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Incendio al suv di Lattanzio a Sulmona: criminalità figlia di una società che ha perso i valori

É  doloso  l’incendio al suv (Honda Crv) di Claudio Lattanzio, giornalista dell’Agenzia Ansa e collaboratore del quotidiano abruzzese Il Centro. A confermare quanto già sospettavamo è la perizia disposta dagli inquirenti che non lascia ombra di dubbio sulle cause del rogo.    Continua a leggere “Incendio al suv di Lattanzio a Sulmona: criminalità figlia di una società che ha perso i valori”

Segnalati alcuni hater contro Lattanzio. Sulla bilancia la solidarietà pesa molto di più

Ce n’è di stranezze in giro e in rete. Tra le tante, gli hater sono la specie più infestante il cui compito è esternare odio nelle reti sociali. Ne avevamo avuto un grave esempio con il carabiniere 41enne di Sulmona (Aq) Emanuele Anzini, travolto e ucciso da un’auto in un posto di blocco il 17 giugno, preso di mira da un hater già denunciato dal sindacato di Polizia e dai Carabinieri. In questi giorni anche per il giornalista Claudio Lattanzio gli hater nostrani non si sono risparmiati.

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Auto del giornalista Lattanzio a fuoco nella notte

Altre auto che bruciano a Sulmona (Aq). É successo attorno alle 3 questa volta al suv Crv Honda intestato al corrispondente dell’Ansa e del Centro, Claudio Lattanzio, originario di Popoli (Pe) e residente nella città ovidiana. Del mezzo è rimasto poco, era parcheggiato sotto l’abitazione del giornalista e il fuoco ha preso leggermente anche un’altra auto a poca distanza.

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“Cara Fabrizia” Simboli di virtù e valori i nostri giovani scomparsi lontano dalla Terra Madre. Il ricordo di Lando Sciuba

Sulmona (Aq).  È trascorso quasi un anno dall’attentato di Berlino, un anno dalla morte di Fabrizia Di Lorenzo e in una lettera, rivolta alla 31enne di Sulmona, l’avvocato Lando Sciuba non dimentica i giovani figli di questa valle, come Franco Lattanzio di Pacentro, che hanno perso la vita lontano dalla terra natia. 

“Cara Fabrizia.. Ti scrivo.. Il giorno di Santo Stefano dell’anno scorso sono venuto anch’io a San Panfilo ad aspettare la Tua bara: io non Ti conoscevo, ma per la mia età avrei potuto essere Tuo padre e, forse per questo, ho provato nel cuore un desiderio profondo, quasi un bisogno morale, di venire a salutarTi. E così, mentre aspettavo tra la folla silenziosa e compresa e pensavo che “sorella Morte” per noi Cristiani inaugura la vera vita nel momento stesso in cui squarcia il cuore dei rimasti, ho sentito dentro di me a poco a poco emergere dai fondali della memoria, come nello sgranarsi di un rosario doloroso, i ricordi di tanti altri giovani e di tante altre ragazze che la morte, invidiosa e insaziabile, ha strappato alla vita in luoghi lontani dalle proprie case e le cui spoglie, la pietà dei congiunti ha poi voluto riportare ad ogni costo nei Cimiteri di questa nostra Valle affinché essi potessero dormire il sonno dei giusti al cospetto protettore e benedicente del Morrone e della Maiella Madre. Pasquale Balassone era emigrato giovanissimo negli USA ed aveva avuto la fortuna di acquisire subito quella cittadinanza. Con la divisa di quell’Esercito era caduto in Francia, mi pare a Verdun. Poi lo riportarono a Sulmona, dove la gente in gramaglie riconobbe ed onorò in lui il simbolo dei tanti giovani costretti ad emigrare alla ricerca di un lavoro, ma che non hanno mai dimenticato la terra natìa.  Vincenzina Canto era considerata la ragazza più bella della Valle. Doveva andare a Roma a sostenere un esame all’Università. Perse il treno delle 3 di notte e riuscì a partire con il treno delle 5. Arrivò a Roma proprio mentre iniziava l’attacco aereo alleato del 19.7.1943 alla Stazione di San Lorenzo. Due bravi samaritani di Sulmona riuscirono a identificare le sue spoglie martoriate e la seppellirono mettendo nella bara (se così poteva chiamarsi) una bottiglia in cui avevano inserito un pezzo di carta con le sue generalità. E con il sacrificio di Vincenzina iniziava il lungo martirio di Sulmona e delle Valli contermini nella bufera del secondo conflitto mondiale. La riportarono qui dopo la guerra, nello stesso periodo in cui riportarono anche Oscar Fuà, Amleto Contucci, Renzo Sciore (come Mario Silvestri a Pacentro), che erano tutti caduti combattendo eroicamente nelle file della Brigata Maiella. Nel 1959 Gennaro Santacroce, di 36 anni, Agente di custodia, fu ucciso senza pietà durante una sommossa in un carcere minorile, dopo che nel 1953 Armando Ranucci, Alpino di leva, si era gettato nei flutti del fiume in piena per salvare il suo Tenente ed era morto con lui. Poi, sul finire degli anni ’80, si consumò la tragedia di Daniela De Gregoriis: anche lei, cara Fabrizia, era una giovane bella, brava, onesta e studiosa come Te. Stava uscendo dall’Università dove aveva appena superato a pieni voti l’esame di laurea quando un’automobile impazzita distrusse i suoi splendidi sogni. Poi, appena alcuni anni or sono, hanno riportato a Pacentro anche Franco Lattanzio, giovane Maresciallo dei Carabinieri che la violenza cieca e folle del terrorismo aveva massacrato mentre era in missione di pace a Nassiriya. Di tanti altri, caduti sui campi di battaglia o nei luoghi di prigionia o lungo le rotte dolorose della emigrazione e che non hanno mai fatto ritorno alla loro terra (“…a noi prescrisse il Fato illacrimata sepoltura…”), non dico, ma di tutti loro è vivo e religiosamente custodito ed onorato il ricordo nella memoria della nostra gente. E così ho pensato che la morte, che appena un anno fa Ti ha ghermito, per come e nel contesto in cui si Ti ha falciato, Ti ha inscritto a pieno titolo nel florilegio della più bella gioventù di questa nostra terra. Ora che di Te rimane solo il ricordo bellissimo e disperato, reso ancor più intenso dalla dignità con cui Mamma e Papà e Tuo fratello hanno vissuto questa tragedia, io voglio salutarTi con le parole con cui Geno Pampaloni salutò i giovani paracadutisti della “Folgore” che erano morti nel disastro della Meloria e che erano diventati -loro malgrado- uno squallido caso di polemica politica: “…Possano rimanere nella nostra memoria come i protagonisti del “rischio” connaturato con lo splendore dei loro giovani anni, quale la poesia, la leggenda, il mito ci hanno tramandato con parole non periture sin dall’inizio dei secoli. Guai alla società che non sentisse più nel profondo dell’animo la disperata grandezza del buio avvampare del destino, l’insidia gelida e luminosa che, nella coscienza popolare lega, da sempre, la giovinezza e la morte”. Addio, dunque, dolce sventurata fanciulla. Come nell’archetipo di una metamorfosi ovidiana il Tuo sacrificio ha fatto anche di Te, oltre che un ulteriore onore di questa nostra terra, il simbolo bellissimo delle virtù morali e dei valori civili dei giovani di tutto il mondo che credono nella libertà, nella democrazia, nella pace, contro cui la violenza e la barbarie del terrorismo “non prevalebunt”. Addio Fabrizia e, come scrisse il Poeta “…un volo di angeli vegli sul Tuo sonno…”.

Giornata del Ricordo dei caduti delle missioni internazionali: omaggio a Franco Lattanzio

Pacentro (Aq). Per la giornata del ricordo dei Caduti delle missioni internazionali di pace, è stato deposto un cuscino di fiori sulla tomba del maresciallo Franco Lattanzio caduto, a soli 38 anni, il 27 aprile 2006, in un attentato a Nāṣiriya che costò la vita anche ad un ufficiale dell’Esercito italiano, un militare rumeno e 2 Marescialli dell’Arma dei Carabinieri impiegati in Iraq in missione.

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Onore al Maresciallo Lattanzio nell’anniversario della sua morte

Pacentro (Aq). Quasi sembra che stia lì per arrivare e Pacentro è in attesa di rivederlo e riabbracciarlo. Vicino al Comandante della Legione Carabinieri Abruzzo, il generale Michele Sirimarco, c’è il fratello Antonio Lattanzio e le sorelle Rosaria e Bambina, Amelia è in Australia, Silvana in America. Franco Lattanzio viene ricordato con affetto, dalla sua gente, e dai Carabinieri con grande onore. Mai dimenticato, i colleghi lo tengono sempre nel cuore, ha servito il suo Paese all’estero e ha dato la sua vita per la libertà di tutti. A ricordare la sua figura è il  generale Sirimarco: “Lattanzio aveva un ruolo rilevante presso il Nucleo investigativo del Comando provinciale Carabinieri di Chieti”. Il Maresciallo aiutante sostituto ufficiale di pubblica sicurezza, Franco Lattanzio, era originario di Pacentro, morì 10 anni fa in un attentato terroristico che costò la vita a un Ufficiale dell’Esercito italiano, un Militare rumeno e 3 Marescialli dell’Arma dei Carabinieri impiegati in Iraq nell’ambito della missione Antica Babilonia” ricorda nei saluti il generale.

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Nassiriya, 10 anni dall’attentato, il Generale Sirimarco ricorda il Maresciallo Lattanzio a Pacentro

Franco Lattanzio
Franco Lattanzio

Pacentro (Aq). Sono trascorsi 10 anni della scomparsa del Maresciallo dei Carabinieri Franco Lattanzio, tra le vittime dei gravi attentati terroristici che, durante i 3 anni di guerra d’Iraq, si consumarono in Medio Oriente non risparmiando le missioni di pace. L’attentato del 27 aprile costò all’Abruzzo e a Pacentro questa giovane vita. Lattanzio sarebbe dovuto rientrare in Italia pochi giorni dopo, a maggio 2006. Da dicembre dell’anno precedente era in Iraq in missione, ma era assegnato al comando provinciale di Chieti e non tutti sapevano che, per servizio, si spostava all’estero. L’attentato, la sua morte e il rientro della salma in Patria scossero tremendamente l’entroterra abruzzese ferito da una violenza che sembrava colpire lontano, ma che aveva il mirino puntato anche sui giovani militari italiani. Domani la valle Peligna ricorda e il paese natale di Franco Lattanzio commemora il X anniversario della sua morte e della strage di Nassiyria.

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Il generale Sirimarco a Pacentro per il saluto a Franco Lattanzio Caduto a Nāṣiriya

Pacentro (Aq). Per la commemorazione dei Caduti a Nassiriya, 28 persone di cui 19 militari italiani vittime dell’attentato terroristico di 12 anni fa in Iraq, il comandante della Legione Carabinieri Abruzzo, generale Michele Sirimarco, è stato questo pomeriggio a Pacentro, per un commosso saluto nella cappella in cui riposa il Maresciallo dei carabinieri, Franco Lattanzio, vittima del terrorismo.

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