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Indagato per un caffè, archiviazione per Damiani sulle perizie al centro oli di Viggiano

Il fatto non sussiste e per Giovanni Damiani, già direttore tecnico Arta, arriva l’archiviazione. Polverizzata dunque l’accusa di aver redatto e consegnato alla procura di Potenza una falsa perizia sul Centro Eni di Viggiano. Idem per l’ingegnere pescarese, consulente di parte dell’Eni, indagato con il tecnico abruzzese per un caffè preso, alla luce del giorno, al Nuvola Rossa. Il fatto contestato risale al 30 luglio 2014 quando dagli uffici amministrativi dell’Arta, dove Damiani lavorava, il consulente Eni e il tecnico escono per un caffè al bar vicino. Si diradano le ombre sul tecnico e le analisi messe in discussione dalla procura di Potenza nelle indagini sui rifiuti al centro olii dell’Eni, in val D’Agri, a Viggiano.  Continue reading “Indagato per un caffè, archiviazione per Damiani sulle perizie al centro oli di Viggiano”

Il pozzo d’estrazione combatte l’effetto serra per Gas Plus, D’Orsogna smantella la tesi

La ricercatrice Italo americana, Maria Rita D’Orsogna, non la manda a dire  sul pozzo  Santa Maria Nuova di Ancona che, a detta della Gas plus,  rende l’Italia meno dipendente dalla Russia e combatte persino l’effetto serra. Così, nel suo blog, il docente della California State university at Northridge dichiara: “Gas Plus, questa nazione dovrebbe mirare al 100% di sole e di vento, e non di trivelle per l’indipendenza energetica”. Il pozzo è stato autorizzato dal ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti e da Dario Franceschini ed è in produzione dal 5 aprile. La giustificazione propinata al vasto pubblico per procedere all’autorizzare è la stessa riservata ad opere impattanti, ma strategiche (sic !), che nelle relazioni dei tecnici delle multinazionali si trasformano, per incanto, in toccasana per l’ambiente e i territori in cui vengono piantati. Così è per Tap (Trans adriatic pipeline) perché nel fare spazio al gasdotto si scoprì che gli ulivi erano malati e vennero abbattuti, ma a giochi fatti è stato confermato che la Xilella non ha mai colpito quegli alberi eliminati. É così anche per altre opere impattanti come il progetto Rete adriatica, ad esempio, ridotto a spezzatino per semplificare l’autorizzazione, ossia, per realizzare un metanodotto di circa 700 km di condotte che ci renderebbe liberi dal gas russo e ci assoggetta però a quello della inquietante repubblica dell’Azerbaijan e poi, a detta della Snam, i tubi consoliderebbero i terreni. Peccato che non sostituiscano alcun vecchio tubo della rete gas esistente e vengano interrati proprio in aree di faglia e a massimo rischio sismico. D’Orsogna,  ricercatore, fisico e docente universitario, mette a nudo l’ennesima vergogna di un governo che comunque, non solo agli sgoccioli della sua attività esecutiva, sa dare il peggio di sé.

“Siamo in provincia di Ancona, in località Santa Maria nuova, 81 km² fra Ancona e Macerata. Qui i nostri amici della Gas Plus, a cui piace trivellare e stoccare gas in giro per l’Italia, hanno deciso che vogliono estrarre gas – è a premessa della ricercatrice abruzzese – Leggo il loro documento di valutazione ambientale. Come sempre, le cose che dicono, che siano Gas plus, che siano Eni, fanno un po’ sorridere e tanto piangere. Le loro motivazioni possono essere riassunte così: un pozzo di gas fra i campi è cosa buona e giusta. Nel caso specifico la Gas plus ci fa sapere che il loro progetto contribuirebbe alla valorizzazione delle risorse energetiche nazionali, incrementerebbe la competitività del settore adottando le migliori tecnologie disponibili, nel rispetto dell’ambiente e concorrerebbe alla riduzione della dipendenza dell’Italia dagli approvvigionamenti provenienti dall’estero – riflette D’Orsogna – Ammazza quante cose fa questo pozzo! Valorizza le risorse nazionali, aumenta la competitività del settore, ci rende meno dipendenti dall’estero e rispetta pure l’ambiente. Praticamente il pozzo del mago Silvan, ma un pannello solare sulle case di tutti no? Addirittura, il progetto è in accordo con i provvedimenti di tipo ambientale mirati alla riduzione dell’emissione di gas serra in atmosfera.  Da questo punto in poi la conoscenza della ricercatrice è un fiume in piena che smantella e fa a pezzi tutte le affermazioni stravaganti della società autorizzata dal vecchio governo del Pd a trivellare nelle Marche. Approfondisci qui sul Blog di Maria Rita D’Orsogna 

mariatrozzi77@gmail.com

Pavia. Raffineria in fiamme: “Tuttapposto”

Pavia Tre esplosioni scuotono gli abitanti di Sannazzaro, in provincia di Pavia, ieri dopo le ore 16. Appena dopo una gigantesca colonna nera sovrasta l’impianto di via Enrico Mattei, impressionante, l’area è piena di fumo, l’aria ne è satura. Anche al pronto soccorso dell’ospedale civile di Voghera (Pv), a circa 4o minuti d’auto dal luogo dell’incidente, arrivano diverse persone che presentano intossicazioni, bruciori e altri sintomi alle vie respiratorie. Il personale medico è in piena emergenza per la notte intera. 

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Petrolgate Basilicata: codici alterati e i rifiuti risultavano non pericolosi anche in Abruzzo

“Eh, Depuracque in Abruzzo non mi prende più di 10 macchine; sempre per problemi di odori”. Il dirigente Eni risponde: “Tu digli a Depuracque che se non ne prendono 10 gli tolgo subito il subappalto, non gli do più nemmeno una macchina”. Il 27 settembre 2016 il quotidiano on line Basilicata24ore ha pubblicato la II parte delle intercettazioni in cui un intermediario del traffico illecito di rifiuti lucano parla col dirigente dell’Eni dei passaggi per lo smaltimento delle acque di rifiuto, dei problemi delle macchine, ossia dei fusti al veleno destinati anche in Abruzzo, così come verificato dalla indagini sul centro oli di Viggiano.

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Riparte la corsa all’oro nero, Eni alla conquista dell’Adriatico

Il Cane a sei zampe è pronto a colpire in mare Adriatico dove ha ottenuto dal piccolo Montenegro, appena 670 mila abitanti, delle concessioni per un’area di circa 1.200 km² sulle coste italiane di Monopoli e Brindisi.

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Rifiuti del Centro oli Eni di Viggiano a Chieti Scalo, anche questa pista nell’inchiesta di Potenza

Chieti. La diversa classificazione dei rifiuti liquidi dell’attività di estrazione, da pericolosi a non pericolosi, secondo la procura di Potenza (Basilicata) avrebbe garantito all’Eni un risparmio di diverse decine di milioni di euro per lo smaltimento, con 590 mila tonnellate, secondo indiscrezioni, che andrebbero in giro per l’Italia: Basilicata, Puglia, Calabria, sino alle Marche, Emilia Romagna e Toscana. Scarico che, voci di corridoio, dicono sia stato eseguito, in parte, anche in Abruzzo dove di tonnellate ne sarebbero arrivate quasi 14 mila, tra il 2013 e il 2014. Per l’esattezza è nell’impianto di Chieti scalo, San Martino, che sarebbero finiti quei rifiuti singolarmente classificati da Eni con le complicità delle aziende di smaltimento. La struttura teatina è gestita da una società a responsabilità limitata i cui responsabili però non sarebbero indagati. Il nome della stessa società a responsabilità limitata spunta però in un’altra inchiesta, della procura distrettuale antimafia dell’Aquila, in cui sono coinvolti anche alcuni esponenti del Consorzio di bonifica centro.

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Traffico rifiuti e smaltimenti illeciti all’Eni di Potenza, un arresto anche a Chieti

Da questa mattina sono agli arresti domiciliari 5 dipendenti del centro oli di Viggiano, a Potenza (Basilicata). I 5 sono funzionari Eni e sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti. Uno degli arresti è stato eseguito in provincia di Chieti, ad Ortona per l’esattezza, nei confronti della dirigente Eni, Roberta Angelini, 56 anni. Gli altri a Potenza, Roma, Genova, Grosseto e Caltanissetta.

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Il governo fa a pezzi il divieto delle 12 miglia, i petrolieri ringraziano

Il Coordinamento nazionale NoTriv denuncia la violazione dell’articolo 35 del Decreto sviluppo 2012, l’articolo voluto dal precedente Governo Monti, col ministro Corrado Passera, per eludere di fatto il già esistente Decreto Prestigiacomo del 26 agosto 2010, il correttivo ambientale.

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Esplosione gasdotto. Snam: colpa degli abruzzesi. Multinazionali offensive puntano il dito

Incendio Ravenna centrale SnamAbruzzo. Cosa sono costrette a subire le popolazioni, sui territori in cui stanno prendendo il sopravvento le multinazionali, solo loro lo sanno. Per costruire opere che definire infrastrutture è un eufemismo, davvero incredibile, angherie, prese in giro e offese di ogni genere sono all’ordine del giorno. Niente pietà per gli ambientalisti che difendono le terre di tutti, quelle che le grandi società vogliono conquistare a tutti i costi. Le accuse non finiscono mai di stupire e l’ultima, solo in ordine di tempo, fa spalancare gli occhi. La Snam, la multinazionale che ambisce a diventare l’hub del gas, ovvero ad avere il monopolio sul trasporto del metano in tutta Europa, va in fissa per la realizzazione del metanodotto Rete adriatica che prima voleva piazzare nel mare Adriatico, poi sulla dorsale appenninica. Insomma il colosso del gas ci ripensa e punta la megacondotta su aree a massimo rischio sismico. Dopo quello che è accaduto oggi però la società dell’Eni è costretta a puntare anche il dito sull’antropizzazione quando esplode una delle sue creature: il metanodotto che da Cellino Attanasio (Te) porta il gas naturale a Bussi (Pe). Sarebbero ancora tutte da accertare le cause dell’eplosione, ferite 11 persone – una è grave – ci sono abitazioni e case danneggiate ed evacuate. Quel che è certo è che il territorio coinvolto dall’esplosione è soggetto a smottamenti, non da oggi, ma da secoli. I 10 metri di condotta esplosa interessano Mutignano, una frazione di Pineto (Te), secondo prime indiscrezioni sarebbe stato il cedimento di un palo della luce, causato da una frana attiva, a determinare il tutto, ma non ci sono conferme ufficiali. Il pilone avrebbe portato via con sé i cavi dell’alta tensione e qualche scintilla potrebbe aver raggiunto il tubo del gas, rimasto scoperti, da lì sarebbe partita l’esplosione, è forse un effetto domino? Rimangono senza elettricità tante famiglie ed aziende abruzzese, si contano milioni di danni e feriti. In molti territori metanodotti ed elettrodotti, o impianti ad alta tensione, sono vicinissimi tra loro, ma non è mai un problema, per le multinazionali che mettono in piedi queste infrastrutture. Per le ragioni dell’incidente, in un comunicato la Snam non poteva che puntare il dito contro l’antropizzazione, indirettamente ha dato addosso a chi abita quelle aree da millenni.  

Metanodotto di Mutignano, frazione di Pineto (Te) Report-age.com 2015
Mutignano(Te), area dell’esplosione del gasdotto

Aggiornamenti. Per l’eplosione a Mutignano non è coinvolto, a differenza di quanto appreso in un primo momento, nessun traliccio dell’alta tensione. Secondo il comandante dei Vigili del Fuoco di Teramo, colonnello Romeo Panzone, non è ancora possibile identificare precisamente le cause del tracollo della condotta, anche se per i Vigili sono evidenti alcuni cedimenti strutturali del metallo della condotta. A detta di alcuni che abitano nei pressi del luogo dell’esplosione, 3 anni fa, proprio nel punto dell’incidente erano stati effettuati dei lavori di consolidamento della tubazione. I residenti di lunga data riferiscono che sopra il luogo dell’esplosione era stato sradicato un vigneto e poi sarebbe stato reinterrato il tubo, della condotta del gas, fasciato di nuovo e poi coperto. Continue reading “Esplosione gasdotto. Snam: colpa degli abruzzesi. Multinazionali offensive puntano il dito”

Comitati cittadini per l’ambiente: “Siamo stati lasciati soli”

Valle Peligna (Aq). “La politica e le istituzioni dove sono?” si chiedono i comitati cittadini per l’ambiente impegnati nella battaglia contro la realizzazione del metanodotto Rete adriatica e della centrale di spinta, opera della Snam, che sparerà il gas naturale a nord per vederlo e profittare, riducendo l’Italia in servitù di passaggio ed esponendo le popolazioni a grandi rischi. Continue reading “Comitati cittadini per l’ambiente: “Siamo stati lasciati soli””

Secondo incendio alla centrale Snam di Ravenna

Incendio Ravenna centrale SnamIncendio Ravenna centrale SnamRavenna. Non è la prima che esplode la centrale di smistamento della Snam a Ravenna Nord. In tre mesi è accaduto due volte, nessuno si è fatto male in questo nuovo rogo, ma le conseguenze dell’incendio sono sempre le stesse e sempre gravi, fiamme a decine di metri d’altezza, deflagrazioni micidiali che si sentono persino in centro storico e tante famiglie costrette ad evacuare. Continue reading “Secondo incendio alla centrale Snam di Ravenna”

Edison Wolfbiketour iniziativa lodevole ma con sponsor sbagliato

Pnalm e Wolf bike tour 28.08.2014Valle Peligna. Sul caso dello sponsor Edison che dà persino il nome all’evento Wolfbiketour scendono in campo anche i Comitati cittadini per l’ambiente che condividono l’intervento dell’assessore regionale Mario Mazzocca prendendo posizione e diramando un comunicato. Continue reading “Edison Wolfbiketour iniziativa lodevole ma con sponsor sbagliato”

Stoccaggio Poggiofiorito. Mercante sollecita la Regione al ricorso al Tar. Il Via nazionale non diede parere positivo

10501940_10203267315176585_8036294835477504416_nChieti. Dopo l’allarme lanciato dal Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua, 5 sindaci annunciano il ricorso al Tar del Lazio contro il progetto di stoccaggio Poggiofiorito. Continue reading “Stoccaggio Poggiofiorito. Mercante sollecita la Regione al ricorso al Tar. Il Via nazionale non diede parere positivo”

Bussi. Resta a Chieti il processo sulla discarica dei veleni, il tempo corre

Bussi 2014
Bussi 2014

Il tempo corre inesorabile, nonostante la vittoria degli ambientalisti. Occorre ripartire, subito, col procedimento ed evitare le prescrizioni, altrimenti le prescrizioni impediranno di accertare tutte le responsabilità. Continue reading “Bussi. Resta a Chieti il processo sulla discarica dei veleni, il tempo corre”