Tag: estrazioni

Società impegnata al recupero di vecchie cave, scava ed estrae in difformità

Scontrone (Aq). La società continuava a scavare e ad estrarre materiale inerte in totale difformità dal progetto approvato dall’amministrazione comunale interessata alla riqualificazione delle aree cave da fine febbraio 2017. Ad accertarlo sono stati i Carabinieri forestali durante un sopralluogo in una cava in località Campo Dragone.

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Perché e Percome è Ressa in Adriatico per Estrarre il Metano, gas naturale

É ressa per estrarre gas naturale in Adriatico. Agli australiani della PoValleyEnergy e agli inglesi dello SpectrumGeo si sono aggiunti persino i cinesi della China merchants group con Eni presente da tempo. Tutti a chiedere concessioni per perforare il mare con royalty convenienti garantite ancora dal Bel paese, normative strategiche impressionate su carta dai precedenti governi italiani che ancora spiegano e stendono effetti sul mare. Continua a leggere “Perché e Percome è Ressa in Adriatico per Estrarre il Metano, gas naturale”

3 milioni di spari nel mare di S.Maria di Leuca. D’Orsogna lancia l’allarme

L’esplorazione sismica […] può comunque determinare un impatto negativo sulla comunità ittica e le altre specie alieutiche, è scritto nella Valutazione d’impatto ambientale per la Edison 3D e la Petroceltic, sul progetto di ricerca, per mezzo di airgun, che interesserà 300 km² di mare a Santa Maria di Leuca, in Puglia. Dunque è chiaro che l’air gun può nuocere alla fauna ittica e nel suo blog la ricercatrice Maria Rita D’Orsogna, fisico e docente universitario della California State university at Northridge, affronta la questione, calcoli alla mano, del progetto che tradotto significa: 3 milioni di spari nel mare, 24 ore su 24 (H24), con 33 airgun e altri di riserva. Un trambusto di queste dimensioni lascerà sicuramente un segno indelebile fuori e dentro i fondali marini.

Aggiornamento

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Smantellano il Tripode di Ombrina: l’incubo è Proprio Finito

Sempre vigili gli attivisti costieri  che ci informano di alcuni movimenti, in queste ore, nei paraggi del tripode di Ombrina mare, piattaforma petrolifera di cui è stata scongiurata, lo scorso anno, la realizzazione di una replica ad impatto ambientale devastante. Il progetto Ombrina mare 2, con pozzi,  estrazione e raffinazione di petrolio a poche miglia marine dalla costa, sull’Adriatico abruzzese è stato sconfitto. Sul mare però restano i ferri vecchi, solo in parte smantellati. “Da alcuni giorni sono visibili movimenti attorno al tripode di Ombrina mare” scrive in un post l’ambientalista Amalia Assunta Di Florio – Entro il 31 dicembre la Rockhopper Italia dovrebbe smontare anche quel pezzo de ferro” speriamo davvero. La conferma dello smantellamento del tripode arriva alle ore 16 dalla Capitaneria di porto. Stanno eliminando proprio il 3 piedi di ferro di Ombrina mare che spuntava dall’acqua e  ricordava a tutti i pozzi petroliferi. 

 Comunicato Wwf Abruzzo

La Capitaneria conferma, sono iniziate le operazioni per la chiusura definitiva del pozzo petrolifero

Dopo quarant’anni Ombrina se ne va. Il WWF: una festa per tutti gli abruzzesi

“Strani movimenti di una grande imbarcazione a ridosso del tripode che sovrasta il pozzo Ombrina Mare 2 ci hanno indotto a chiamare la Capitaneria di Porto di Ortona per capire che cosa stesse succedendo: il titolo ormai è scaduto ma la Rockhopper, ultima società concessionaria dell’area, aveva comunque ottenuto una dilazione sino alla fine del 2017 per smontare la testa di pozzo tuttora visibile in mare. Dalla Capitaneria è arrivata la conferma: Ombrina se ne va. Ed è, credeteci, una gioia grande e una festa per tutti gli abruzzesi”: così Fabrizia Arduini, responsabile energia del WWF regionale, racconta l’addio definitivo al progetto petrolifero che ha minacciato per anni la costa e che, con lo smantellamento del tripode tuttora presente in mare, sarà finalmente definitivamente cancellato. Quella di Ombrina è una lunga storia, che parte poco più di 40 anni fa: era il marzo del 1987 quando la Elf Italia avviò nel sito un primo cantiere con perforazione. L’esito fu deludente per i petrolieri, tant’è che la cosa non ebbe seguito. Il pozzo era stato denominato Ombrina Mare 1. Trascorsero gli anni, il Permesso di Ricerca passò di mano in mano sino ad approdare alla Medoil Gas, che nel 2008 decide di perforare un secondo pozzo, Ombrina Mare 2. L’esito questa volta venne ritenuto positivo, cosa che diede il via a uno dei progetti petroliferi a mare più controversi nella storia italiana. L’ipotesi di un Centro Oli nelle campagne di Ortona venne respinta da quella che è stata una vera e propria indignazione popolare. Altrettanta indignazione c’è stata per la malsana idea di far stazionare una raffineria galleggiante in mare a poche miglia dalla costa. Ipotesi di intervento che cozzavano con l’Abruzzo regione dei Parchi, riducendo la regione a un vero e proprio distretto minerario a dispetto della volontà e degli interessi anche economici della stragrande maggioranza degli abitanti. Gli abruzzesi, descritti dagli stessi petrolieri come mansueti, proni di fronte al territorio svenduto a interessi estranei, si dimostrarono invece battaglieri e pronti a reagire come in pochi altri territori in Italia. L’indignazione fu talmente grande che travalicò i confini regionali, trascinando anche altre aree del Paese a schierarsi contro una visione dello sviluppo, è proprio il caso di dirlo, “fossile” fuori dal tempo e da ogni logica economica. “Quel che è successo in questi anni – conclude Fabrizia Arduini – è ben noto: tra provvedimenti di legge e amministrativi, battaglie legali e manifestazioni pubbliche c’è stato in buona sostanza un vero e proprio braccio di ferro tra territori e quelli che si definiscono abitualmente poteri forti, sino ad arrivare al momento in cui, in questi giorni, con la totale dismissione, si sta chiudendo definitivamente anche sul piano fisico una delle battaglie simbolo della lotta contro i combustibili fossili.  Non finisce qui, purtroppo: sono ancora troppi le istanze, i permessi di ricerca e le concessioni in terra e in mare. Ci sarà ancora da lottare ma se pensiamo alla situazione che si prospettava solo pochi anni fa, l’Abruzzo può essere davvero orgoglioso di se stesso”. Sempre in attesa che la costa teatina, la porzione del territorio regionale sulla quale insistono più istanze e titoli minerari, abbia finalmente il Parco Nazionale che attende dal 2001.

mariatrozzi77@gmail.com 

Divieto nelle 12 miglia? Un pozzo petrolifero in sospeso a poche bracciate dalla riva

Francavilla al Mare (Ch). A poche bracciate dalla riva di Francavilla un pozzo petrolifero resta in sospeso. Il ministero dell’Ambiente non ha ancora chiuso la procedura del progetto Elsa2. Stessa cosa fece con la piattaforma Ombrina mare 2 la cui fine era già segnata dal decreto Prestigiacomo, il progetto è stato trascinato sino ai giorni nostri mobilitando il mondo ambientalista per scongiurarne l’autorizzazione resa possibile con il decreto Sblocca Italia. A lanciare l’allarme sul pozzo Elsa è la Stazione ornitologica abruzzese (Soa) che diffida il ministero dell’ambiente a chiudere la procedura di Valutazione di impatto ambientale, con il diniego, per il progetto che sopravvive nonostante il divieto di ricerca nelle 12 miglia marine scattato 10 mesi fa con la legge di stabilità (2016).

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Dietro i signori del No: Referendum del 17 aprile

Il referendum serve per ripristinare una data di scadenza per 17 concessioni di petrolio e gas, quelle nelle 12 miglia marine. Le compagnie petrolifere e le società di estrazione del gas hanno ottenuto (Legge stabilità 2016) lo sfruttamento dei giacimenti sino ad esaurimento degli stessi se installati in mare a meno di 20 Km dalla spiaggia. Significa niente più scadenze per le concessioni (sono 17 quelle che interessano il Referendum del 17 aprile) entro le 12 miglia marine, ovvero, nella fascia di circa 19,3121 km che parte dalla spiaggia verso il mare. Dunque, nuovi pozzi in questa fascia non si possono più installare da quest’anno, è così che è stato evitato, per il momento, il progetto della piattaforma petrolifera Ombrina mare 2. Adesso le società che già estraggono in questa fascia però possono sfruttare il giacimento per tutta la vita utile. Hanno così trovato il sistema per non versare le royalty, cioè una percentuale del valore della materia che estraggono che spetta al titolare delle risorse che estraggono: lo Stato. Come? Le royalty, in Italia sono le più basse d’Europa, non vengono pagate dalle società titolari delle concessioni se estraggono nel limite (franchigia) di un certo quantitativo di petrolio e gas. Di 26 concessioni italiane che estraggono gas, seconso i dati del ministero dello sviluppo economico, solo 5 pagano le royalty. Le altre non superano la franchigia che, in mare, è fissata in 50 mila tonnellate di petrolio e 80 milioni di metri cubi di gas all’anno. Dunque, avendo un tempo infinito e illimitato per estrarre, le compagnie titolari delle 17 concessioni (quelle entro le 12 miglia marine le uniche interessate dal Referendum del 17 aprile) ogni anno faranno il possibile per evitare di superare la quota che affranca dal pagamento delle royalty, tanto hanno a disposizione tutto il tempo che vogliono per esaurire il giacimento. Tra parentesi, le società che estraggono autocertificano il quantitativo di gas e petrolio e spesso nessuno controlla. Il referendum serve a ripristinare proprio una scadenza per queste 17 concessioni. Grazie alla campagna d’informazione per il Referendum possiamo spiegarvi ancora meglio cosa c’è sotto.

Aggiornamenti

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D’Orsogna: dubbi sulla validità del titolo per le estrazioni di gas nel vastese concessione Aglavizza

Il 13 novembre la Rockhopper exploration ha annunciato ai suoi investitori di avere cominciato le sue attività produttive in Abruzzo. Non si tratta dell’estrazione di petrolio dalla piattaforma petrolifera Ombrina 2, appena autorizzata e non ancora in fase di costruzione, ma dell’estrazione di gas dal campo Civita che fa parte della concessione Aglavizza, nel vastese. Area un tempo della Medoilgas oggi della Rockhopper, la multinazionale del progetto petrolifero Ombrina mare 2.

Fonte dorsogna.blogspot.com

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Presentati 3 emendamenti che stopperanno la piattaforma Ombrina mare 2

Roma. Numero perfetto, contro Ombrina gli emendamenti sono 3. Sono stati elaborati dal deputato Gianluca Vacca (M5S) sono stati inviati agli altri parlamentari abruzzesi e sono stati appena presentati. L’obiettivo è fermare Ombrina mare 2, progetto petrolifero della Rockhopper autorizzato il 9 novembre. Tre carte da giocare per ripristinare il divieto delle 12 miglia per le aree protette e aggiungendo anche quelle da proteggere. Il parlamentare abruzzese interviene sulla Legge di stabilità 2016 approvata dal governo nel Consiglio dei ministri il 15 Ottobre e che si avvi alla fase di ratifica, ora il testo va incontro agli interventi emendativi. A gennaio la legge entrerà in vigore. 

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Ombrina preoccupa SOS Adriatico. A Spalato incontro degli ambientalisti del movimento

Danno vita a una piattaforma comune per difendere l’Adriatico dai petrolieri. È stata programmata anche una manifestazione, per la prossima estate, per sensibilizzare i turisti dei Paesi rivieraschi. Sono i primi risultati dell’incontro di Spalato e l’unione fa la forza e la sostanza nella 3 giorni di dibattiti e confronti, appena conclusa, tra i rappresentanti delle organizzazioni e dei movimenti ambientalisti di Albania, Croazia, Montenegro, Slovenia e Italia che aderiscono al network SOS Adriatico. Ad Est sono seguite le vicende italiane e gli attivisti dei Balcani guardano con particolare attenzione e preoccupazione alla Conferenza dei servizi sul progetto della piattaforma petrolifera Ombrina, convocata a novembre

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Bloccare le Trivelle nelle 12 miglia con un Referendum: Abruzzo occorre far presto

Roma. Stop trivelle, ma soprattutto se le proposte di legge hanno fallito riuscirà il voto dei cittadini ad impedire che altre piattaforme siano installate a meno di 20 chilometri dalla costa Italiana (12 miglia – 19,312 km ). Ai massimi rappresentanti delle regioni è stato chiesto di deliberare per un Referendum abrogativo che metta fine alla vergognosa sanatoria delle trivelle entro le 12 miglia, in prossimità delle coste italiane. L’attività di pressione dei gruppi ambientalisti sarà concentrata, in questi 2 mesi, sui massimi rappresentanti regionali, pacificamente, affinché almeno 5 consigli regionali, entro fine di settembre, decidano di risolvere la questione delle 12 miglia con l’unico strumento di democrazia diretta rimasto.  Continua a leggere “Bloccare le Trivelle nelle 12 miglia con un Referendum: Abruzzo occorre far presto”

Di nuovo Toto spa contro le Sorgenti del Pescara minacciate anche dal gasdotto Sulmona-Folgino

Foto Trozzi Popoli
Foto Maria Trozzi

Popoli (Pe). Praticamente assediati, i territori dell’Entroterra abruzzese non trovano pace e mentre si consumano le ultime ore che ci separano dalla possibile autorizzazione del metanodotto Sulmona – Foligno, quello che con un tunnel sprofonderà a circa 50/60 metri nel bacino imbrifero più grande d’Europa, un’altra minaccia incombe sulle Sorgenti del Pescara, assediate. Rispunta Toto spa con una nuova richiesta di valutazione per proseguire l’attività di studio e ricerca per attività estrattive nell’area che si raccoglie attorno al sito di Bussi officine, le sorgenti sono proprio nel mirino. L’ultima ricerca della società per azioni risale a circa 2 anni. E’ difficile davvero, tra mire espansionistiche di multinazionali e brame di vecchi affezionati, seguire con calma ogni progetto proposto e valutare per bene ogni singola iniziativa economica avanzata. Non si è contrari a prescindere, ma in tempi di magra e con il vento della legislazione favorevole ..si salvi chi può!   Continua a leggere “Di nuovo Toto spa contro le Sorgenti del Pescara minacciate anche dal gasdotto Sulmona-Folgino”