Tag: pozzi

3 milioni di spari nel mare di S.Maria di Leuca. D’Orsogna lancia l’allarme

L’esplorazione sismica […] può comunque determinare un impatto negativo sulla comunità ittica e le altre specie alieutiche, è scritto nella Valutazione d’impatto ambientale per la Edison 3D e la Petroceltic, sul progetto di ricerca, per mezzo di airgun, che interesserà 300 km² di mare a Santa Maria di Leuca, in Puglia. Dunque è chiaro che l’air gun può nuocere alla fauna ittica e nel suo blog la ricercatrice Maria Rita D’Orsogna, fisico e docente universitario della California State university at Northridge, affronta la questione, calcoli alla mano, del progetto che tradotto significa: 3 milioni di spari nel mare, 24 ore su 24 (H24), con 33 airgun e altri di riserva. Un trambusto di queste dimensioni lascerà sicuramente un segno indelebile fuori e dentro i fondali marini.

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Air-gun nell’Adriatico, il WWF spiega le gravi conseguenze sull’ecosistema marino

La linea è ancora quella di favorire le fonti fossili sulle rinnovabili mettendo a rischio le risorse naturali italiane, nonostante l’Accordo di Parigi del 2015 volto a contenere il surriscaldamento del Pianeta e i cambiamenti climatici. Soprattutto, dalla stanza dei bottoni ancora sottovalutano gli impatti ambientali di attività di prospezione ed estrazione, continuando ad alimentare un sistema di agevolazioni e sussidi che fa della Penisola italiana un paradiso fiscale per le aziende petrolifere.

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Niente proroga sulla concessione dell’area alla Cmi energia per la centrale di trattamento

L’Agenzia regionale delle attività produttive non concede alcuna proroga alle Cmi energia nella procedura di assegnazione del lotto tra Atessa e Paglieta, in provincia di Chieti dove la società vorrebbe costruire i suoi impianti. Nel progetto è prevista la realizzazione di una centrale di trattamento di idrocarburi collegata ai pozzi da un gasdotto di oltre 20 km interesserebbe i comuni di Perano, Roccascalegna, Atessa, Pennadomo, Paglieta, Torricella Peligna, Colledimezzo, Altino, Villa Santa Maria, Archi e Bomba. Nella nota inviata al governo regionale, viene chiarito che la prenotazione del sito scadrà il 28 gennaio. Niente favoritismi almeno questa volta, anche perché non manca una manifestazione d’interesse, per la stessa area, già esternata da un’altra azienda che si occupa di logistica. A fine novembre purtroppo il ministero dell’ambiente ha riaperto le procedure per la Valutazione di impatto ambientale della raffineria dove è prevista la perforazione di pozzi per l’estrazione di metano appena a valle della diga del lago di Bomba. La procedura comprende anche la fase d’informazione pubblica e le eventuali osservazioni da presentare entro il 24 gennaio.

mariatrozzi77@gmail.com

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Regalino del Mina: riparte la procedura per Estrazione Gas a Bomba. ‘Dubbia imparzialità della P.a.’ Mazzocca organizza le Osservazioni

Tutto meno che il cementificio, così Bussi sulla mega cava ripropinata da Toto

Bussi (Pe). Toto Spa alla carica col progetto della cava da centinaia di ettari, cementificio incluso, a Bussi. Non si fa attendere, anche se sommaria, una prima risposta alla lettera di intenti del costruttore. Dal consiglio comunale tutto, meno che il cementificio. In quest’angolo della val Pescara gli amministratori non disdegnano lavorazioni di conci, per le costruzioni, e manutenzioni di treni.

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Inquinamento Acqua a Rocca San Giovanni: l’inchiesta parte da una denuncia delle Guardie WWF

Rocca San Giovanni (Ch). C’è una circostanziata denuncia all’autorità giudiziaria da parte delle guardie volontarie del WWF a monte dell’inchiesta dei Carabinieri Forestali sull’inquinamento delle acque del torrente Fontanelle.

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Bomba. Lo spettro della Forest Oil e dietro il nuovo progetto di estrazione anche Shell

Provincia di Chieti. Lo spettro della Forest oil aleggia sulla Compagnia mediterranea idrocarburi (Cmi), acquisita dalla Avanti energy, erede della concessione Colle Santo, progetto di estrazione che punta ancora a Bomba (Ch) e non solo. Si scopre che la società capitolina è in partnership con Shell per la vendita del gas estratto. Si tratta proprio del colosso petrolifero autorizzato a trivellare l’Artico. Fatto sta che questa minacciosa estrazione del gas garantirebbe autonomia energetica all’Italia per una settimana. Subsidenza, rischio idrogeologico, ambiente a rischio, ma l’impresa vale la spesa? Insomma tutto il gas, nemmeno certo, estraibile dal giacimento di Colle Santo coprirebbe, massimo, il consumo di 10 giorni di metano a livello nazionale. A rivelarlo è la ricercatrice di origine italiana, Maria Rita D’Orsogna, che sta indagando su questo ennesimo progetto di sfruttamento che colpisce al cuore la provincia teatina e che ora si tenta di realizzare con qualche discutibile variante: un metanodotto di 21 km di tracciato che partirebbe dai pozzi, vecchi e nuovi di Bomba, sino a Paglieta dove è prevista un centrale di trattamento del materiale estratto.

Aggiornamento, approfondimento blog D’Orsogna

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‘Torniamo a Bomba’. Presentato un progetto di coltivazione eredità della Forest oil

Chieti. Torniamo a Bomba, o quasi. L’antica espressione, con la maiuscola però,  fa al caso nostro perché a questa località montana sembra essere affezionato un gruppo di petrolieri che così torna al punto di partenza di certi progetti falliti. Torna la minaccia di estrazioni di idrocarburi nei pressi del paese, perché cambiano i nomi, ma il resto no e l’intervento viene spostato semplicemente di qualche chilometro dal lago. Parliamo della concessione Colle Santo, stesso nome dei progetti di  trivellazione di una vecchia conoscenza del territorio: Forest oil di Denver. La proposta, questa volta, arriva da una società romana che chiede la messa in esercizio di alcuni pozzi esistenti nel territorio di Bomba prevedendone anche la realizzazione di nuovi. Non si fa mancare nulla la società petrolifera capitolina che progetta la costruzione di un metanodotto dai pozzi sino a Paglieta dov’è prevista una centrale di trattamento del materiale estratto.

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Referendum 17 aprile. Abruzzo 1000 piazze, un mare di Sì con tantissimi eventi

Sono 1000 piazze, anche in Abruzzo, nel mare dei Sì al referendum del 17 aprile. L’occasione è imperdibile per non trovarsi impreparati al voto e non trovare nell’alibi della perfetta ignoranza la scusa per non andare a votare dicendo di non essere d’accordo su qualcosa che non si conosce. Cosa c’è sotto le trivelle? Cliccando qui avremo un’idea di come giocano sporco sul quesito referendario, di come puntano a tenerci ignoranti e all’oscuro per convincerci a non andare a votare

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Dietro i signori del No: Referendum del 17 aprile

Il referendum serve per ripristinare una data di scadenza per 17 concessioni di petrolio e gas, quelle nelle 12 miglia marine. Le compagnie petrolifere e le società di estrazione del gas hanno ottenuto (Legge stabilità 2016) lo sfruttamento dei giacimenti sino ad esaurimento degli stessi se installati in mare a meno di 20 Km dalla spiaggia. Significa niente più scadenze per le concessioni (sono 17 quelle che interessano il Referendum del 17 aprile) entro le 12 miglia marine, ovvero, nella fascia di circa 19,3121 km che parte dalla spiaggia verso il mare. Dunque, nuovi pozzi in questa fascia non si possono più installare da quest’anno, è così che è stato evitato, per il momento, il progetto della piattaforma petrolifera Ombrina mare 2. Adesso le società che già estraggono in questa fascia però possono sfruttare il giacimento per tutta la vita utile. Hanno così trovato il sistema per non versare le royalty, cioè una percentuale del valore della materia che estraggono che spetta al titolare delle risorse che estraggono: lo Stato. Come? Le royalty, in Italia sono le più basse d’Europa, non vengono pagate dalle società titolari delle concessioni se estraggono nel limite (franchigia) di un certo quantitativo di petrolio e gas. Di 26 concessioni italiane che estraggono gas, seconso i dati del ministero dello sviluppo economico, solo 5 pagano le royalty. Le altre non superano la franchigia che, in mare, è fissata in 50 mila tonnellate di petrolio e 80 milioni di metri cubi di gas all’anno. Dunque, avendo un tempo infinito e illimitato per estrarre, le compagnie titolari delle 17 concessioni (quelle entro le 12 miglia marine le uniche interessate dal Referendum del 17 aprile) ogni anno faranno il possibile per evitare di superare la quota che affranca dal pagamento delle royalty, tanto hanno a disposizione tutto il tempo che vogliono per esaurire il giacimento. Tra parentesi, le società che estraggono autocertificano il quantitativo di gas e petrolio e spesso nessuno controlla. Il referendum serve a ripristinare proprio una scadenza per queste 17 concessioni. Grazie alla campagna d’informazione per il Referendum possiamo spiegarvi ancora meglio cosa c’è sotto.

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Fonte fossile: ma quale lavoro? Solo 143 impiegati residenti in Basilicata che produce l’80% del petrolio italiano

Ombrina? Non è affatto morta, ma solo dormiente. Bisognerebbe chiarirlo anche al governatore d’Abruzzo, Luciano D’Alfonso. Molto del futuro della costa Adriatica, purtroppo da trivellare, dipenderà dalla volontà, dalla capacità di comprendere che la verità è diversa da quanto raccontano. Solo per dirne una, in Basilicata si produce l’80% del petrolio nazionale, ma i residenti impiegati nel settore sono solo 143 e questa regione resta la più povera d’Italia, a chiarirlo sono i dati Istat. Un di più: a differenza di Viggiano (Potenza) ad Ortona (Ch) il centro Oli non si è fatto, merito di Emergenza ambiente Abruzzo, della parte buona dell’ambientalismo regionale che non ha mai cercato le luci della ribalta né ha rincorso il protagonismo, ma ha solo tutelato i cittadini.

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Il condono alle compagnie petrolifere che il Referendum cancellerà

Il Referendum del 17 aprile cancellerà un vero e proprio condono del governo Renzi alle compagnie petrolifere, se vincerà il Sì. Il condono è del dicembre 2015, denunciato anche da numerose associazioni ambientaliste. Il condono consente alle compagnie petrolifere, con titoli abilitativi entro le 12 miglia marine, di continuare a ricercare ed estrarre idrocarburi (gas e/o petrolio) a tempo indeterminato. Prima di questa modifica le concessioni erano a scadenza concordata all’atto della firma. Come d’altra parte dispone la norma ogni qual volta si dà in uso, ad una società privata, un bene di proprietà dello Stato che si tratti di idrocarburi, acqua, spiagge o suolo. Come si prevede nel caso delle piattaforme petrolifere e dei permessi di ricerca oltre le 12 miglia marine o sulla terraferma” chiarisce la responsabile energia di Legambiente Katiuscia Eroe.

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Caro sindaco #Stoptrivelle il 17 aprile vota Sì per il futuro dell’Italia

Legambiente scrive ai sindaci italiani affinché il Paese possa definire il suo volto e il suo futuro ricorrendo sempre meno alle fonti fossili e affidandosi sempre più a fornti di energia alternative e non inquinanti, ad uno sviluppo economico che sia sostenibile per l’uomo e il Pianeta. Per questo occorre il Sì al referendum del 17 aprile.

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