Chiusi i battenti delle fabbriche non essenziali in Val Fino, Rifondazione: ora la Val di Sangro

“Le attività lavorative non essenziali vanno chiuse – insistono Maurizio Acerbo e Marco Fars, segretario nazionale e regionale del partito della Rifondazione comunista e Sinistra europea – Non ha senso prendersela con chi va a correre e poi costringere le persone ad andare a lavorare laddove non sono garantite misure di prevenzione del contagio adeguate, come non ha senso mettere a rischio lavoratori e comunità per mantenere aperte produzioni non essenziali”.

I sindaci della Val Fino hanno chiesto di chiudere i battenti delle fabbriche non indispensabili e a chiederlo ora sono  anche i primi cittaidni della Val di Sangro. “Il presidente Marco Marsilio ha fatto bene a recepire richiesta della val Fino. Perché non c’è Penne? – domandano i politici – Marsilio faccia lo stesso con Val di Sangro e tutte le aree con forte concentrazione industriale. Si comporti meglio del suo collega Fontana che per non far arrabbiare gli industriali del bergamasco ha consentito che vada avanti una strage di innocenti tenendo aperte le fabbriche nell’area più industrializzata d’Italia. Il caso positivo alla Isri di San Salvo (Ch) ha strette relazioni con la Isringhhausen di Atessa  (Ch) dell’indotto Sevel – spiegano – E dimostra ancora una volta la gravità del momento e la insensatezza di mantenere attive le produzioni non essenziali. Impensabile far fronte ad una dinamica del ciclo produttivo che vede, ad esempio, sotto lo stesso tetto di uno stabilimento, a lavoro, operai che fanno capo ad aziende diverse. In Val di Sangro trasfertisti, somministrati, ditte esterne, precari, flusso di corrieri, sono purtroppo la regola, non l’eccezione, si rischia di vanificare gli sforzi che tutti stiamo facendo – conclide Acerbo – Multinazionali e aziende che sul nostro territorio saranno chiuse potranno donare e ottimizzare la distribuzione delle mascherine alle Asl abruzzesi e alle produzioni essenziali che ne hanno bisogno. Per quanto ci riguarda continuiamo a chiedere che sia il governo con un decreto a fermare tutte le attività non essenziali in tutta Italia”.