Tag: bussi officine

Il gruppo Toto ricorre al Tar per il bando. Da Mesozoico il tempo per la bonifica a Bussi officine

Bussi sul Tirino (Pe). Ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio (Tar), così la Toto holding il 29 dicembre ha chiesto l’annullamento della gara per la bonifica (da 38 milioni e 500 mila euro) della discarica dei veleni tra le più grandi d’Europa, ne dà notizia oggi il quotidiano Il Centro. Stanno scorrendo inutilmente gli 810 giorni a disposizione per eseguire l’intera procedura, un nulla di fatto per il risanamento. Dopo la presentazione delle offerte, scadenza il 14 marzo scorso, non è seguita l’apertura delle buste che è stata rinviata di volta in volta sino alla morte del commissario Goio, il 31 marzo.

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I Tunnel Tombati di Bussi: i vertici Solvay ed Edison negano l’evidenza all’Arta

di

Maria Trozzi

Bussi (Pe). A mosca cieca sui tunnel tombati e soprattutto dal 10 settembre scorso quando l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente Abruzzo, venuta a conoscenza dell’esistenza delle singolari gallerie nel sito e all’esterno (Grazie al dossier a puntate di Report-age.com), ha chiesto informazioni alle società del polo chimico di Bussi. La questione è lunga, anche se Solvay e Edison dichiarano di non sapere granché delle caverne scavate il secolo scorso. 

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Bussi. La verità finora nascosta dei Tunnel tombati. I terreni delle officine presto al Comune. Le prime immagini della galleria della morte

di Maria Trozzi

Bussi sul Tirino (Pe). Semplicemente ufficiosa, la notizia di un accordo di programma tra il Comune di Bussi e la Solvay (società che gestisce il polo chimico), da sottoscrivere entro poche ore, fa scattare l’allarme e suona l’ora per i misteriosi tunnel tombati, molti ne parlano e uno lo abbiamo scovato. L’accordo sta per essere concluso in sordina, ma vista la materia del contendere, l’intesa imporrebbe, come minimo, una delibera di giunta comunale, ma non funziona così nel Comune di Bussi sul Tirino. L’incognita sull’oggetto dell’accordo potrebbe essere il preliminare per il passaggio dei terreni del sito industriale della società al comune di Bussi sul Tirino? Se fosse, ma anche se non fosse, cedere a Bussi la proprietà dei terreni delle officine ora sarebbe un grosso errore, uno sbaglio imperdonabile in questa situazione di estrema incertezza. Il comune diventerà proprietario di un’area in cui si nascondono ancora troppi misteri e terribili segreti. Un passo falso sulla vicenda della bonifica del sito dell’entroterra Abruzzese potrebbe riguardare proprio le analisi svolte per conoscere quanto e come è stato inquinato il sito, caratterizzazioni si chiamano in gergo. Non mancheranno i rimorsi per chi firmerà l’accordo che è una condanna a morte anche alla luce della scoperta del primo dei tanti tunnel tombati che sarebbero stati scavati a Bussi Officine e di cui non si sa assolutamente nulla, o quasi. Cosa c’è di vero? Anzitutto l’esclusiva di Report-age.com che pubblica 2 immagini incredibili (Foto Trozzi) di una galleria mastodontica, oggi usata come rimessa, lì dentro però non è dato sapere cosa è stato nascosto e tombato per quasi un secolo. A quanto pare la caratterizzazione di questi spazi underground è inesistente, non è indicata nella mole di documentazione che tratta delle analisi per la messa in sicurezza e la bonifica del sito a cui partecipa anche l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente. I tunnel tombati non sono menzionati in nessuna delle recenti carte e ricerche rese note sul caso Bussi. 

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Bussi: fabbrica segreta dei gas del duce

Dall'alto Bussi Officine con Capannoni Iprite e Turbogas con orientamento sito Report-age.com 2015Maria Trozzi

In meno di un anno, tra il 1 novembre 1939 e il 1 ottobre 1940, la disponibilità di iprite del servizio chimico italiano era aumentata di 400 tonnellate, ma la produzione del gas mostarda, destinato alla guerra in Abissinia, doveva raggiungere almeno 1.570 tonnellate l’anno, occorrevano allora altre 500 tonnellate di gas per vincere gli Etiopi. La produzione di Yprite andava potenziata, così è indicato nel promemoria al duce Mussolini nell’elenco degli aggressivi chimici su cui si contava per vincere le guerre sul finire degli anni Quaranta, nonostante la Convenzione di Ginevra avesse messo al bando i gas nervini dal 1925 con il protocollo per la proibizione dell’uso di gas asfissianti, avvelenanti e altri gas e dei metodi di guerra batteriologica. A produrre gli aggressivi chimici, per la campagna d’Africa, era purtroppo anche l’industria di Bussi nella val Pescara.

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Trip a Bussi Officine: nella discarica dei veleni tra le più grandi d’Europa

Il dossier realizzato da Maria Trozzi è frutto di una paziente ricerca sul caso della discarica dei veleni tra le più grandi d’Europa. Il lavoro è in continuo aggiornato. Per chi attinge è il minimo indicare l’autrice e  il blog Report-age.com collegandosi a questa pagina senza alterazioni del contenuto. Aggiornamenti 20172016. Di cuore si ringrazia G. D. di Popoli (Pe) per a collaborazione.

Bussi sul Tirino (Pe). Una bolgia chimica è la discarica di Bussi, le fosse rimpinzate di rifiuti tossici tra i monti Schiena d’Asino, Pietra Spaccata e Castelluccio, attorno alla cittadina, raccolgono l’immondezzaio chimico tra i più grandi d’Europa. Dalla discarica Tremonti, sotto i viadotti dell’autostrada dei Parchi, parte il trip, un viaggio che sul finire del secolo scorso non era nemmeno immaginabile, oggi invece è possibile.
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