Tag: legambiente

Domenica in marcia contro il cementificio a Punta Aderci

Vasto (Ch). Anche Legambiente e Wwf saranno presenti domenica alla marcia, in programma dalle ore 10, contro il cementificio a Punta Aderci, insieme alle altre associazioni e ai comitati, agli operatori turistici e ai cittadini. 

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Estrazioni gas a Bomba, l’Abruzzo chiede la definitiva impossibilità a sfruttare il giacimento

Pescara. Firme in calce oggi a Pescara, dei rappresentanti istituzionali di Regione, Provincia, Comuni e delle associazioni, nelle lettere appena inviate ai ministeri dell’ambiente e dello sviluppo economico per fermare non solo l’assurdo progetto di estrazione di gas sotto il lago di Bomba, ma per sancire una volta per tutte l’impossibilità di sfruttare il giacimento di questa località della provincia di Chieti, a rischio idrogeologico. Così l’Abruzzo intero dice no al progetto della Cmi Energia srl anche perché sembra assurdo insistere dopo la bocciatura del Comitato Via Abruzzo e del Consiglio di Stato.

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Comitato Via conferma il giudizio che boccia il progetto Megalò 2

L’Aquila. Resta valida la bocciatura del progetto Megalò 2. Lo ribadisce oggi il Comitato di Valutazione d’impatto ambientale della Regione Abruzzo che con un parere meramente confermativo mantiene la validità del giudizio (2775) espresso il 27 marzo: “Rigetto d’istanza di proroga del Via 1925/2012”. 

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Bussi officine e Piano d’Orta: Rimozione Totale dei rifiuti. Altrimenti non è Bonifica !

Il Ministero dell’ambiente boccia la proposta di bonifica Edison e fissa le Conferenze di servizio decisorie al 31 gennaio, per la discarica Tremonti e al 20 febbraio per quella di Piano d’Orta. Il Mina esaminerà alcuni dettagli del progetto Edison per la bonifica della discarica, tra le più grandi d’Europa, che include l’area Tremonti di Bussi Officine e quella della ex area industriale di Piano d’Orta (Pe), fianco molle del Polo chimico della val Pescara inquinato alla stessa stregua del primo sito di produzione. Sostanzialmente della nuova proposta della società sarà avviata una verifica sul campo per accertare solo alcuni aspetti, il resto no va. 

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Abruzzo. Crescono i Comuni Ricicloni e Rifiuti free che Riducono il Residuo

Sono 144 i Comuni ricicloni che superano il 65% di raccolta differenziata, di questi 41 sono anche Comuni Rifiuti free. Sono poi 4 i consorzi che si posizionano, di media, al di sopra del 65% di raccolta differenziata. 

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Passiamo ai fatti, Osservatorio H20 consegna le schede sull’Acquifero del Gran Sasso

Teramo. É tempo di passare ai fatti per l’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso che scrive ai consiglieri in vista del consiglio regionale del 12 dicembre. Così Wwf, Legambiente, Mountain Wilderness, Arci, ProNatura, Cittadinanzattiva inviano al presidente della Regione, agli assessori e a tutti i consiglieri una scheda sulla situazione dell’acquifero del Gran Sasso

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Un marchio per l’Abruzzo con i Forum di Legambiente

Confronto pubblico con 6 tappe distribuite sull’intero territorio abruzzese per la definizione e il lancio di un marchio regionale che coniughi turismo e ambiente.  Dall’11 dicembre e per 3 giorni si terranno degli incontri sul turismo attivo e sostenibile per un simbolo regionale del turismo tra green e wellness, verde e benessere. 

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Neptune: Volontari preparati per interventi contro inquinamento da idrocarburi e rifiuti sulle coste

Pescara. Fronteggiare ipotetiche emergenze in ambiente marino legate a perdite di petrolio di imbarcazioni, a perforazioni o ancora a rifiuti spiaggiati per eventi atmosferici di grande rilevanza o altri incidenti in mare. Con questo obiettivo si formeranno per 3 giorni nuove professionalità nel volontariato, la possibilità è data dal progetto Neptune promosso dal dipartimento nazionale di protezione civile e organizzato da Legambiente. 

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Ecoperformance dei Capoluoghi italiani. Nessuna Città Abruzzese nella Top ten di Legambiente

Mantova (1), Trento (2), Bolzano (3), Parma (4), Pordenone (5) e Belluno (6) sono le città capoluogo che guidano la classifica delle migliori performance ambientali della XXIV edizione di Ecosistema urbano 2017. La prima città abruzzese della classifica approntata da Legambiente è Teramo che occupa però solo il XVIII  (18)  postoin. L’Aquila è in 47esima posizione, Chieti al LXV (65) posto e Pescara al LXXVI (76esimo).

C’è un’Italia delle città che gestisce il ciclo dei rifiuti come e meglio di tante altre realtà europee, che ha cambiato stili di mobilità, trovato la formula giusta per depurare gli scarichi, contenere i consumi idrici e lo sperpero d’acqua potabile, che investe sulle rinnovabili, che ha significative esperienze di rigenerazione e rifunzionalizzazione degli spazi pubblici. Mantova, Trento, Bolzano, Parma, Pordenone e Belluno guidano la classifica sono nel gruppo dei centri urbani che hanno raggiunto e superato gli obiettivi di raccolta differenziata dal decreto Ronchi del 1997 (obiettivi saliti al 65%), Mantova sfiora l’80% e inoltre, insieme a Trento figura ai primissimi posti anche per quello che riguarda la depurazione dei reflui e il contenimento delle perdite di acqua potabile dalla rete idrica (c’è un tasso di dispersione vicino al 20%). Pordenone è sotto il valore fisiologico del 15% e si contano 29 alberi ogni 100 abitanti. Poi Mantova, 32 alberi ogni 100 abitanti, sono nella top ten delle città più alberate. Bolzano, insieme a Mantova, è tra i centri urbani con la più estesa dotazione infrastrutturale per la ciclabilità. A Belluno e Bolzano tira una buona aria, in particolare la città dell’Alto Adige in 10 anni ha ridimensionato del 40% il peso delle polvere sottili. Questa smartness, ossia la capacità di alcuni capoluoghi di proiettarsi verso un nuovo modello urbano  sano, vivibile, accessibile, efficiente, moderno, emerge nitidamente dall’insieme dei dati di Ecosistema urbano 2017 di Legambiente, l’annuale rapporto sulle performance ambientali delle città capoluogo realizzato con il contributo scientifico dell’Istituto di ricerche ambiente Italia presentato oggi a Milano. Un cambiamento che non riguarda solo le medie e piccole città del Nord, ma che coinvolge anche i grandi centri urbani, come Milano, che nel corso degli anni s’è lasciata alle spalle il fondo della classifica arrivando quest’anno alla 31esima posizione grazie a scelte coraggiose e innovative come l’Area C, il car sharing e potenziando il trasporto pubblico. E ancora Bologna che conquista un posto al sole, con una potenza di fotovoltaico sui tetti di scuole e uffici pubblici che in numeri assoluti non ha pari in Italia. Al decimo posto Oristano in Sardegna, che ricicla più spazzatura (oltre il 70%) di tanti Comuni settentrionali ed è protagonista di un buon incremento del fotovoltaico pubblico. Tra gli altri centri urbani virtuosi c’è Cosenza (13) tra 2011 e 2016 è balzata dal 21% al 53% di raccolta differenziata. E Pesaro (24), centro Italia, non è tra le primissime, ma è tra quelle dove si notano più passi avanti, in modo particolare nel campo della mobilità nuova con il progetto della Bicipolitana.  Ecosistema urbano 2017 è stato presentato oggi a Milano in un incontro che ha visto la partecipazione, tra gli altri, della presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni e del ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, oltreché di sindaci e amministratori locali delle città capoluogo. L’incontro è stato anche l’occasione per presentare alcune nuove infrastrutture urbane già realizzate o da realizzare come la tramvia di Palermo, la linea T1 della tranvia di Firenze, la stazione Toledo della metro di Napoli, quella di San Giovanni della metro C, il Grab+ di Roma o la M4 di Milano. “Quella urbana è una grande questione nazionale – dichiara la presidente di Legambiente Rossella Muroni – Nelle città si gioca una partita importante, è qui che passa la sfida dell’innovazione e della sostenibilità ambientale, della coesione sociale e dell’integrazione, della rigenerazione urbana e una parte della lotta ai cambiamenti climatici. Per questo è fondamentale che a livello nazionale venga definito un piano per le città metropolitane che garantisca investimenti economici e politiche coerenti per sostenere i comuni virtuosi ma, anche e soprattutto, per colmare vuoti di competenze e di volontà politica che stanno condannando, ad esempio, il nostro Paese a soffocare nello smog. Milano, in occasione del network C40, è l’unica città italiana insieme ad altre 11 metropoli ad aver preso impegni concreti per città più verdi e sane, con “zone a zero emissioni, e libere dalle energie fossili entro il 2030. Ma è importante che anche le altre città italiane si mobilitino e che vengano replicate su tutto il territorio nazionale quelle esperienze virtuose, ben sintetizzate in Ecosistema urbano 2017, capaci di coinvolgere i cittadini con scelte coraggiose, idee civili e civiche di sviluppo ed evoluzione urbana come è avvenuto per l’Area C di Milano e la Bicipolitana di Pesaro e come potrebbe accadere se venissero realizzate tante opere pubbliche di qualità e utili come il GRAB, il Grande Raccordo Anulare delle Bici di Roma, progetto partecipato ideato e disegnato da Legambiente e tante altre realtà associative”.

“Si potrebbe esser tentati di estrarre una immodificabile formula matematica dai dati di Ecosistema Urbano – commenta Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente e curatore insieme a Mirko Laurenti del report – Affermare che la qualità ambientale è cosa che appartiene in via esclusiva alle piccole e medie città del Nord sarebbe però parziale e iniquo rispetto ad alcune realtà che si danno da fare, lavorano e si trasformano anche in altre aree del Paese come Oristano, Pesaro, Cosenza o la stessa Milano che di sicuro non è una cittadina di provincia. L’Italia del buon ecosistema urbano, allora, è principalmente l’Italia che fa, che fa bene e spende bene le sue risorse, che si evolve e pianifica le trasformazioni future, che non s’accontenta dello scenario contemporaneo, che in uno o più ambiti produce ottime performance o raggiunge l’eccellenza. Il rammarico è legato al fatto che questa eccellenza non riguarda in nessun capoluogo tutti gli aspetti della qualità ambientale e dei servizi al cittadino”. In Ecosistema urbano il punteggio viene assegnato sulla base dei risultati qualitativi nei 16 indicatori considerati dal rapporto che coprono sei principali tematiche: aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia. La coda della graduatoria ambientale urbana – che quest’anno vede Enna (104°), Brindisi (103°), Viterbo (102°) – è il luogo dove si concentrano risultati mediocri nei vari indicatori considerati e anche tante lacune nella disponibilità di informazioni sullo stato di salute ambientale della città. Nelle ultime venti posizioni, si trovano anche Napoli (86°) e Roma (88°) ciclicamente vittime dell’emergenza smog e rifiuti. Dando, invece, uno sguardo complessivo, il quadro che emerge è il seguente. Sul fronte aria, per il Pm10 – tra 2016 e 2015 – scendono da 49 a 36 i capoluoghi che superano per più dei 35 giorni consentiti dalla normativa nell’arco dell’anno il tetto massimo delle polveri sottili. In 6 città si va addirittura oltre il doppio dei giorni di superamento (erano 21 nel 2015) con record negativi a Torino, Frosinone e Milano. Stabili da un anno all’altro le città (sono 26) con situazioni critiche per il biossido di azoto, dove almeno una centralina ha registrato medie annue superiori ai 40 microgrammi/mc. Quattro Comuni scavalcano il limite di oltre il 50% in almeno una centralina: Torino, Roma, Firenze e Milano. Relativamente all’ozono si riduce a 39 (dalle 59 del 2015) il numero di capoluoghi dove è stata superata la soglia di protezione della salute umana e rimangono due situazioni allarmanti (Genova e Alessandria) con dati superiori al triplo del valore soglia. Per il rumore, invece, non ci sono dati pubblici aggiornati sufficienti per un confronto e una valutazione approfondita. La legge quadro sull’inquinamento acustico del 1995 ha previsto l’obbligo per i Comuni di realizzare un piano di classificazione acustica del proprio territorio, prologo delle necessarie azioni di risanamento. Dopo 20 anni c’è ancora un 75% dei Comuni che non solo non ha abbassato il rumore, ma non ha nemmeno approvato il piano. Legambiente nel 2017 ha riscontrato eccessivi livelli di rumorosità nell’80% dei rilevamenti effettuati in 11 città campione. Nel 2016 sono 17 i capoluoghi con perdite idropotabili superiori al 50%, con punte di oltre il 60% a Frosinone, Vibo Valentia, Campobasso, Latina, Nuoro e Oristano. Come lo scorso anno sono soltanto 6 le città virtuose che riescono a contenere le perdite a meno del 15 per cento (Monza, Foggia, Macerata, Lodi, Ascoli, Pordenone). Sul lato depurazione, sono 4 le città che non raggiungono il 50% di scarichi trattati in impianti idonei: Palermo, Treviso, Catania e Benevento. Nel 2016 si è registrato un incremento del +2,27% della raccolta differenziata passata dal 45,15% del 2015 al 47,42% del 2016. A Pordenone (86,6%), Treviso (85,3%), Trento (81,6%) la migliore gestione dei rifiuti. Per il sud la migliore è Benevento. Male invece Palermo, Enna, Caltanissetta, Agrigento e Siracusa che sono sotto il 10%. Mediamente le città italiane più grandi producono più rifiuti rispetto alla media europea, ma le percentuali di raccolta differenziata sono quasi sempre migliori: Torino e Milano, ad esempio, avviano a riciclaggio una quantità di spazzatura quattro volte maggiore di quella di Madrid o Parigi. Le città dove si usa di più il trasporto pubblico sono Venezia e Milano tra i grandi centri urbani, Brescia, Trento e Cagliari (il capoluogo sardo tra l’altro si conferma ancora il migliore per quel che riguarda l’offerta di bus per passeggero a chilometro di rete) tra quelli di medie dimensioni, Siena e Belluno tra le città con meno di 80mila abitanti. Si stima per il nostro Paese un possibile risparmio di 12 miliardi di euro l’anno, quasi un punto percentuale di Pil, se i trasporti urbani delle 14 città più grandi fossero più efficienti in termini di rapidità, qualità ambientale, sicurezza. Ci sono poi diversi centri urbani che cominciano a praticare forme di mobilità nuova: a Bolzano, Firenze, Pisa, Torino, Milano, Bologna, Venezia, Ferrara più del 50% degli abitanti cammina, pedala, usa i mezzi pubblici. La sharing mobility è una realtà per un milione di italiani. Firenze, Milano e Torino sono le città con la maggiore offerta di mobilità condivisa. Quelle invece più bike friendly, dove più di un cittadino su cinque utilizza preferibilmente la bici per i propri spostamenti, sono Bolzano, Pesaro, Ferrara, Treviso, Reggio Emilia. Quest’ultima nel 2016 si conferma la città con più infrastrutture per la ciclomobilità, insieme a Cremona e Mantova. L’estensione delle isole pedonali nei Comuni capoluogo, negli ultimi tre anni di rilevazione, risulta stabile intorno a 0,40m2 per abitante. Le città che hanno un valore almeno doppio rispetto alla media sono 12: le più camminabili, oltre al caso particolare di Venezia, sono Verbania, Terni, Lucca, Cremona, Firenze e Pescara. Se da una parte cresce la voglia di una mobilità alternativa, dall’altra in Italia l’auto resta ancora il mezzo di trasporto più ingombrante come si evince dal tasso medio di motorizzazione: 624 auto ogni 1000 abitanti, (a Madrid sono 411, a Berlino 392, a Londra 331 e a Parigi appena 166). Nel nostro Paese oltre al caso particolare di Venezia (che conta 424 auto ogni 1.000 abitanti), solo a Genova e La Spezia si registra un tasso inferiore o uguale a 500 auto per 1.000 abitanti, seguite da Milano, Firenze, Bologna e Trieste. Per la diffusione del solare termico e fotovoltaico installato su strutture pubbliche brillano Padova, Macerata, Pesaro e Verona. Infine gli alberi: a quattro anni di distanza dall’approvazione della legge nazionale 10/2013 Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, soltanto il 62% dei capoluoghi è stato in grado di fornire un bilancio del numero di alberi esistenti in aree di proprietà pubblica (strade e parchi). Nonostante un tasso di risposta ancora insoddisfacente ci sono 21 città che presentano una dotazione superiore a 20 alberi/100 abitanti e le 6 migliori superano i 30 alberi/100 abitanti (Bologna, Mantova, Rimini, Arezzo, Modena, Brescia).

Luci e Soprattutto Ombre della Legge sugli Ecoreati, se n’è discusso ieri all’Aquila

L’Aquila. Ottimi intenti, ma pochi risultati per la legge sugli ecoreati. Se la si guarda alla luce del disastro ambientale del polo chimico di Bussi è arrivata tardi, ma “Paradossalmente è stata più veloce la giustizia che la sistemazione ambientale” interviene il presidente della corte dell’Aquila, Fabrizia Francabandera, tra i pochi, al convegno sugli ecoreati, a chiarire che i reati perseguiti, con la legge 68/2015, sono troppo pochi in Abruzzo. Le ipotesi possibili sono 2, o in regione siamo tutti santi o la legge funziona poco.

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Incendi. Sabato a Pescara convegno Fiamme sull’Appennino Mai più emergenza incendi

Pescara. Fiamme sull’Appennino. Mai più emergenza incendi è il titolo del convegno in programma domani, dalle ore 9 alle 13 presso l’auditorium Leonardo Petruzzi, su iniziativa interregionale, con una sessione oggi a Rieti (Lazio) e sabato in Abruzzo. 

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New entry nell’Osservatorio Indipendente per la Via Verde arriva il Cai

L’Osservatorio indipendente sui lavori per la via Verde, costituito per monitorare i lavori della pista ciclabile lungo la costa dei Trabocchi e scongiurare varianti strumentali ventilate dai cComuni, si arricchisce con una nuova adesione. A WWF, Legambiente, Italia nostra, Fai, Pro natura, Lipu, Marevivo, Altura e comitato Salviamo Le Morge si è aggiunto infatti il Club Alpino italiano che tra le sue attività comprende anche una importante quota di cicloturismo e ciclo escursionismo.

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Osservatorio H2O escluso dal Tavolo regionale sull’emergenza Gran Sasso

Teramo. L’Osservatorio indipendente sull’Acqua del Gran Sasso non è d’accordo sull’esclusione, di una sua rappresentanza, al Tavolo tecnico regionale per l’emergenza dell’acquifero del Gran Sasso e per questo chiede a Regione e  Provincia di Teramo di accogliere nel gruppo di lavoro, ma in qualità di uditore, una qualificata rappresentanza dell’Osservatorio.

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