In Europa il Pd ha votato a favore di Centrale e Metanodotto Sulmona-Foligno. Gli ambientalisti Peligni intervengono

Il Parlamento europeo ha approvato, la scorsa settimana, la nuova lista (4) delle infrastrutture energetiche finanziabili dall’Ue che comprende 32 progetti che riguardano il gas. I Comitati cittadini per l’ambiente intervengono per sottoineare  che tra questi progetti è ricompreso il metanodotto Sulmona-Foligno e la centrale di compressione  Snam di Sulmona in area a massimo rischio sismico. Come anticipato anche dal quotidiano la Notizia.

Nell’elenco ci sono 6 progetti italiani e tra questi è inserito il raddoppio del Tap, che prelude dunque ad un futuro potenziamento della centrale si spinta Snam che sarà costruita presto a Sulmona (Aq), il collegamento Tap e metanodotto Rete adriatica a Meledugno, l’Eastmed (da  Cipro al Salento),  il gasdotto che collegherà Malta a Gela e quello Ungheria – Italia via Slovenia. Il provvedimento è stato approvato con 443 voti favorevoli, 169 contrari e 36 astenuti. Hanno votato contro i Verdi e il M5s, mentre il Partito democratico ha votato a favore.

“Questo voto  svela l’ipocrisia del programma Green deal annunciato con enfasi dalla nuova Commissione Europea presieduta da Ursula von der Leyen secondo cui verranno spesi 1000 miliardi di euro  per la riconversione ecologica dell’economia  al fine di azzerare le emissioni da fonti fossili entro il 2050 – scrivono in una  I Comitati cittadini per l’ambiente – Con il voto del 12 febbraio si è deciso di finanziare progetti relativi al gas per 29 miliardi di euro. Nell’ambito del programma di finanziamento dell’Ue, ogni progetto potrebbe essere coperto fino al 50% dai contribuenti europei. In questo modo una grande quantità di denaro pubblico verrà destinata ad opere costose ed inutili che andranno ad aggravare l’emergenza climatica quando invece l’Europa dovrebbe investire in efficienza energetica e fonti rinnovabili”.

Aggiungono dallo storico Comitato ambientalista Peligno: “Con questa scelta l’Europa viene condannata a bruciare combustibili fossili per generazioni, in aperto contrasto con l’accordo di Parigi del 2015 che impegna le Parti a contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C  rispetto ai livelli preindustrialì. Secondo l’ultimo rapporto di Artelys (Società internazionale di consulenza specializzata nel settore dell’energia) le infrastrutture esistenti bastano a garantire la sicurezza delle forniture energetiche per l’Europa, alla luce degli obiettivi energia-clima al 2030 in cui si prevede una riduzione del 29% della domanda complessiva di gas. L’attuale infrastruttura di gas in Unione europea è sufficiente a soddisfare  una varietà di scenari di domanda futura nell’UE-28 anche nella eventualità di casi estremi di interruzione dell’offerta”.

La situazione di sovracapacità delle infrastrutture del gas si riscontra anche nel nostro Paese, dove a fronte di una potenziale capacità di importazione di circa 140 miliardi di m³ annui (metanodotti dall’estero più rigassificatori) il consumo interno non supera i 75 miliardi di m³.

“La costruzione di nuovi impianti del tutto superflui, oltre alla distruzione dell’ambiente e all’aumento dei rischi per la salute e la sicurezza pubblica, porterà ad un aumento del prezzo del gas che si scaricherà sulle bollette energetiche di tutti i cittadini e comprometterà la competitività delle imprese dell’Unione Europea”così chiarivano anche in commissione europea enegia, a fine gennaio, i 17 europarlamentari stranieri che hanno sottoscritto la risoluzione verde per rivedere la Lista 4 di infrastruttura da finanziare attraverso la Banca europea degli investimenti (Bei) tutti basati su energia fossile per gli approvvigionamenti europei dell’Europa connessa.

“La sciagurata decisione assunta dalla maggioranza del Parlamento Europeo è la riprova di quanto siano forti le pressioni delle multinazionali del gas sulla classe politica alla quale dettano le linee guida della politica energetica dell’Unione europea e quindi del radicamento del loro settore all’interno delle istituzioni – denuncia il coordinamento europeo ambientalista Friends of the earth europe che ha redatto un dossier in cui si  afferma –  Vi è una infiltrazione profonda  delle lobby fossili nel processo decisionale dell’Unione. Il gruppo Entasog, istituito per definire il futuro dell’energia nel vecchio continente, ha costantemente esagerato le stime sulla domanda di gas ed è composto in gran parte da portatori di interesse dell’industria, tra cui grandi compagnie come Engie, Enagas e Omv.