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Per convivere con l’Orso in Alto Molise un incontro a Carovilli con Salviamo l’orso

La presenza dell’orso bruno marsicano in Alto Molise non deve spaventare, né preoccupare. Anzi, è un fenomeno estremamente positivo, soprattutto dal punto di vista ecologico. Continua a leggere “Per convivere con l’Orso in Alto Molise un incontro a Carovilli con Salviamo l’orso”

Per mesi un cavo d’acciaio stretto al collo. Dopo tante ricerche l’Orsa sofferente è stata liberata dal laccio

Pescasseroli (Aq). Il laccio recuperato dal collo dell’orsa (oltre 10 anni e di circa 80 Kg) è uno di quelli tipicamente usato dai bracconieri. L’animale è riuscito a rompere l’ancoraggio al cavo d’acciaio che la intrappolava, liberandosi, ma il cordone metallico è rimasto legato stretto al collo per mesi. La scorsa sera l’esemplare di orso bruno marsicano è stato finalmente avvistato e raggiunto, lo cercavano da tempo. A trovarlo stremato e sofferente, nel territorio del Comune di Campoli Appennino (in provincia di Frosinone – Lazio), è stato il personale del Parco. La femmina di orso è stata liberata dal laccio, curata e rilasciata. Senza questo intervento l’animale, presto, sarebbe morto. 

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Orso bruno marsicano tra la vita e la morte

Orso Sandrino Pnalm Tassi
Orso Sandrino Pnalm

Muore l’orso Sandrino e Morena cresce

Pescasseroli(Aq) 15 ottobre 2015  Da qualche anno aveva cominciato ad accusare tutti gli acciacchi del tempo, così l’ente Parco aveva predisposto il suo trasferimento dall’area faunistica  di Villavallelonga (Aq) al Centro visita di Pescasseroli, per poterlo assistere quotidianamente con un veterinario e alleviare le sofferenze legate al fisiologico invecchiamento. Sandrino l’orso mascotte del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise è morto oggi aveva raggiunto la soglia dei 34 anni. Passaggio di testimone a Morena, orsetta orfana curata da mesi nel Pnalm, che continua a crescere e grazie ad una dieta che l’ha fatta ingrassare ben 20 chili dei 3 che pesava quando è stata trovata, presto tornerà libera,  peso permettendo.

Trentaquattro anni è un record di vita per un orso che in natura spesso non arriva neanche alla metà degli anni di Sandrino, tra incidenti di percorso e bracconieri.
Sandrino, così chiamato perché trovato ai tempi dell’ex Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, è stato per oltre 3 decenni un vero e proprio ambasciatore, per la sua specie, permettendo a molti di conoscere più da vicino le caratteristiche dell’orso marsicano. La mascotte del Parco che ne ha fatto, suo malgrado, un testimonial d’eccezione, diventando una vera e propria star con migliaia di fans ed appassionati. L’orso era diventato talmente celebre e conosciuto che potrebbe risultare inutile raccontare la storia della sua vita, passata per la quasi totalità all’interno dell’area faunistica dell’orso di Villavallelonga, ma così non è, perché in effetti la storia di Sandrino è un punto di riferimento per la conservazione della specie.
Sandrino venne recuperato dalle Guardie del Parco nell’agosto dell’1982, pesava circa 10 kg. Cucciolo di pochi mesi, fu trovato in evidente stato di denutrizione con diarrea, disidratazione e febbre perché abbandonato dalla madre che, evidentemente, non era in grado di allevare l’intera cucciolata ed aveva selezionato, come accade spesso in natura, i cuccioli più robusti abbandonando al proprio destino quello più debole. L’orsetto venne ricoverato presso le strutture del Parco a Pescasseroli, sottoposto a cure specialistiche e salvato da morte sicura. Fu così, che dopo un periodo lungo di cure per farlo crescere, passato presso il Centro di Pescasseroli nel 1999 e precisamente il 28 maggio venne trasferito nell’area faunistica di Villavallelonga dove è rimasto fino al 23 dicembre del 2014.
L’esperienza di Sandrino, con luci e ombre legate ai diversi punti di vista, è stata però molto importante per mettere a punto quelle procedure che hanno consentito al Parco di avviare il tentativo in atto con l’orsetta Morena, anch’essa trovata abbandonata sui monti, ma destinata ad un tentativo di rilascio in natura, evitandole cioè, oltre alla morte certa anche la condanna ad una vita in cattività. “Per questo, con un pizzico di fantasia e tanta passione per le storie a lieto fine, ci piace legare il destino di questi due animali: Sandrino se n’è andato quando ha sentito che il suo sacrificio era servito a salvare altri orsi” chiude la nota del Pnalm.

Orsetta Morena Report-age.com 2015
Morena dopo una settima nel Pnalm

Morena: la piccola orsa del Pnalm cresce

Pescasseroli(Aq) 15 settembre 2015 Morena sta bene e continua a crescere, fanno sapere dal Parco nazionale D’Abruzzo, in questo momento pesa 18 kg e mezzo. Mamma orsa sarebbe fiera di lei.

“Verso la fine di agosto ha avuto qualche problema alla dentatura, dovuto al cambio dei denti da latte. E’ stata costantemente seguita dal veterinario e, ad oggi, possiamo dire che i canini da latte sono consumati completamente, mentre gli incisivi, premolari e molari sono definitivi – l’aggiornamento sulla salute di Morena, garantito dal Parco nazionale d’Abruzzo,  fa ben sperare per la cucciola d’orso che a tre mesi d’età è stata trovata tutta sola a Prati d’Angro (Villavallelonga – Aq), a pochi metri dalla carcassa di un lupo morto, l’ultima decade di maggio. Non si è saputo più nulla di mamma orsa, non ci sarebbero tracce di lei nei 10 km quadrati in cui si sarebbero concentrate le ricerche di maggio eseguite almeno da 80 uomini tra agenti del Corpo forestale e guardia parco per individuare soprattutto eventuali bocconi killer con tanto di unità cinofila antiveleno al seguito. In quella stessa area i giorni precedenti il recupero di Morena erano state rinvenute le carcasse di alcune volpi avvelenate e a poca distanza da Prati d’Angro, circa 10 giorni prima, era stato trovato un lupo morto. Il bollettino Pnalm sulla cucciola informa: “Anche il suo comportamento continua ad essere sempre più schivo e nervoso alla presenza del custode e della biologa, tanto che in più di un’occasione ha mostrato insofferenza nei loro confronti. Questo atteggiamento è quello che maggiormente ci conforta  per il futuro rilascio. Infatti lo stesso Beecham (John Beecham esperto internazionale di reimissione di orsi in natura ndr), aveva evidenziato questa sua caratteristica che la rende una buona candidata per il ritorno in libertà. Tutto il lavoro svolto con il consulente è stato molto produttivo per tutte le informazioni che ha fornito al Pnalm sulle modalità di allevamento e sulle aree e i tempi di rilascio. Dopo aver visitato l’area, dove è ospitata l’orsetta e aver visto Morena, Beecham si è espresso favorevolmente sul lavoro svolto finora dal Parco. Tornato in America, il professore continua ad interessarsi al nostro cucciolo e a supportarci mettendoci  in contatto con specialisti di tutto il mondo. Non sappiamo come andrà a finire questa storia, ma siamo sicuri che sia qui, che oltre oceano, tutti facciamo il tifo per lei”.

Orso in Alto Molise di Antonio LiberatoreOrso marsicano: da Sandrino a Morena la storia si ripete

Villavallelonga(Aq) 15 giugno 2015 La storia dell’orsetta sola nel Parco nazionale D’Abruzzo, Lazio e Molise accende vecchi ricordi: “Sono trascorsi oltre trent’anni da che nella Vallelonga (Marsica) fu catturato un orsetto che l’allora dirigenza del Parco, in piena bufera giudiziaria, decise di chiamare Sandrino in onore del Presidente della Repubblica Sandro Pertini – ricorda in una nota Franco Zunino, segretario generale dell’associazione italiana Wilderness – Sandrino è ancora vivo, sebbene, si dice, quasi in fin di vita, in un recinto poco lontano dal Paese di Villavallelonga e dal luogo dove fu catturato”.

Primo studioso sul campo dell’Orso bruno marsicano Zuino chiarisce: “Sono cambiati i personaggi ai vertici del Parco d’Abruzzo, ma secondo le ultime notizie di stampa, essi stanno commettendo gli stessi errori, nello stesso luogo. Tra trent’anni avremo un altro orso, si dice femmina, in fin di vita, semidomestico ed assolutamente succube dell’uomo, ma vivo: morto che cammina, come si dice nelle trame dei romanzi di mafia per certi personaggi. Sperando solo che almeno essendo femmina possa servire a procreare qualche cucciolo, sebbene in cattività e con tutti i problemi che poi avremo per inserirli nel loro ambiente naturale. A meno che non si decida di riportarla nella sua valle, come saggezza vorrebbe e con le precauzioni del caso. Quando successe il fatto di Sandrino, il sottoscritto scrisse che non andava catturato e messo in cattività, bensì lasciato sul posto, magari in un recinto, dove la madre avrebbe potuto ritrovarlo. Oggi, come per Sandrino, hanno fatto la stessa cosa: cioè gli è stato impedito di attendere che la sua mamma, se viva, lo andasse a recuperare, avendo trasferito anche lui nello zoo di Pescasseroli; quindi, la storia si ripete: nessun tentativo di lasciarlo al suo mondo. In fondo, per richiuderlo in uno zoo ci sarebbe stato e ci sarebbe sempre tempo. Se non altro prima sarebbe stato almeno il caso di provarci, mettendolo al sicuro in un recinto provvisorio là o nei pressi del luogo dove è stato trovato. Invece si è preferito portarlo subito a Pescasseroli e quasi sicuramente con la stessa scusa di Sandrino: bisognava curarlo. A Pescasseroli, dove certamente diverrà un’attrazione turistica. E se l’orsetto si fosse semplicemente perso e la madre lo stesse ancora cercando? Forse è il caso che ristampi il racconto di quell’antico misfatto, “premiato” ma mai comunicato, per ovvie ragioni: le stesse che sarebbero addotte oggi. Sono veramente esperti di animali selvatici, questi “esperti”? O lo sono solo davanti a dei computer dove elaborare i dati che ricevono da un satellite grazie ai radiocollari con cui hanno munito quasi tutti gli orsi marsicani rimasti? Chi scrive, in una situazione similare, sempre in quei lontani anni Ottanta del secolo scorso, si prese 4 mesi di sospensione per non aver voluto rivelare dove egli avesse incontrato un orsetto che, sempre in maggio, aveva evidentemente lasciato la tana in cui era nato per seguire la madre, ed essendosi perduto. Di quel cucciolo di orso dopo pochi giorni si persero le tracce, forse ritrovato dalla madre o forse anche morto d’inedia o predato dai lupi, ma lo salvai certamente dalla trentennale prigionia a cui fu “condannato” Sandrino. Auguriamoci solo che questo nuovo cucciolo non lo chiamino Sergina dal nome dell’attuale Presidente della Repubblica che almeno questo gli sia risparmiato!” conclude il segretario generale dell’associazione Wilderness. L’orsetta è stata battezzata con il nome di Morena perché si dice sia stata avvistata durante il funerale di una donna, deceduta per una grave malattia, stimata e apprezzata a Pescasseroli. 

mariatrozzi77@gmail.com

 

Inchiesta Orso

Salviamo l’orso: interrogazioni al Parlamento sull’area infetta da tubercolosi bovina nel Pnalm

Pescasseroli (Aq). Il Parlamento ascolta l’allarme lanciato da Salviamo l’orso e dalle associazioni ambientaliste abruzzesi per il focolaio di Tubercolosi bovina che minaccia l’orso bruno marsicano, sulla vicenda interviene anche l’onorevole Maria Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente.
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Focolaio di tubercolosi nel Pnalm. Salviamo l’orso: ”Istituire zona infetta e intensificare i controlli”

Orso, mamma e figlio Immagine di copertina, fonte http://linkursore.altervista.org/wp-content/uploads/2014/03/Mamma-e-figlio-orso.jpg
Fonte immagine

L’Aquila. Sarebbe fuori controllo, da qualche anno ormai, un focolaio di tubercolosi bovina nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.  I problemi nono sono solo per l’orso bruno marsicano, ad alto rischio di estinzione e che potrebbe scomparire improvvisamente, ma anche per l’uomo. Salviamo l’Orso teme che la possibile diffusione della malattia non sia monitorata e ci siano seri rischi per tutta la fauna selvatica del Pnalm oltre che per le persone che vivono nel territorio e per i visitatori ed è per questo che l’associazione chiede l’istituzione di una zona infetta e maggiori controlli sanitari e di sorveglianza così come, da tempo, il ministero della salute ha chiesto per l’area protetta ritenendo necessari la bonifica e monitoraggi accurati sulla fauna selvatica.  Continua a leggere “Focolaio di tubercolosi nel Pnalm. Salviamo l’orso: ”Istituire zona infetta e intensificare i controlli””

Frutteti e coltivazioni per l’orso, se ne parla a Lecce dei Marsi

Lecce dei Marsi (Aq). Sabato, presso la sala consiliare del Comune di Lecce nei Marsi,  alle ore 15, sarà presentato il progetto La salvaguardia dell’Orso marsicano e del germoplasma autoctono, incontro promosso dall’ente parco e dal comune di Lecce nei Marsi. Il progetto, finanziato dal Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, prevede la realizzazione di frutteti e la messa a coltura di terreni per implementare le risorse alimentari per l’Orso. Continua a leggere “Frutteti e coltivazioni per l’orso, se ne parla a Lecce dei Marsi”

49 orsi censiti nel Pnalm e dal 2011 ne sono morti almeno 11, progetto Life arctors si avvia a conclusione

Orso morto a Pettorano sul Gizio Report-age.com 2014
L’ultimo orso morto a Pettorano sul Gizio (Aq). Immagine Ondatv

A 4 anni dall’avvio del progetto Life arctors ne rimarrebbero forse 38 di orsi bruni marsicani nell’Appennino in base ai dati diramati dall’ufficio di Presidenza del Pnalm, Parco nazionale D’Abruzzo Lazio e Molise, che nel 2011 avrebbe stimato una popolazione di 49 individui della specie e dalla rilevazione ripetuta nei mesi scorsi, a fine progetto, segnala delle novità sulla popolazione senza indicarle nel comunicato, né viene segnalato lo stanziamento che in questi anni è stato garantito al Pnalm dal progetto Life arctos. Quello che è certo è che sono scomparsi per bracconaggio, investimento e malattie più di una decina di orsi in questo triennio.  Continua a leggere “49 orsi censiti nel Pnalm e dal 2011 ne sono morti almeno 11, progetto Life arctors si avvia a conclusione”