Tag: scorie nucleari

Deposito nazionale. Per Legambiente le scorie ad alta radioattività vanno spedite all’estero

Torino. Impossibile gestire nel lungo periodo le scorie ad alta attività, sia chiaro. Questo perché nel mondo non esiste un sistema in grado di mantenerle al sicuro sin tanto che diventino innocue. L’Italia deve trovare posto per 15 mila metri cubi di rifiuti nucleari che, anche dopo millenni, restano pericolosissimi. Per Legambiente vanno smaltiti all’estero, in un deposito internazionale perché l’Italia non è in grado di gestirli nemmeno temporaneamente. In verità, in tutto il Pianeta, il problema è lo stesso perché non esiste ancora una tecnologia in grado di garantire in sicurezza le scorie ad alta attività soprattutto se depositate permanentemente in un unico impianto. Lo scarica barile dello stoccaggio in un deposito internazionale non convince e importerebbe un grosso dispendio di risorse economiche per mantenerle all’estero nell’illusione che sia per sempre. Prevedere cosa sarà, tra 100 mila anni, del deposito di scorie ad alta attività è davvero un terno al lotto. Per Legambiente è allora urgente il distinguo tra stoccaggi di scorie nucleari, realizzando un deposito unico nazionale solo per i rifiuti a bassa e media radioattività, ossia 75 mila metri cubi di scorie che restano pericolose almeno 300 anni. Sono da aggiungere 1.000 metri cubi di combustibile ritrattato di ritorno da Francia e Gran Bretagna. 

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Base militare da dismettere. Anche la Pelino interroga il ministro della difesa

Roma. L’interrogazione della senatrice Paola Pelino (Fi) in parte calca la proposta presentata, tempo addietro, da pacifisti e ambientalisti che per il deposito militare di colle San Cosimo proposero la riconversione in Polo logistico regionale della Protezione civile istituendo, nell’estate 2013, un Comitato ristretto per dare concretezza alla volontà popolare. A considerare interessante l’idea del comitato, il 26 luglio 2013, fu Altero Matteoli. Il già presidente della commissione lavori pubblici al senato, come decine di altri, fece visita a Sulmona, si espresse positivamente sull’iniziativa territoriale e poi scomparve. La conversione del sito militare in Polo della protezione civile resta una chimera davvero interessante.

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Deposito nazionale scorie per individuare il sito l’Ispra esclude i sismologi

Se davvero queste sono le premesse è facile trarre conclusioni, nemmeno tanto affrettate, sulla futura allocazione del deposito nazionale di scorie nucleari. L’Enea-Disp (Ente per le Nuove tecnologie, Energia e Ambiente – divisione sicurezza e protezione) negli anni 1989 -1990 effettuò uno studio per verificare se il deposito di munizioni di Pratola Peligna, con altri siti del demanio militare, avesse i requisiti per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi. Lo studio collocò colle San Cosimo in ultima posizione. Checché se ne possa dire, la rassicurante dichiarazione del vice ministro della difesa nel 2007, Marco Verzaschi, trascurò di indicare che anche se ultimo della black list, tra le possibili discariche di materiale nucleare, Colle San Cosimo era il quarto (IV) in coda ad altri 3 siti di possibile stoccaggio delle scorie, dunque il deposito di munizione era adatto a contenerle, ma su quali basi? La domanda a questo punto non è solo dove, ma quando per decidere il luogo della discarica di rifiuti radioattivi. Si sceglierà un luogo dove l’opposizione di un manipolo di ambientalisti del posto farà il solletico e se l’attivismo nostrano diventerà fastidioso basterà imitare il gioco delle biglie per far schizzare via i granellini di sabbia. Parleranno di effetto nimby (not in my back yard) ‘non nel mio cortile’ schernendo le voci contrarie. Non si deve abbassare la guardia, con le rivelazioni di oggi de Il Fatto quotidiano non c’è davvero da stare allegri, in valle Peligna è allerta per comitati e ambientalisti.

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