Tag: dragaggio

Niente sversamento di fanghi nel mare della Torre di Cerrano. Resta alta l’attenzione

I vertici regionali concordano sull’opportunità di accantonare ogni ipotesi di versamento a mare dei sedimenti provenienti dal dragaggio del porto di Ortona (Ch) considerate  le alternative percorribili al vaglio dei tecnici. Così in un incontro a Teramo stamane  il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli ha anche illustrato la determina regionale numero 40 del 21 febbraio scorso con la quale è stata adottata la sospensione dell’autorizzazione per la parte dell’immersione in mare dei sedimenti. 

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L’Alternativa del Soil washing per i sedimenti da scaricare vicino Torre di Cerrano, intanto sit-in di protesta

Teramo. Per salvaguardare dagli sversamenti l’Area marina protetta Torre di Cerrano si pensa anche ad un intervento di Soil washing, un processo di separazione fisica dell’inquinante che renderà innocui i sedimenti del dragaggio del porto di Ortona da scaricare nel tratto di mare vicino al Sito di interesse comunitario (Sic) Torre del Cerrano. Per questa operazione però occorrerebbero fondi aggiuntivi, circa 1 milione di euro per un lavaggio che eliminerebbe completamente il limo dai sedimenti. Anche di questa possibile alternativa si parlerà domani all’Aquila nell’incontro organizzato dal vice presidente della Regione, Giovanni Lolli per un confronto con i sindaci di Pineto (Te), Robert Verrocchio, il commissario straordinario del Comune di Silvi (Te) Samuele de Lucia e i primi cittadini di Montesilvano (Pe) Francesco Maragno e Città Sant’Angelo (Pe) Gabriele Florindi vicini all’area individuata per lo sversamento.

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Sversamenti a 2 passi dall’Area marina protetta. Mercante (M5S): ‘Regione manca di visione del futuro’

Pescara. “Il nostro mare trattato come una cloaca. La Regione Abruzzo dice sì ad uno scempio che renderà una perla blu dell’Adriatico il cassonetto dei rifiuti del porto di Ortona” il consigliere regionale Riccarso Mercante (M5S) interviene sull’autorizzazione del Servizio regionale gestione rifiuti allo sversamento di 342 mila 694 m² di sedimenti di dragaggio, del porto di Ortona, nella fascia attigua all’Area marina protetta Torre del Cerrano.

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Fanghi da sversare vicino Torre del Cerrano

Pineto (Te). Bisogna trovare una soluzione diversa, evitando lo sversamento in mare di ben 342 mila 694 metri cubi di fanghi di dragaggio provenienti dal porto di Ortona Ch) nei pressi del Sito di importanza comunitaria (Sic IT7120215) Torre del Cerrano e dell’omonima e coincidente Area marina protetta (Amp).

Lo hanno chiesto a chiare note WWF e Legambiente questa mattina in una conferenza stampa congiunta (alla presenza di un rappresentante dell’AMP) nel corso della quale hanno parlato di “una scelta sbagliata, decisa senza tenere in alcun conto i possibili danni che si possono determinare in un ambiente tutelato”. Le due associazioni hanno anche denunciato il fatto che a corredo di questa ipotesi progettuale non ci sono stati sufficienti approfondimenti e che non è stata neppure effettuata l’obbligatoria procedura di VINCA.

Contro questa sciagurata ipotesi il WWF aveva presentato già nella scorsa estate le proprie osservazioni al Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale contestando in particolare proprio il fatto che non erano stati presentati studi adeguati sulle possibili conseguenze di un imponente sversamento ad appena 6 km dal confine dell’area protetta e a 2,5 km dalla zona contigua. È vero che nel 2011 nello stesso sito erano stati depositati materiali dragati dal porto di Pescara, ma questo precedente ha ben scarso significato: le quantità interessate allora erano infatti enormemente inferiori: 72.621 mc a fronte degli attuali 342.694 mc. Vennero prese inoltre migliori precauzioni con un piano di monitoraggio oggi invece non previsto. «Il Sic e l’Area Marina Protetta – osserva il presidente di Legambiente Abruzzo Giuseppe Di Marco – sono stati creati a tutela di habitat e di specie di particolare rilievo ed è fondamentale soppesare le possibili conseguenze di ogni intervento prima di attuarlo. Il progetto assurdamente non prevede invece neppure stazioni di monitoraggio che possano valutare le conseguenze dell’azione nell’immediato e a medio termine mentre le prevede, giustamente, nella zona di dragaggio». “Avevamo chiesto già nelle osservazioni studi scientifici più approfonditi, che tengano conto delle criticità e delle possibili conseguenze ambientali di uno sversamento con enormi quantità di sabbie in un’area delicata, frequentata tra l’altro da specie importanti come, a esempio, la tartaruga comuneCaretta caretta e il delfino tursiope Tursiops truncatus. Un ambiente nei confronti del quale ci si aspetterebbe ben altra precauzione” ricorda il delegato Abruzzo del Wwf Luciano Di Tizio.

Legambiente e Wwf hanno anche sottolineato che la Regione, che fa parte del Consorzio di Gestione, non può assolutamente autorizzare questo scarico di fanghi dopo gli sforzi che in questi ultimi anni l’Amp ha svolto per avere un ripopolamento importante delle specie marine e dopo l’ottenimento del certificato europeo per il turismo sostenibile (Cets) che la qualifica anche a livello europeo.

Dragaggi costosi, ma nessuno pensa alla Prevenzione che non costa e fa risparmiare

Pescara. Sono stati consegnati questa mattina, all’impresa Rcm Costruzioni di Sarno (Salerno), i lavori di taglio della diga foranea del porto di Pescara. Il lavoro di 10 mesi impegnerà risorse economiche regionali per 3 milioni e mezzo di euro. Contemporaneamente sarà realizzata la barriera soffolta a Nord della darsena commerciale. Nessuno ancora ha pensato d’investire sulla prevenzione per evitare i costosissimi dragaggi e l’interrimento dei fondali.

Immagine di copertina Maria Trozzi

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Vegetazione spontanea, la soluzione a costo Zero alternativa al milionario dragaggio del fiume Pescara 

Pescara. All’origine della realizzazione del molo di Pescara l’acqua era bassa, le paranze rientravano navigando al centro del fiume e di lato la  bilancia da pesca. Con un dragaggio dei fondali in porto riuscirono ad entrare piroscafi e velieri di grande tonnellaggio. 

“Una piccola draga per decenni ha assicurato buona profondità – ricorda Giovanni Damiani, il già direttore tecnico Arta (Agenzia regionale tutela ambientale) allora si domanda – Perché adesso il porto si intasa di sedimenti annualmente?”. La risposta, spiega Damiani, è che  la vegetazione è stata massacrata, eliminata dalle sponde del fiume: “Le rive fangose crollano nella corrente e quando piove il ruscellamento delle acque vi trasporta imponenti quantitativi di terra disciolta ed erosa. Il fiume, oramai, ha sempre l’aspetto di un nastro di fango che, nello slargo del porto, riducendo la velocità di corrente, lascia il suo deposito solido”. Al danno la befa della diga foranea che rallenta ulteriormente così tutto l’avanporto è fanghizzato. “Quello che prima sedimentava in diversi anni, oggi sedimenta in un solo mese sottolinea il tecnico – Perchè si continua ad invocare e a praticare solo e soltanto il dragaggio alla foce, a botte di decine di milioni di euro e non si agisce sulla cause della fanghizzazione a monte? Eppure sarebbe  un provvedimento che può essere adottato efficacemente a costo zero.  Basterebbe un provvedimento regionale di tutela pianificatoria (e un po’ di controllo di ottemperanza) per lasciare in pace un nastro di vegetazione naturale spontanea su ciascuna sponda, per  un minimo di 30 metri, meglio se 50, 100 o 200 metri ovunque possibile. La vegetazione fluviale è a rapidissimo accrescimento e, anche senza fare niente, già nei primi 5 anni vedremmo risultati positivi, e risolutivi, e le acque ri-diventare abbastanza trasparenti recuperando la amenity, ossia, la funzionalità ecologica e paesaggistica”. Se la Regione pensasse meno al cemento e un po’ all’ecologia e alla sostenibilità, si risparmierebbe con una gestione oculata delle risorse dei cittadini. Conclude Damiani: “La disseminazione dei limi fini in mare (cosiddetta pelite) ha distrutto la biodiversità. I molluschi (lamellibranchi bentonici e sessili) come vongole, telline, cannolicchi e persino le cozze e le ostriche sono scomparsi per asfissia, perchè le loro branchie sono rimaste intasate”. Il problema è risolvibile a monte ma si continua a non intervenire nel modo migliore. Nelle strategie prioritarie dell’Unione europea, oltre al principio di prevenzione, si raccomanda la correzione alla fonte. Gli amministratori sono distratti da altro, evidentemente. Damiani rimarca che la vegetazione di sponda è il più alto contenitore di biodiversità: “In quel nastro c’è la nostra Amazzonia di piante e di animali, ma desertifichiamo anche l’Arca di Noè”. Giusto per ricordare: l’art. 9 della Costituzione, secondo comma così recita: la Repubblica tutela il Paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Il colpo di coda dell’Asse attrezzato nel Piano portuale

Pescara. Il capoluogo adriatico ha il suo Piano regolatore portuale appena approvato dal consiglio regionale, ma l’emergenza dragaggio sembra quasi spingere a contenuti che il Forum H2O qualifica folli, scopriamo perché.

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Rifiuti non pericolosi da trattare ad Aielli, ma nell’impianto anche sostanze pericolose da stoccare

Aielli (Aq). Solo 15 giorni di tempo, fino al 10 novembre, per presentare in Regione le Osservazioni al progetto della Ekorec che preoccupa non poco il mondo ambientalista. Tratterà, una volta realizzato circa 84 mila tonnellate l’anno di rifiuti, l’impianto è previsto nel Fucino, ricade nel territorio di Aielli, sulla statale 5bis, a poche decine di metri da un’area di frana. Per la complessità dell’impianto cittadini e ambientalisti chiedono che il progetto sia sottoposto a procedura diValutazione d’impatto ambientale (Via). La società ha attiato l’iter per la verifica di assoggettabilità, protocollo d’indagine per accertare se un progetto debba o meno essere assoggettato alla Via.

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Fanghi di dragaggio in mare a Punta aderci, la denuncia del Forum H2O

Vasto (Ch). Sarebbero oltre 33 mila m³ i fanghi che verranno scaricati in mare proprio dinanzi Punta Aderci, tra le spiagge più belle d’Abruzzo. Il Forum H2O denuncia il fatto e vuole vederci chiaro sul materiale da scaricare, in due fasi, proveniente dall’avamporto di Vasto e in parte destinato anche ad un ripascimento a Casalbordino, sempre in provincia di Chieti.

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Progetti sul porto di Pescara: dalla padella alla brace

Pescara. Una relazione dell’Università D’Annunzio evidenzia seri rischi per la navigazione tali da chiudere il porto per giorni e, in caso di mareggiate e piene del fiume, per le associazioni ambientaliste è a rischio l’intero capoluogo adriatico.

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