Tag: idrocarburi

Fossile. Pronti al blocco del rilascio di 36 titoli. L’Emendamento Non Basta!

Pronto l’emendamento al Decreto semplificazione in cui si afferma che le attività upstream  – ossia i processi operativi da cui ha origine l’attività di produzione di gas naturale, olio combustibile e petrolio – non rivestono carattere strategico e di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità per l’eventuale strategia di decarbonizzazione e sostituzione di petrolio e derivati per avviare, si spera, un concreto utilizzo delle fonti rinnovabili. Continua a leggere “Fossile. Pronti al blocco del rilascio di 36 titoli. L’Emendamento Non Basta!”

Mazzocca Smaschera il Sedicente Governo del Cambiamento

 In definitiva, un governo che ha tradito il proprio mandato già durante la luna di miele col popolo italiano, così sulle attività dei 5 stelle interviene il sottosegretario regionale d’Abruzzo Mario Mazzocca. Continua a leggere “Mazzocca Smaschera il Sedicente Governo del Cambiamento”

3 milioni di spari nel mare di S.Maria di Leuca. D’Orsogna lancia l’allarme

L’esplorazione sismica […] può comunque determinare un impatto negativo sulla comunità ittica e le altre specie alieutiche, è scritto nella Valutazione d’impatto ambientale per la Edison 3D e la Petroceltic, sul progetto di ricerca, per mezzo di airgun, che interesserà 300 km² di mare a Santa Maria di Leuca, in Puglia. Dunque è chiaro che l’air gun può nuocere alla fauna ittica e nel suo blog la ricercatrice Maria Rita D’Orsogna, fisico e docente universitario della California State university at Northridge, affronta la questione, calcoli alla mano, del progetto che tradotto significa: 3 milioni di spari nel mare, 24 ore su 24 (H24), con 33 airgun e altri di riserva. Un trambusto di queste dimensioni lascerà sicuramente un segno indelebile fuori e dentro i fondali marini.

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Air-gun nell’Adriatico, il WWF spiega le gravi conseguenze sull’ecosistema marino

La linea è ancora quella di favorire le fonti fossili sulle rinnovabili mettendo a rischio le risorse naturali italiane, nonostante l’Accordo di Parigi del 2015 volto a contenere il surriscaldamento del Pianeta e i cambiamenti climatici. Soprattutto, dalla stanza dei bottoni ancora sottovalutano gli impatti ambientali di attività di prospezione ed estrazione, continuando ad alimentare un sistema di agevolazioni e sussidi che fa della Penisola italiana un paradiso fiscale per le aziende petrolifere.

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Ok all’Air Gun in Adriatico prima di stendere il tappeto rosso alle trivelle

Dalle coste Romagnole alla Puglia si spalancano i cancelli del mare per la ricerca di fonti fossili, in acqua, con la pratica dell’air gun, considerata dannosa soprattutto per i cetacei perché disorienterebbe questi grandi mammiferi che vivono in acqua. I sospetti però restano tali e siamo di nuovo ad un passo dal tappeto rosso che si srotolerà per altre trivelle in mare.  Continua a leggere “Ok all’Air Gun in Adriatico prima di stendere il tappeto rosso alle trivelle”

Niente proroga sulla concessione dell’area alla Cmi energia per la centrale di trattamento

L’Agenzia regionale delle attività produttive non concede alcuna proroga alle Cmi energia nella procedura di assegnazione del lotto tra Atessa e Paglieta, in provincia di Chieti dove la società vorrebbe costruire i suoi impianti. Nel progetto è prevista la realizzazione di una centrale di trattamento di idrocarburi collegata ai pozzi da un gasdotto di oltre 20 km interesserebbe i comuni di Perano, Roccascalegna, Atessa, Pennadomo, Paglieta, Torricella Peligna, Colledimezzo, Altino, Villa Santa Maria, Archi e Bomba. Nella nota inviata al governo regionale, viene chiarito che la prenotazione del sito scadrà il 28 gennaio. Niente favoritismi almeno questa volta, anche perché non manca una manifestazione d’interesse, per la stessa area, già esternata da un’altra azienda che si occupa di logistica. A fine novembre purtroppo il ministero dell’ambiente ha riaperto le procedure per la Valutazione di impatto ambientale della raffineria dove è prevista la perforazione di pozzi per l’estrazione di metano appena a valle della diga del lago di Bomba. La procedura comprende anche la fase d’informazione pubblica e le eventuali osservazioni da presentare entro il 24 gennaio.

mariatrozzi77@gmail.com

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Regalino del Mina: riparte la procedura per Estrazione Gas a Bomba. ‘Dubbia imparzialità della P.a.’ Mazzocca organizza le Osservazioni

Neptune, domani esercitazione per i Volontari delle Emergenze Ambientali in Mare

Pescara. Domani mattina alle ore 10.30, nell’ambito del progetto Neptune si terrà una esercitazione a Pescara nel mare antistante la Nave di Cascella, l’iniziativa è a cura di Legambiente e Protezione civile. La simulazione permetterà ai volontari che hanno seguito, in questi giorni, le lezione e il corso alla capitaneria di Porto, di prepararsi per gli interventi contro gli inquinamento in mare, per contaminazioni da idrocarburi, e per i rifiuti sulle coste in caso di mareggiate e maltempo.

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Neptune: Volontari preparati per interventi contro inquinamento da idrocarburi e rifiuti sulle coste

Neptune: Volontari preparati per interventi contro inquinamento da idrocarburi e rifiuti sulle coste

Pescara. Fronteggiare ipotetiche emergenze in ambiente marino legate a perdite di petrolio di imbarcazioni, a perforazioni o ancora a rifiuti spiaggiati per eventi atmosferici di grande rilevanza o altri incidenti in mare. Con questo obiettivo si formeranno per 3 giorni nuove professionalità nel volontariato, la possibilità è data dal progetto Neptune promosso dal dipartimento nazionale di protezione civile e organizzato da Legambiente. 

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Allarme Ombrina: a volte ritornano. Rockhopper chiede una proroga del titolo minerario

Passata la festa gabbato lo santo per Ombrina di ferro. Al momento è stata smantellata solo la testa di pozzo Ombrina mare 2Dir, con tanto di cerimonia d’addio, manca però la struttura emersa da smontare entro la fine dell’anno. “La Rockhopper potrebbe voler guadagnare tempo per questa onerosa e impegnativa operazione. Il bollettino riferisce della pervenuta richiesta di proroga” Wwf e Legambiente in una nota rilanciano l’allarme Ombrina Mare segnalato stamane dal coordinamento No Triv.

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Divieto nelle 12 miglia? Un pozzo petrolifero in sospeso a poche bracciate dalla riva

Francavilla al Mare (Ch). A poche bracciate dalla riva di Francavilla un pozzo petrolifero resta in sospeso. Il ministero dell’Ambiente non ha ancora chiuso la procedura del progetto Elsa2. Stessa cosa fece con la piattaforma Ombrina mare 2 la cui fine era già segnata dal decreto Prestigiacomo, il progetto è stato trascinato sino ai giorni nostri mobilitando il mondo ambientalista per scongiurarne l’autorizzazione resa possibile con il decreto Sblocca Italia. A lanciare l’allarme sul pozzo Elsa è la Stazione ornitologica abruzzese (Soa) che diffida il ministero dell’ambiente a chiudere la procedura di Valutazione di impatto ambientale, con il diniego, per il progetto che sopravvive nonostante il divieto di ricerca nelle 12 miglia marine scattato 10 mesi fa con la legge di stabilità (2016).

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Riparte la corsa all’oro nero, Eni alla conquista dell’Adriatico

Il Cane a sei zampe è pronto a colpire in mare Adriatico dove ha ottenuto dal piccolo Montenegro, appena 670 mila abitanti, delle concessioni per un’area di circa 1.200 km² sulle coste italiane di Monopoli e Brindisi.

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Estrazione gas tra Bomba e Paglieta: troppi rischi

Bomba (Ch). L’impianto è da installare in area a rischio idrogeologico, a Bomba e in regione lo sanno d tempo, a rischio tenuta della diga della località, a rischio emissioni perché in val di Sangro con questa nuova raffineria verrebbero bruciate 1400 tonnellate l’anno di idrocarburi liquidi oltre al gas. Insomma, un progetto da rigettare immediatamente per attivisti e ambientalisti, improcedibile, ma i 2 ministeri che se ne occupano sembrano bypassare la legge. Gli attivisti fanno appello alla Regione, lunedì si riunisce il comitato regionale di valutazione d’impatto ambientale per analizzare il progetto, perché, in auto-tutela, chiarisca ai ministeri sulla non procedibilità dell’istanza dei petrolieri.

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‘Torniamo a Bomba’. Presentato un progetto di coltivazione eredità della Forest oil

Chieti. Torniamo a Bomba, o quasi. L’antica espressione, con la maiuscola però,  fa al caso nostro perché a questa località montana sembra essere affezionato un gruppo di petrolieri che così torna al punto di partenza di certi progetti falliti. Torna la minaccia di estrazioni di idrocarburi nei pressi del paese, perché cambiano i nomi, ma il resto no e l’intervento viene spostato semplicemente di qualche chilometro dal lago. Parliamo della concessione Colle Santo, stesso nome dei progetti di  trivellazione di una vecchia conoscenza del territorio: Forest oil di Denver. La proposta, questa volta, arriva da una società romana che chiede la messa in esercizio di alcuni pozzi esistenti nel territorio di Bomba prevedendone anche la realizzazione di nuovi. Non si fa mancare nulla la società petrolifera capitolina che progetta la costruzione di un metanodotto dai pozzi sino a Paglieta dov’è prevista una centrale di trattamento del materiale estratto.

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Dietro i signori del No: Referendum del 17 aprile

Il referendum serve per ripristinare una data di scadenza per 17 concessioni di petrolio e gas, quelle nelle 12 miglia marine. Le compagnie petrolifere e le società di estrazione del gas hanno ottenuto (Legge stabilità 2016) lo sfruttamento dei giacimenti sino ad esaurimento degli stessi se installati in mare a meno di 20 Km dalla spiaggia. Significa niente più scadenze per le concessioni (sono 17 quelle che interessano il Referendum del 17 aprile) entro le 12 miglia marine, ovvero, nella fascia di circa 19,3121 km che parte dalla spiaggia verso il mare. Dunque, nuovi pozzi in questa fascia non si possono più installare da quest’anno, è così che è stato evitato, per il momento, il progetto della piattaforma petrolifera Ombrina mare 2. Adesso le società che già estraggono in questa fascia però possono sfruttare il giacimento per tutta la vita utile. Hanno così trovato il sistema per non versare le royalty, cioè una percentuale del valore della materia che estraggono che spetta al titolare delle risorse che estraggono: lo Stato. Come? Le royalty, in Italia sono le più basse d’Europa, non vengono pagate dalle società titolari delle concessioni se estraggono nel limite (franchigia) di un certo quantitativo di petrolio e gas. Di 26 concessioni italiane che estraggono gas, seconso i dati del ministero dello sviluppo economico, solo 5 pagano le royalty. Le altre non superano la franchigia che, in mare, è fissata in 50 mila tonnellate di petrolio e 80 milioni di metri cubi di gas all’anno. Dunque, avendo un tempo infinito e illimitato per estrarre, le compagnie titolari delle 17 concessioni (quelle entro le 12 miglia marine le uniche interessate dal Referendum del 17 aprile) ogni anno faranno il possibile per evitare di superare la quota che affranca dal pagamento delle royalty, tanto hanno a disposizione tutto il tempo che vogliono per esaurire il giacimento. Tra parentesi, le società che estraggono autocertificano il quantitativo di gas e petrolio e spesso nessuno controlla. Il referendum serve a ripristinare proprio una scadenza per queste 17 concessioni. Grazie alla campagna d’informazione per il Referendum possiamo spiegarvi ancora meglio cosa c’è sotto.

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