Punta Penna 6 anni fa l’ultimo monitoraggio

Vasto (Ch). Si respira una brutta aria a Punta Penna, a denunciarlo sono i residenti dell’area del porto che si lamentano  dell’aria irrespirabile delle vicine attività industriali.  Read more

Conseguenze del Clima e il ruolo dell’Uomo con il professor Di Carlo a Chieti

La sveglia suona ma nessuno la sente. Il bollettino diffuso pochi giorni fa dalla World metereological organization (Wmo – Organizzazione metereologica mondiale) preoccupa per il record di gas serra presenti nell’atmosfera. Read more

Chiesto monitoraggio dell’aria per l’impianto di recupero di Massa D’Albe

Massa d’Albe (Aq). Per l’impianto di compostaggio l’assessore regionale Lorenzo Berardinetti scrive al dipartimento di igiene e prevenzione della Asl e all’Agenzia regionale per la tutela Ambientale e chiede subito un monitoraggio dell’aria.

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Ricorso al Tar delle associazioni ambientaliste contro la centrale

Pescara. Un altro importante No alla centrale di compressione, autorizzata il 7 marzo e da costruire a Case pente di Sulmona, e al metanodotto Rete adriatica che Snam vorrebbe realizzare in area sismica. Un No che sicuramente irrobustisce la linea ambientalista. Si rafforza il fronte dell’opposizione di cittadini e istituzioni al progetto Rete adriatica della Snam. L’appello del sindaco di Sulmona (Aq), Annamaria Casini è quello di partecipare alla manifestazione Stop hub del gas del 21 aprile dalle ore 15  nella città  peligna. Stamane il primo cittadino ha raggiunto nel capoluogo adriatico i rappresentanti regionali di Wwf, Legambiente e Italia nostra per definire altri importanti aspetti della questione Snam. Read more

Incendio alla SerPlast criticità ambientale limitata all’area del capannone e conclusa

Cellino Attanasio (Te). Sulla base delle evidenze analitiche, la situazione di criticità ambientale può ritenersi limitata all’area del capannone che ha preso fuoco e si è conclusa con lo spegnimento del rogo. Questo risulta dagli esiti delle analisi riportati nella relazione tecnica prodotta dal laboratorio del Distretto provinciale dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta) che ha analizzato i 3 campioni di aria prelevati la mattina del 14 febbraio dai tecnici del Distretto di Teramo sul luogo dell’incendio divampato nel capannone della ditta SerPlast.

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Incendio alla Serplast, il terzo inquietante rogo dall’inizio dell’anno nel Teramano

Cellino Attanasio (Te). L’agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta) ha effettuato un sopralluogo con il dipartimento di prevenzione dell’ Azienda sanitaria di Teramo nell’area dell’incendio divampato questa notte nel capannone industriale della ditta SerPlast in località Stampalone. 

Aggiornamento

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Darwin Day sui Cambiamenti climatici con il professor Di Carlo impegnato anche sulla vicenda Centrale di spinta Snam a Sulmona

Chieti. Torna il Darwin day organizzato dal Wwf Chieti-Pescara e dal Museo universitario in collaborazione con la sezione Abruzzo e Molise della Societas herpetologica italica e il Liceo scientifico Masci. Martedì grasso nell’auditorium del Museo si parte alle ore 9.30 per informare studenti e cittadini, sino a esaurimento posti.

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Incendio palazzina di Ortona, le concentrazioni di inquinanti non destano preoccupazione

Ortona (Ch). Le concentrazioni di inquinanti sono sotto i livelli di sensibilità strumentale, questi i risultati delle analisi dei campioni di aria che sono stati prelevati venerdì da Arta Abruzzo nel condominio di Ortona dove è divampato un incendio forse causato da un cortocircuito. 

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Incendio nei locali Asl, Arta subito sul posto per analisi sulla qualità dell’aria

Teramo. Si conosceranno in giornata i primi risultati delle analisi dell’aria eseguite ieri mattina da Arta Abruzzo nel luogo dell’incendio divampato in contrada Casalena a Teramo, in un locale inutilizzato di proprietà della Azienda sanitaria locale. 

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Centrale Snam alimentata a metano: inquina

Sulmona (Aq). La centrale alimentata a gas inquina, spiegano in una relazione i medici per l’ambiente. Tre turbine da 11 Megawatt ciascuna, 2 in esercizio a Case Pente funzioneranno contemporaneamente per sparare il gas naturale a Nord, da vendere all’Europa. Ed il primo cliente sarebbe proprio la Germania. L’impianto inquina di brutto, dicono, ma la risposta della multinazionale non si fa attende (leggila qui). Dai ministeri il problema è un altro, in sintesi, la legge richiede un’analisi della qualità dell’aria limitata però alla concentrazione di particolato totale sospeso che non è rilevante a livello sanitario. Non si considerano purtroppo quelle polveri ultra fini che fanno male alla salute. (L’articolo risale al 18 gennaio 2016 ed è stato aggiornato il 26 dicembre 2017).

Aggiornamento 12 e 3

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Sansificio di Treglio criticità non sanate. Regione: la chiusura è un Atto Dovuto

Pescara. La chiusura del sansificio di Treglio (Ch) è dovuta al persistere di criticità che non sono state ancora sanate nemmeno a seguito della sospensione dell’autorizzazione dell’impianto avvenuta il 23 dicembre 2016 e la situazione, al momento, non consente di assumere altre strade. É quanto emerso dall’incontro tecnico sul sansificio di Treglio svolto ieri all’Aquila. 

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Ecoperformance dei Capoluoghi italiani. Nessuna Città Abruzzese nella Top ten di Legambiente

Mantova (1), Trento (2), Bolzano (3), Parma (4), Pordenone (5) e Belluno (6) sono le città capoluogo che guidano la classifica delle migliori performance ambientali della XXIV edizione di Ecosistema urbano 2017. La prima città abruzzese della classifica approntata da Legambiente è Teramo che occupa però solo il XVIII  (18)  postoin. L’Aquila è in 47esima posizione, Chieti al LXV (65) posto e Pescara al LXXVI (76esimo).

C’è un’Italia delle città che gestisce il ciclo dei rifiuti come e meglio di tante altre realtà europee, che ha cambiato stili di mobilità, trovato la formula giusta per depurare gli scarichi, contenere i consumi idrici e lo sperpero d’acqua potabile, che investe sulle rinnovabili, che ha significative esperienze di rigenerazione e rifunzionalizzazione degli spazi pubblici. Mantova, Trento, Bolzano, Parma, Pordenone e Belluno guidano la classifica sono nel gruppo dei centri urbani che hanno raggiunto e superato gli obiettivi di raccolta differenziata dal decreto Ronchi del 1997 (obiettivi saliti al 65%), Mantova sfiora l’80% e inoltre, insieme a Trento figura ai primissimi posti anche per quello che riguarda la depurazione dei reflui e il contenimento delle perdite di acqua potabile dalla rete idrica (c’è un tasso di dispersione vicino al 20%). Pordenone è sotto il valore fisiologico del 15% e si contano 29 alberi ogni 100 abitanti. Poi Mantova, 32 alberi ogni 100 abitanti, sono nella top ten delle città più alberate. Bolzano, insieme a Mantova, è tra i centri urbani con la più estesa dotazione infrastrutturale per la ciclabilità. A Belluno e Bolzano tira una buona aria, in particolare la città dell’Alto Adige in 10 anni ha ridimensionato del 40% il peso delle polvere sottili. Questa smartness, ossia la capacità di alcuni capoluoghi di proiettarsi verso un nuovo modello urbano  sano, vivibile, accessibile, efficiente, moderno, emerge nitidamente dall’insieme dei dati di Ecosistema urbano 2017 di Legambiente, l’annuale rapporto sulle performance ambientali delle città capoluogo realizzato con il contributo scientifico dell’Istituto di ricerche ambiente Italia presentato oggi a Milano. Un cambiamento che non riguarda solo le medie e piccole città del Nord, ma che coinvolge anche i grandi centri urbani, come Milano, che nel corso degli anni s’è lasciata alle spalle il fondo della classifica arrivando quest’anno alla 31esima posizione grazie a scelte coraggiose e innovative come l’Area C, il car sharing e potenziando il trasporto pubblico. E ancora Bologna che conquista un posto al sole, con una potenza di fotovoltaico sui tetti di scuole e uffici pubblici che in numeri assoluti non ha pari in Italia. Al decimo posto Oristano in Sardegna, che ricicla più spazzatura (oltre il 70%) di tanti Comuni settentrionali ed è protagonista di un buon incremento del fotovoltaico pubblico. Tra gli altri centri urbani virtuosi c’è Cosenza (13) tra 2011 e 2016 è balzata dal 21% al 53% di raccolta differenziata. E Pesaro (24), centro Italia, non è tra le primissime, ma è tra quelle dove si notano più passi avanti, in modo particolare nel campo della mobilità nuova con il progetto della Bicipolitana.  Ecosistema urbano 2017 è stato presentato oggi a Milano in un incontro che ha visto la partecipazione, tra gli altri, della presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni e del ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, oltreché di sindaci e amministratori locali delle città capoluogo. L’incontro è stato anche l’occasione per presentare alcune nuove infrastrutture urbane già realizzate o da realizzare come la tramvia di Palermo, la linea T1 della tranvia di Firenze, la stazione Toledo della metro di Napoli, quella di San Giovanni della metro C, il Grab+ di Roma o la M4 di Milano. “Quella urbana è una grande questione nazionale – dichiara la presidente di Legambiente Rossella Muroni – Nelle città si gioca una partita importante, è qui che passa la sfida dell’innovazione e della sostenibilità ambientale, della coesione sociale e dell’integrazione, della rigenerazione urbana e una parte della lotta ai cambiamenti climatici. Per questo è fondamentale che a livello nazionale venga definito un piano per le città metropolitane che garantisca investimenti economici e politiche coerenti per sostenere i comuni virtuosi ma, anche e soprattutto, per colmare vuoti di competenze e di volontà politica che stanno condannando, ad esempio, il nostro Paese a soffocare nello smog. Milano, in occasione del network C40, è l’unica città italiana insieme ad altre 11 metropoli ad aver preso impegni concreti per città più verdi e sane, con “zone a zero emissioni, e libere dalle energie fossili entro il 2030. Ma è importante che anche le altre città italiane si mobilitino e che vengano replicate su tutto il territorio nazionale quelle esperienze virtuose, ben sintetizzate in Ecosistema urbano 2017, capaci di coinvolgere i cittadini con scelte coraggiose, idee civili e civiche di sviluppo ed evoluzione urbana come è avvenuto per l’Area C di Milano e la Bicipolitana di Pesaro e come potrebbe accadere se venissero realizzate tante opere pubbliche di qualità e utili come il GRAB, il Grande Raccordo Anulare delle Bici di Roma, progetto partecipato ideato e disegnato da Legambiente e tante altre realtà associative”.

“Si potrebbe esser tentati di estrarre una immodificabile formula matematica dai dati di Ecosistema Urbano – commenta Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente e curatore insieme a Mirko Laurenti del report – Affermare che la qualità ambientale è cosa che appartiene in via esclusiva alle piccole e medie città del Nord sarebbe però parziale e iniquo rispetto ad alcune realtà che si danno da fare, lavorano e si trasformano anche in altre aree del Paese come Oristano, Pesaro, Cosenza o la stessa Milano che di sicuro non è una cittadina di provincia. L’Italia del buon ecosistema urbano, allora, è principalmente l’Italia che fa, che fa bene e spende bene le sue risorse, che si evolve e pianifica le trasformazioni future, che non s’accontenta dello scenario contemporaneo, che in uno o più ambiti produce ottime performance o raggiunge l’eccellenza. Il rammarico è legato al fatto che questa eccellenza non riguarda in nessun capoluogo tutti gli aspetti della qualità ambientale e dei servizi al cittadino”. In Ecosistema urbano il punteggio viene assegnato sulla base dei risultati qualitativi nei 16 indicatori considerati dal rapporto che coprono sei principali tematiche: aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia. La coda della graduatoria ambientale urbana – che quest’anno vede Enna (104°), Brindisi (103°), Viterbo (102°) – è il luogo dove si concentrano risultati mediocri nei vari indicatori considerati e anche tante lacune nella disponibilità di informazioni sullo stato di salute ambientale della città. Nelle ultime venti posizioni, si trovano anche Napoli (86°) e Roma (88°) ciclicamente vittime dell’emergenza smog e rifiuti. Dando, invece, uno sguardo complessivo, il quadro che emerge è il seguente. Sul fronte aria, per il Pm10 – tra 2016 e 2015 – scendono da 49 a 36 i capoluoghi che superano per più dei 35 giorni consentiti dalla normativa nell’arco dell’anno il tetto massimo delle polveri sottili. In 6 città si va addirittura oltre il doppio dei giorni di superamento (erano 21 nel 2015) con record negativi a Torino, Frosinone e Milano. Stabili da un anno all’altro le città (sono 26) con situazioni critiche per il biossido di azoto, dove almeno una centralina ha registrato medie annue superiori ai 40 microgrammi/mc. Quattro Comuni scavalcano il limite di oltre il 50% in almeno una centralina: Torino, Roma, Firenze e Milano. Relativamente all’ozono si riduce a 39 (dalle 59 del 2015) il numero di capoluoghi dove è stata superata la soglia di protezione della salute umana e rimangono due situazioni allarmanti (Genova e Alessandria) con dati superiori al triplo del valore soglia. Per il rumore, invece, non ci sono dati pubblici aggiornati sufficienti per un confronto e una valutazione approfondita. La legge quadro sull’inquinamento acustico del 1995 ha previsto l’obbligo per i Comuni di realizzare un piano di classificazione acustica del proprio territorio, prologo delle necessarie azioni di risanamento. Dopo 20 anni c’è ancora un 75% dei Comuni che non solo non ha abbassato il rumore, ma non ha nemmeno approvato il piano. Legambiente nel 2017 ha riscontrato eccessivi livelli di rumorosità nell’80% dei rilevamenti effettuati in 11 città campione. Nel 2016 sono 17 i capoluoghi con perdite idropotabili superiori al 50%, con punte di oltre il 60% a Frosinone, Vibo Valentia, Campobasso, Latina, Nuoro e Oristano. Come lo scorso anno sono soltanto 6 le città virtuose che riescono a contenere le perdite a meno del 15 per cento (Monza, Foggia, Macerata, Lodi, Ascoli, Pordenone). Sul lato depurazione, sono 4 le città che non raggiungono il 50% di scarichi trattati in impianti idonei: Palermo, Treviso, Catania e Benevento. Nel 2016 si è registrato un incremento del +2,27% della raccolta differenziata passata dal 45,15% del 2015 al 47,42% del 2016. A Pordenone (86,6%), Treviso (85,3%), Trento (81,6%) la migliore gestione dei rifiuti. Per il sud la migliore è Benevento. Male invece Palermo, Enna, Caltanissetta, Agrigento e Siracusa che sono sotto il 10%. Mediamente le città italiane più grandi producono più rifiuti rispetto alla media europea, ma le percentuali di raccolta differenziata sono quasi sempre migliori: Torino e Milano, ad esempio, avviano a riciclaggio una quantità di spazzatura quattro volte maggiore di quella di Madrid o Parigi. Le città dove si usa di più il trasporto pubblico sono Venezia e Milano tra i grandi centri urbani, Brescia, Trento e Cagliari (il capoluogo sardo tra l’altro si conferma ancora il migliore per quel che riguarda l’offerta di bus per passeggero a chilometro di rete) tra quelli di medie dimensioni, Siena e Belluno tra le città con meno di 80mila abitanti. Si stima per il nostro Paese un possibile risparmio di 12 miliardi di euro l’anno, quasi un punto percentuale di Pil, se i trasporti urbani delle 14 città più grandi fossero più efficienti in termini di rapidità, qualità ambientale, sicurezza. Ci sono poi diversi centri urbani che cominciano a praticare forme di mobilità nuova: a Bolzano, Firenze, Pisa, Torino, Milano, Bologna, Venezia, Ferrara più del 50% degli abitanti cammina, pedala, usa i mezzi pubblici. La sharing mobility è una realtà per un milione di italiani. Firenze, Milano e Torino sono le città con la maggiore offerta di mobilità condivisa. Quelle invece più bike friendly, dove più di un cittadino su cinque utilizza preferibilmente la bici per i propri spostamenti, sono Bolzano, Pesaro, Ferrara, Treviso, Reggio Emilia. Quest’ultima nel 2016 si conferma la città con più infrastrutture per la ciclomobilità, insieme a Cremona e Mantova. L’estensione delle isole pedonali nei Comuni capoluogo, negli ultimi tre anni di rilevazione, risulta stabile intorno a 0,40m2 per abitante. Le città che hanno un valore almeno doppio rispetto alla media sono 12: le più camminabili, oltre al caso particolare di Venezia, sono Verbania, Terni, Lucca, Cremona, Firenze e Pescara. Se da una parte cresce la voglia di una mobilità alternativa, dall’altra in Italia l’auto resta ancora il mezzo di trasporto più ingombrante come si evince dal tasso medio di motorizzazione: 624 auto ogni 1000 abitanti, (a Madrid sono 411, a Berlino 392, a Londra 331 e a Parigi appena 166). Nel nostro Paese oltre al caso particolare di Venezia (che conta 424 auto ogni 1.000 abitanti), solo a Genova e La Spezia si registra un tasso inferiore o uguale a 500 auto per 1.000 abitanti, seguite da Milano, Firenze, Bologna e Trieste. Per la diffusione del solare termico e fotovoltaico installato su strutture pubbliche brillano Padova, Macerata, Pesaro e Verona. Infine gli alberi: a quattro anni di distanza dall’approvazione della legge nazionale 10/2013 Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, soltanto il 62% dei capoluoghi è stato in grado di fornire un bilancio del numero di alberi esistenti in aree di proprietà pubblica (strade e parchi). Nonostante un tasso di risposta ancora insoddisfacente ci sono 21 città che presentano una dotazione superiore a 20 alberi/100 abitanti e le 6 migliori superano i 30 alberi/100 abitanti (Bologna, Mantova, Rimini, Arezzo, Modena, Brescia).

Incendi Morrone: Qualità aria dati dal 22 al 29 agosto

Incendio Morrone, il monte brucia da 10 giorni e Arta diffonde i dati aggiornati sulla qualità dell’’aria grazie al laboratorio mobile situato nella frazione Marane di Sulmona. Il monitoraggio sarà ampliato con altre 2 centraline. I dati sono riferiti al periodo compreso tra il 22 agosto, a partire dalla tarda mattina, e le prime ore del 29 agosto. Gli inquinanti monitorati sono: Monossido di carbonio (CO), Benzene, Toluene, polveri sottili (PM10) e Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) totali. Vengono forniti inoltre i dati relativi alla velocità e alla direzione del vento registrati nello stesso arco temporale. 

In generale, si riscontra per gli inquinanti monitorati un andamento delle concentrazioni progressivamente in diminuzione rispetto ai primi giorni. Non si registra ancora un ritorno alle condizioni caratteristiche della zona in esame in quanto persiste una differenza tra giorno e notte, con valori che si innalzano nelle ore notturne al mutare della direzione del vento. Come già annunciato, il monitoraggio della qualità dell’aria in località Marane proseguirà per il tempo necessario a verificare tale tendenza. Oltre che nella frazione Marane di Sulmona, un’altra centralina mobile per il rilevamento degli inquinanti atmosferici è stata posizionata questa mattina a Pacentro, in piazza Madonna delle Grazie. Si tratta del laboratorio mobile concesso dall’Arpa (agenzia regionale ambiente) Molise su richiesta del Direttore generale dell’Arta, Francesco Chiavaroli. Non avendo riscontrato altre disponibilità di analoghi mezzi attrezzati presso le altre Agenzie regionali del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, Chiavaroli ha individuato con procedura di “somma urgenza” un laboratorio privato abruzzese che nel primo pomeriggio di oggi posizionerà a Prezza il proprio mezzo per il monitoraggio della qualità dell’aria, nel sito individuato d’intesa con il Comune. Da oggi saranno dunque 3 le postazioni che verificheranno le concentrazioni degli inquinanti nell’aria delle zone interessate dagli incendi della Valle Peligna. «Ringrazio il personale dell’Agenzia che – spiega Chiavaroli – nella giornata di ieri si è attivato prontamente per consentire la ricerca e l’attivazione delle nuove unità mobili per le misurazioni e i tecnici dei Distretti provinciali di Chieti e L’Aquila che da giorni sono impegnati nelle attività a supporto di Regione e Comuni per far fronte all’emergenza incendi». 

Incendio Morrone: Asl potenzia monitoraggio qualità aria

Situazione sotto controllo, finora nessuna richiesta intervento. (Fonte Ansa) – Saranno 3 le postazioni Arta (Agenzia regionale di tutela dell’ambiente) che da domani monitoreranno la qualità dell’aria nella valle Peligna ancora invasa dal fumo che viene dal Morrone. Lo ha annunciato Palmiero Susi, delegato del dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Sulmona. In questo modo si renderà ancor più efficace e completo l’esame delle sostanze presenti nell’aria per  effetto dell’incendio.     Intanto il responsabile del dipartimento Asl, Domenico Pompei, presente al vertice di oggi pomeriggio nella sede del Centro operativo misto (Com) a Sulmona, ha sottolineato che la situazione è sotto controllo e per il momento non è il caso di fare allarmismo, limitandosi a semplici precauzioni. “Abbiamo rilevato l’innalzamento dei livelli di sostanze inquinanti particolari solo in alcune ore della notte – ha detto Pompei – ma un pericolo reale per la salute dei cittadini non c’è. Chiaro, le precauzioni vadano osservate soprattutto da persone soggette già a patologie delle vie respiratorie, come anziani o ragazzi sofferenti d’asma. Peraltro finora dai servizi di pronto soccorso degli ospedali di Sulmona, Castel di Sangro e Popoli non vengono segnalate richieste di intervento per disturbi provocati dal fumo”. Pompei ha poi dato alcuni suggerimenti come quello di evitare attività fisica nelle zone invase dal fumo dell’incendio e di lavare frutta e verdura raccolti negli orti e nei campi della Valle Peligna.

Incendi: Bonelli, gravi ritardi su spegnimento al parco Maiella (Fonte Agi) “Da molti giorni sta bruciando il Parco della Maiella, ci sono paesi come quello di Pacentro che a causa della grande quantità di fumo prodotta dall’incendio, ci arrivano segnalazioni che la popolazione si trovi in seri problemi di salute, soprattutto a livello respiratorio – Lo scrive, in una nota, il coordinatore nazionale dei verdi Angelo Bonelli, che aggiunge – Troviamo sconcertante il ritardo con cui si e’ cominciato ad intervenire per spegnere l’incendio. Ci è arrivata anche una segnalazione di un elicottero non più in grado di intervenire nelle operazioni di spegnimento per problemi legati alla manutenzione. Ci chiediamo per quale motivo Regione Abruzzo, Protezione civile e ministero dell’Ambiente non abbiano attivato le procedure del Sistema di protezione Civile Europeo e non abbiano convogliato più mezzi antincendio possibili – conclude Bonelli – É incredibile che per 10 giorni il fuoco, partito da monte Morrone abbia continuato a bruciare il Parco della Maiella. Il ministero dell’Ambiente è chiamato a rispondere di questa grave inadempienza e degli enormi ritardi con i quali sono partiti i soccorsi e le operazioni di spegnimento”.

Sulla bolla di fumo in cima al Morrone che brucia con Pasquale Di Toro. Inedito Report-age.com

L’eremo di Santa Croce non brucia sul Morrone grazie alle squadre di Vigili del fuoco, Alpini, Protezione civile e volontari che si sono succedute sulla cima del monte per monitorare il sito e proteggerlo. Che aria si respira in valle possiamo immaginarlo vedendo le immagini di questo reportage, da 9 giorni il Morrone è in fiamme.

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