Altro studio sismico per la centrale, ancora niente ordinanza per tutelare il tritone

Il tono rassicurante del sì romano al nuovo studio sismico, chiesto alla multinazionale per la centrale di spinta e il metanodotto Snam, non allontana la posa della prima pietra, né il rischio simico, ma solo eventuali reazione pacifiche contro la realizzazione del mostro. Read more

Snam comincia ad esportare metano: ad acquistarlo per primo è la Svizzera

La notizia è che Snam rete gas da circa 60 giorni esporta metano e nemmeno ad un Paese membro dell’Unione europea. Questo a conferma che la società punta alla hub del gas (da anni lo segnaliamo anche sul blog Report-age.com) realizzando, fra Trans adriatic pipeline -Tap- e altri, anche il progetto Rete adriatica e riducendo l’Italia a corridoio di passaggio delle nuove condotte, dalla Puglia sino all’Emilia Romagna. A rivelare la fatidica data dell’avvio della prima esportazione di gas naturale targata Snam, in un accurato report pubblicato nel suo blog, è la ricercatrice italo-americana Maria Rita D’Orsogna.

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Le authority del Mediterraneo: progetto Snam ingiustificato, domanda in netto calo

Secondo il rapporto della Mediterranean energy regulators (MedReg), vertice delle authority per l’energia dei Paesi dell’area mediterranea, le nuove infrastrutture in cantiere per il trasporto del gas naturale non sono giustificate dalla domanda di metano che è in costante diminuzione nell’ultimo decennio.

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Necrostoria del Tubo. Metanodotti esplosi per frane, smottamenti, problemi agli impianti e cedimenti

L’anno nero dei metanodotti è stato sicuramente il 2004 con 8 esplosioni, una nel 2014, 3 nel 2015 sino ad arrivare all’incidente recentissimo di metà dicembre in Austria nella hub del gas naturale di Baumgarten, purtroppo una vittima e decine di feriti è l’amaro bilancio dell’esplosione. Sulle cause spesso è difficile fare chiarezza e così siamo ancora appesi al filo per sapere come mai sia esploso, nel 2015 a Mutignano di Pineto (Te), un metanodotto che è quasi la metà del diametro dei tubi che si vogliono interrare in valle Peligna. Nonostante questo, chi ambisce a creare uno snodo europeo del trasporto del metano continua a rassicurare sulle sue strutture che sarebbero sicure. Ieri su Tg3 Abruzzo, edizione delle ore 14, un altro portavoce della multinazionale del gas naturale ha fatto capire, con tono sereno e a modo, che i suoi metanodotti non sono mai esplosi a causa del sisma. I metanodotto in Italia esplodono per molto meno a leggere l’elenco degli incidenti dei gasdotti di questi ultimi anni ricostruito da Report-age.com.

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Il pozzo d’estrazione combatte l’effetto serra per Gas Plus, D’Orsogna smantella la tesi

La ricercatrice Italo americana, Maria Rita D’Orsogna, non la manda a dire  sul pozzo  Santa Maria Nuova di Ancona che, a detta della Gas plus,  rende l’Italia meno dipendente dalla Russia e combatte persino l’effetto serra. Così, nel suo blog, il docente della California State university at Northridge dichiara: “Gas Plus, questa nazione dovrebbe mirare al 100% di sole e di vento, e non di trivelle per l’indipendenza energetica”. Il pozzo è stato autorizzato dal ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti e da Dario Franceschini ed è in produzione dal 5 aprile. La giustificazione propinata al vasto pubblico per procedere all’autorizzare è la stessa riservata ad opere impattanti, ma strategiche (sic !), che nelle relazioni dei tecnici delle multinazionali si trasformano, per incanto, in toccasana per l’ambiente e i territori in cui vengono piantati. Così è per Tap (Trans adriatic pipeline) perché nel fare spazio al gasdotto si scoprì che gli ulivi erano malati e vennero abbattuti, ma a giochi fatti è stato confermato che la Xilella non ha mai colpito quegli alberi eliminati. É così anche per altre opere impattanti come il progetto Rete adriatica, ad esempio, ridotto a spezzatino per semplificare l’autorizzazione, ossia, per realizzare un metanodotto di circa 700 km di condotte che ci renderebbe liberi dal gas russo e ci assoggetta però a quello della inquietante repubblica dell’Azerbaijan e poi, a detta della Snam, i tubi consoliderebbero i terreni. Peccato che non sostituiscano alcun vecchio tubo della rete gas esistente e vengano interrati proprio in aree di faglia e a massimo rischio sismico. D’Orsogna,  ricercatore, fisico e docente universitario, mette a nudo l’ennesima vergogna di un governo che comunque, non solo agli sgoccioli della sua attività esecutiva, sa dare il peggio di sé.

“Siamo in provincia di Ancona, in località Santa Maria Nuova, 81 km² fra Ancona e Macerata. Qui i nostri amici della Gas Plus, a cui piace trivellare e stoccare gas in giro per l’Italia, hanno deciso che vogliono estrarre gas – è a premessa della ricercatrice abruzzese – Leggo il loro documento di valutazione ambientale. Come sempre, le cose che dicono, che siano Gas Plus, che siano Eni, fanno un po’ sorridere e tanto piangere. Le loro motivazioni possono essere riassunte così: un pozzo di gas fra i campi è cosa buona e giusta. Nel caso specifico la Gas Plus ci fa sapere che il loro progetto contribuirebbe alla valorizzazione delle risorse energetiche nazionali, incrementerebbe la competitività del settore adottando le migliori tecnologie disponibili, nel rispetto dell’ambiente e concorrerebbe alla riduzione della dipendenza dell’Italia dagli approvvigionamenti provenienti dall’estero – riflette D’Orsogna – Ammazza quante cose fa questo pozzo! Valorizza le risorse nazionali, aumenta la competitività del settore, ci rende meno dipendenti dall’estero e rispetta pure l’ambiente. Praticamente il pozzo del mago Silvan, ma un pannello solare sulle case di tutti no? Addirittura, il progetto è in accordo con i provvedimenti di tipo ambientale mirati alla riduzione dell’emissione di gas serra in atmosfera.  Da questo punto in poi la conoscenza della ricercatrice è un fiume in piena che smantella e fa a pezzi tutte le affermazioni stravaganti della società autorizzata dal vecchio governo del Pd a trivellare nelle Marche. Approfondisci qui sul Blog di Maria Rita D’Orsogna 

mariatrozzi77@gmail.com

Ricorso al Tar delle associazioni ambientaliste contro la centrale

Pescara. Un altro importante No alla centrale di compressione, autorizzata il 7 marzo e da costruire a Case pente di Sulmona, e al metanodotto Rete adriatica che Snam vorrebbe realizzare in area sismica. Un No che sicuramente irrobustisce la linea ambientalista. Si rafforza il fronte dell’opposizione di cittadini e istituzioni al progetto Rete adriatica della Snam. L’appello del sindaco di Sulmona (Aq), Annamaria Casini è quello di partecipare alla manifestazione Stop hub del gas del 21 aprile dalle ore 15  nella città  peligna. Stamane il primo cittadino ha raggiunto nel capoluogo adriatico i rappresentanti regionali di Wwf, Legambiente e Italia nostra per definire altri importanti aspetti della questione Snam. Read more

L’Inferno sulla centrale e il metanodotto Snam: incombe il Vallone Satanasso

Incidente 27.4.2011 Sorgente immagine Bergamo sera

Alluvioni, movimenti di terra e detriti dal vallone dell’inferno (tra Sulmona e Pescocostanzo – Aq) aggiungono rischi ai tanti che già pesano sulla valle Peligna per le faglie, l’inversione termica e per la costruzione della centrale di spinta del metano e la realizzazione del tracciato del Rete adriatica, tratto Sulmona-Foligno. Frazione del progetto che è in fase conclusiva di autorizzazione. Il Vallone dell’inferno ha una pessima fama purtroppo annebbiata dalle grinze del tempo. Giusto per rinfrescare la memoria proprio lì avvenne l’incidente del 27 aprile 2011 in cui morirono, in volo sull’area con un elicottero Elycompany, 2 persone, il pilota bergamasco Danilo Ricuperati, 31 anni, di Gazzaniga, e il tecnico modenese di 27 anni Matteo Franchini.

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Gasdotto Sulmona-Foligno, nulla di fatto, altri 2 incontri istruttori per arrivare all’autorizzazione

Roma. Prima di convocare un’altra riunione i dirigenti del Mise, ministero dello sviluppo economico, contatteranno l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) per approfondire la questione del rischio sismico. I tubi del Rete adriatica attraverseranno i crateri dove si sono manifestati i più recenti e devastanti terremoti italiani. Per parte della struttura, strategica dicono ai vertici, si è appena conclusa la prima istruttoria del tracciato Sulmona-Foligno, indetta da Annalisa Cipollone, capo dipartimento della presidenza del consiglio dei ministri. Il Movimento 5 stelle, Wwf e Legambiente hanno chiesto di rinviare l’incontro, ma il confronto oggi si è svolto. Dal dipartimento hanno ammesso che occorrono altre 2 riunioni per perfezionare l’istruttoria, prima di rinviare la decisione ai vertici per un’altra autorizzazione che interessa sempre il metanodotto Rete adriatica, quasi 700 km di condotta per spingere, per mezzo della centrale di compressione autorizzata a marzo e da costruire a Sulmona (Aq), il gas naturale a Nord passando per aree a massimo rischio sismico. Parliamo del metano, fonte fossile, che la Snam venderà all’Europa con enormi profitti soprattutto con enormi sacrifici, anche in termini di sicurezza, per le popolazioni assoggettate all’opera della multinazionale. Nulla di fatto dunque, il copioso fronte del no abruzzese ha ribadito la contrarietà al progetto Snam.

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3 milioni di spari nel mare di S.Maria di Leuca, h24, con 33 Airgun. D’Orsogna lancia l’allarme

L’esplorazione sismica […] può comunque determinare un impatto negativo sulla comunità ittica e le altre specie alieutiche, è scritto nella Valutazione d’impatto ambientale per la Edison 3D e la Petroceltic, sul progetto di ricerca, per mezzo di airgun, che interesserà 300 km² di mare a Santa Maria di Leuca, in Puglia. Dunque è chiaro che l’air gun può nuocere alla fauna ittica e nel suo blog la ricercatrice Maria Rita D’Orsogna, fisico e docente universitario della California State university at Northridge, affronta la questione, calcoli alla mano, del progetto che tradotto significa: 3 milioni di spari nel mare, 24 ore su 24 (H24), con 33 airgun e altri di riserva. Un trambusto di queste dimensioni lascerà sicuramente un segno indelebile fuori e dentro i fondali marini.

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