dall’Associazione nazionale vittime del Dovere e dalla Uil Abruzzo. Read more

Perché e Percome è Ressa in Adriatico per Estrarre il Metano, gas naturale

É ressa per estrarre gas naturale in Adriatico. Agli australiani della PoValleyEnergy e agli inglesi dello SpectrumGeo si sono aggiunti persino i cinesi della China merchants group con Eni presente da tempo. Tutti a chiedere concessioni per perforare il mare con royalty convenienti garantite ancora dal Bel paese, normative strategiche impressionate su carta dai precedenti governi italiani che ancora spiegano e stendono effetti sul mare. Read more

Appennino, ironico diario cinematografico sulla questione di vivere nell’area sismica

Dalla lenta ricostruzione del capoluogo di regione, colpito duramente dal sisma dell’aprile 2009, alle odierne vicissitudini delle comunità colpite dai recenti terremoti, con Appennino, racconto cinematografico di Emiliano Dante, la riflessione è risolutiva per garantire un vero sviluppo all’Abruzzo. La proiezione è programmata alle ore 19 del 2 giugno a Lanciano (Ch) presso il Giardino Dora Manzitti.  Read more

3 milioni di spari nel mare di S.Maria di Leuca, h24, con 33 Airgun. D’Orsogna lancia l’allarme

L’esplorazione sismica […] può comunque determinare un impatto negativo sulla comunità ittica e le altre specie alieutiche, è scritto nella Valutazione d’impatto ambientale per la Edison 3D e la Petroceltic, sul progetto di ricerca, per mezzo di airgun, che interesserà 300 km² di mare a Santa Maria di Leuca, in Puglia. Dunque è chiaro che l’air gun può nuocere alla fauna ittica e nel suo blog la ricercatrice Maria Rita D’Orsogna, fisico e docente universitario della California State university at Northridge, affronta la questione, calcoli alla mano, del progetto che tradotto significa: 3 milioni di spari nel mare, 24 ore su 24 (H24), con 33 airgun e altri di riserva. Un trambusto di queste dimensioni lascerà sicuramente un segno indelebile fuori e dentro i fondali marini.

Aggiornamento

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Ok all’Air Gun in Adriatico prima di stendere il tappeto rosso alle trivelle

Dalle coste Romagnole alla Puglia si spalancano i cancelli del mare per la ricerca di fonti fossili, in acqua, con la pratica dell’air gun, considerata dannosa soprattutto per i cetacei perché disorienterebbe questi grandi mammiferi che vivono in acqua. I sospetti però restano tali e siamo di nuovo ad un passo dal tappeto rosso che si srotolerà per altre trivelle in mare.  Read more

Le azioni della società che vuole trivellare Bomba crollano del 99.75% in 3 anni

Da diverse settimane è tornato in discussione in Abruzzo il progetto per estrarre gas Colle Santo – monte Pallano a Bomba. Sulla questione torna la ricercatrice Italo-americana Maria Rita D’Orsogna: Bene ha fatto la Regione Abruzzo all’indomani del dibattito organizzato dal Comitato gestione partecipata del territorio a non concedere proroghe alla Avanti-Cmi per l’assegnazione del lotto su cui realizzare la centrale di raffinazione. Occorre solo continuare a non volerceli, quale che sia il loro nome, a mettere pressione alla classe politica, a ogni livello, e a non abbassare la guardia mai”. La Forest Oil, che per prima aveva proposto il progetto, ha cessato le proprie attività nel 2014 a causa di debiti, multe ambientali e un po’ anche peril fallito investimento di Bomba che gli ha causato almeno 35 milioni di dollari di perdite. 

Aggiornamento

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Smantellano il Tripode di Ombrina: l’incubo è Proprio Finito

Sempre vigili gli attivisti costieri  che ci informano di alcuni movimenti, in queste ore, nei paraggi del tripode di Ombrina mare, piattaforma petrolifera di cui è stata scongiurata, lo scorso anno, la realizzazione di una replica ad impatto ambientale devastante. Il progetto Ombrina mare 2, con pozzi,  estrazione e raffinazione di petrolio a poche miglia marine dalla costa, sull’Adriatico abruzzese è stato sconfitto. Sul mare però restano i ferri vecchi, solo in parte smantellati. “Da alcuni giorni sono visibili movimenti attorno al tripode di Ombrina mare” scrive in un post l’ambientalista Amalia Assunta Di Florio – Entro il 31 dicembre la Rockhopper Italia dovrebbe smontare anche quel pezzo de ferro” speriamo davvero. La conferma dello smantellamento del tripode arriva alle ore 16 dalla Capitaneria di porto. Stanno eliminando proprio il 3 piedi di ferro di Ombrina mare che spuntava dall’acqua e  ricordava a tutti i pozzi petroliferi. 

 Comunicato Wwf Abruzzo

La Capitaneria conferma, sono iniziate le operazioni per la chiusura definitiva del pozzo petrolifero

Dopo quarant’anni Ombrina se ne va. Il WWF: una festa per tutti gli abruzzesi

“Strani movimenti di una grande imbarcazione a ridosso del tripode che sovrasta il pozzo Ombrina Mare 2 ci hanno indotto a chiamare la Capitaneria di Porto di Ortona per capire che cosa stesse succedendo: il titolo ormai è scaduto ma la Rockhopper, ultima società concessionaria dell’area, aveva comunque ottenuto una dilazione sino alla fine del 2017 per smontare la testa di pozzo tuttora visibile in mare. Dalla Capitaneria è arrivata la conferma: Ombrina se ne va. Ed è, credeteci, una gioia grande e una festa per tutti gli abruzzesi”: così Fabrizia Arduini, responsabile energia del WWF regionale, racconta l’addio definitivo al progetto petrolifero che ha minacciato per anni la costa e che, con lo smantellamento del tripode tuttora presente in mare, sarà finalmente definitivamente cancellato. Quella di Ombrina è una lunga storia, che parte poco più di 40 anni fa: era il marzo del 1987 quando la Elf Italia avviò nel sito un primo cantiere con perforazione. L’esito fu deludente per i petrolieri, tant’è che la cosa non ebbe seguito. Il pozzo era stato denominato Ombrina Mare 1. Trascorsero gli anni, il Permesso di Ricerca passò di mano in mano sino ad approdare alla Medoil Gas, che nel 2008 decide di perforare un secondo pozzo, Ombrina Mare 2. L’esito questa volta venne ritenuto positivo, cosa che diede il via a uno dei progetti petroliferi a mare più controversi nella storia italiana. L’ipotesi di un Centro Oli nelle campagne di Ortona venne respinta da quella che è stata una vera e propria indignazione popolare. Altrettanta indignazione c’è stata per la malsana idea di far stazionare una raffineria galleggiante in mare a poche miglia dalla costa. Ipotesi di intervento che cozzavano con l’Abruzzo regione dei Parchi, riducendo la regione a un vero e proprio distretto minerario a dispetto della volontà e degli interessi anche economici della stragrande maggioranza degli abitanti. Gli abruzzesi, descritti dagli stessi petrolieri come mansueti, proni di fronte al territorio svenduto a interessi estranei, si dimostrarono invece battaglieri e pronti a reagire come in pochi altri territori in Italia. L’indignazione fu talmente grande che travalicò i confini regionali, trascinando anche altre aree del Paese a schierarsi contro una visione dello sviluppo, è proprio il caso di dirlo, “fossile” fuori dal tempo e da ogni logica economica. “Quel che è successo in questi anni – conclude Fabrizia Arduini – è ben noto: tra provvedimenti di legge e amministrativi, battaglie legali e manifestazioni pubbliche c’è stato in buona sostanza un vero e proprio braccio di ferro tra territori e quelli che si definiscono abitualmente poteri forti, sino ad arrivare al momento in cui, in questi giorni, con la totale dismissione, si sta chiudendo definitivamente anche sul piano fisico una delle battaglie simbolo della lotta contro i combustibili fossili.  Non finisce qui, purtroppo: sono ancora troppi le istanze, i permessi di ricerca e le concessioni in terra e in mare. Ci sarà ancora da lottare ma se pensiamo alla situazione che si prospettava solo pochi anni fa, l’Abruzzo può essere davvero orgoglioso di se stesso”. Sempre in attesa che la costa teatina, la porzione del territorio regionale sulla quale insistono più istanze e titoli minerari, abbia finalmente il Parco Nazionale che attende dal 2001.

mariatrozzi77@gmail.com 

Fonti fossili: saldi di fine stagione. Adriatico in liquidazione con la Spectrum

Quella della Spectrum è attività di registrazione sismica sottomarina, ne sono convinti i ministeri italiani, quelli croati e persino il Tribunale amministrativo regionale (Tar Lazio) che risponde al ricorso della Provincia di Teramo, di 7 Comuni della costa teramana e di 2 marchigiani ribadendo che ‘Non è attività di ricerca’ quella della società norvegese che può così dare il via ai sondaggi marini con il decreto di compatibilità ambientale rilasciato da Gian Luca Galletti e Dario Franceschini, rispettivamente ministri dell’Ambiente e dei Beni e attività culturali (Mibact). Si spalancano le porte dell’Adriatico selvaggio alla Seabird Northern explorer, la nave norvegese equipaggiata per sondare i fondali marini alla scoperta di chissà cosa da condividere, poi, con chissà quali soggetti dai nomi altisonanti della lista che la società custodisce nel cassetto “grandi compagnie petrolifere del mondo”. 

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Mazzocca: ‘Pronti al Ricorso straordinario contro il Decreto Trivelle’

Roma. Nelle ultime settimane 2 distinte sentenze della Corte costituzionale hanno riaperto una partita che il Governo considerava chiusa con un provvedimento che toglieva alle Regioni e alle comunità locali ogni possibilità d’intervento sulle politiche energetiche. Contro il processo governativo di petrolizzazione la Regione Abruzzo si è trovata ad imboccare la strada del contrasto, dichiara il sottosegretario alla presidenza della Regione, Mario Mazzocca, questo pomeriggio nella sala stampa della camera dei deputati.

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Famigerato Sblocca Italia: abrogata norma su deriva petrolifera grazie al ricorso di Abruzzo, Campania, Lombardia e Veneto

Pescara. É accaduto proprio perché ha vinto il No, al Referendum sulle riforme costituzionali del 4 dicembre 2016*, altrimenti i giudici delle leggi non si sarebbero pronunciati dichiarando l’illegittimità costituzionale del comma 7 art. 38 dello Sblocca Italia (legge  164/2014 di conversione del decreto legge 133). La Corte costituzionale dà ragione alle Regioni più caparbie: Abruzzo, Lombardia, Campania e Veneto, promotrici del ricorso sul rilascio dei titoli minerari che altrimenti sarebbe stato regolato da un disciplinare a senso unico, redatto esclusivamente dai vertici statali. 

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