Pascoli, contributi Ue: l’Italia ha facoltà di decidere sulle quote e non lo fa

É l’Italia a decidere quali agricoltori ammettere ai contributi  comunitari e  ad intervenire in caso di violazione, ribadirlo non fa male, ma in tutti questi anni il Belpaese è rimasto fermo a guardare sull’Immondo mercato del sistema delle quote, così lo definisce ora il circolo sulmonese del Pd.

Aggiornamento

Ogni Stato membo dell’Unione europea ha una certa autonomia i n materia di quote pascoli, è la risposta data all’interrogazione di Andrea Cozzolino (Pd) sul sistema delle quote assegnate agli allevatori attraverso un meccanismo che non ha giovato i pastori locali, categoria andava maggiormente assistita e difesa, soprattutto nel centro Sud.

A Sulmona (Aq), dopo la risposta alla interrogazione i rappresentanti locali del Partito democratico oggi s’impegnano, intessandone il Pd nazionale, a promuovere iniziative utili per promulgare una legge che risolva la questione delle quote pascoli.

Il movimento degli allevatori (Cospa), con diverse denunce ed esposti alle forze dell’ordine, reppresentò il caso  già dal 2012. Indennizzi commisurati al valore dei terreni  senza necessità di bestiame, mucche per l’esattezza, che all’anagrafe bovina risultavano superare gli 83 anni di età. E , affinando il sistema, con animali presi in prestito dagli allevatori senza più terreni per il pascolo costretti a cedere il bestiame così  perdendo l’indennizzo comunitario, almeno da quest’anno.

Al Nord i terreni su cui valutare i contributi comunitari hanno avuto una stima superiore rispetto al resto della Penisola  perchè più produttivi e coltivati con prodotti come il tabacco, remunerativo, e ancora per una certa influenza della categoria. Valori importanti rispetto ai fondi del Sud destinati semplicemente al pascolo e valutati una miseria.

Nel corso dei decenni sono state diverse le proteste messe in campo e gli allevatori hanno chiesto di ridurre il divario e le differenze tra i territori e le varie regioni, acuite dal momento in cui le quote non hanno avuto più confine regionale, così in Sandegna, in Siciia, Calabria e anche in Abruzzo. Ora, i contributi hanno arricchito certe aziende che possono quindi permettersi di pagare somme inaccessibili agli allevatori locali. Non solo si rischia l’estinzione dei pastori, dal momento in cui le quote cesseranno le montagne si svuoteranno  e la vegetazione invaderà i territori creando altri problemi.

Con una risposta ad una interrogazione  Andrea Cozzolino, onorevole dal 2009: “Si è demandato al Parlamento di ogni singolo Paese membro della comunità disciplinare legislativamente la materia, come Circolo di Sulmona impegneremo il Pd a promuovere tutte le iniziative utili affinché venga finalmente promulgata una legge che ponga fine a questo immondo mercato. Ciò a salvaguardia di quelle categorie di lavoratori  e di un territorio che di tutto ha bisogna tranne che di una subdola infiltrazione malavitosa”.

Risposta Interrogazione Cozzolino giugno 2019: “Nel contesto della gestione concorrente, spetta agli Stati membri valutare l’ammissibilità degli agricoltori ai pagamenti diretti. Il quadro giuridico vigente lascia agli Stati membri una certa flessibilità nell’attuazione delle norme in materia di pagamenti diretti, incluse, tra le altre, quelle relative agli agricoltori in attività, agli ettari ammissibili, all’attivazione e al trasferimento dei diritti all’aiuto e alla convergenza del valore di questi ultimi. Disposizioni specifiche circa il sistema integrato di gestione e di controllo consentono agli Stati membri di affrontare i casi di violazione della normativa. Quanto all’acquisto e alla locazione di terreni, tali aspetti sono disciplinati dal diritto nazionale ed esulano dall’ambito di applicazione della politica agricola comune (Pac)”.