Impegno a tutela dell’Orso bruno: genetica e genomica per la sua conservazione

Un tavolo tecnico di genetica e genomica sarebbe opportuno per il monitoraggio genetico della popolazione di orso bruno marsicano, a confermarne l’utilità sono Ispra (Istituto superiore di protezione e ricerca ambientae), Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e Parco nazionale della Maiella in una nota pubbicata nel sito Parchi news messa in evidenza oggi da Orsa pro natura per sottolineare li sforzi  profuisi per la conservazione  dell’Orso bruno appenninico.

“L’Orso bruno  frequenta abitualmente l’area Sud della valle Peligna, adiacente a Case Pente, corridoio faunistico tra Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, Riserva regionale del monte Genzana e Parco nazionale della Maiella, in cui è stata prevista la centrale di compressione e spinta di gas metano – dichiara Maria Clotilde Iavarone coordinatrice di Orsa pro natura peligna che aggiunge – Nella scheda presentata dalla Snam leggiamo: Funzionamento continuo 24h  (inquinamento luminoso h24), inquinamento acustico non>60 decibe/h (normativa: non >50 decibel/h di giorno, non >40 decibel/k di notte).

Comunicato congiunto Ispra, Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e Parco nazionale della Maiella. Orso bruno marsicano: al via il Tavolo Tecnico sulla genetica e la genomica di conservazione. 

L’orso bruno appenninico è un taxon iconico italiano in pericolo di estinzione, classificato dalla Iucn come critically endangered. L’isolamento prolungato ha trasformato questa popolazione in un’unità evolutiva unica (Esu: Evolutionary significant unit) che come tale deve essere gestita e conservata. Vista la consistenza numerica ridotta e la scarsa variabilità genetica residua, si è reso necessario nel tempo programmare e delineare considerevoli sforzi di conservazione, volti a rallentarne il declino e migliorarne lo status. Attualmente la sua ripresa è una delle maggiori priorità in Europa.

Il monitoraggio di specie rare ed elusive come l’orso bruno richiede l’applicazione di metodiche non invasive che non prevedono necessariamente la cattura e la manipolazione degli animali, bensì moderne tecniche di biologia molecolare che si basano sull’analisi del Dna ricavato dalla raccolta di resti biologici lasciati dalla specie sul territorio, quali peli e feci. Le metodologie di campionamento genetico non invasivo permettono di ricavare diversi parametri di popolazione. In particolare, per il marsicano ad oggi è possibile: determinare il numero minimo di animali presenti, attraverso il numero di genotipi unici identificati; determinare molecolarmente il sesso degli animali identificati; monitorare gli animali in dispersione e l’andamento della variabilità genetica della popolazione nel tempo.

Nel 2019, è stato siglato dal Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), Parco Nazionale della Maiella (Pnm) e Ispra un accordo per il monitoraggio genetico a lungo termine della popolazione di orso bruno marsicano. Nell’ambito di detto accordo, oggi, i rappresentanti dei Parchi e delle Regioni interessate dalla presenza del plantigrado e i ricercatori del settore della Conservazione faunistica e genetica di Università, Istituti zooprofilattici territoriali ed Enti di Ricerca hanno dato avvio ad un tavolo tecnico di genetica e genomica per definire adeguate strategie di monitoraggio, ricerca e conservazione.

Il tavolo tecnico è incaricato di sviluppare le linee di ricerca delineate nel documento e le modalità operative per la standardizzazione delle procedure da applicare in caso di: monitoraggio genetico non invasivo, calcolo della stima della dimensione della popolazione e nuove metodologie di analisi. Il Tavolo Tecnico discuterà, in particolare, le problematiche relative all’individuazione di nuovi marcatori in grado di descrivere meglio la variabilità genetica, permettendo auspicabilmente di ottenere indicazioni sul grado di parentela fra gli individui identificati.

Gli incontri vedranno seduti allo stesso tavolo i rappresentanti di Pnalm, Pnm e i ricercatori Ispra (Bio-Cge), in qualità di proponenti, insieme agli esponenti della Direzione capitale naturale, parchi e aree protette della Regione Lazio, del settore grandi carnivori della Provincia autonoma di Trento e i ricercatori dell’istituto Zooprofilattico di Lazio e Toscana, del Dipartimento di biologia e biotecnologie Charles Darwin dell’Università di Roma La Sapienza, del Dipartimento di Scienze della Vita e biotecnologie (SVeB) dell’Università di Ferrara e del Centro ricerca e innovazione della fondazione Edmund Mach rnte di ricerca della Provincia autonoma di Trento.