Pecore morte nel Borsacchio, il Wwf sollecita verifiche sulle cause dei decessi

Da Lucoli, in provincia dell’Aquila, alla provincia di Teramo in questi giorni vengono ritrovate diverse carcasse di pecore finite in aree protette.

Nella Riserva regionale del Borsacchio il ritrovamento che impone controli dell’Azienda sanitaria locale di Teramo per accertare la causa dei decessi di questi animali di allevamento che potrebbero essere imputabili non solo ai lupi, che potrebbero averne mangiato la carne appena dopo va morte, non solo al randagismo, all’avvelenamento, ma anche ad un’altra causa legata al bestiame vecchio e non più produttivo, inutile e troppo costoso da custodire così  abbandonato, rimuovendone i chip e in alcuni casi utilizzare il certificato dell’animale morto per continuare a riceve contributi anche comunitari.

Le carcasse di animali d’allevamento vanno cremate per legge, questo costa, ma in provincia di Teramo come in provincia dell’Aquila quanlcosa non quadra se la decomposizione di animali di allevamento fa bella mostra sulle aree protette

“Purtroppo per la Riserva regionale del Borsacchio si paga l’immobilismo del Comune di Roseto degli Abruzzi che dal 2005 non ha voluto creare l’organo di gestione della riserva né adottare il Piano di assetto naturalistico previsto dalla legge istitutiva della riserva – interviene il Wwf Teramo – Questo fa sì che non vi è alcuna pianificazione e programmazione di attività di monitoraggio e ricerca sulle specie presenti, né di tutela e valorizzazione delle attività compatibili nell’area protetta come la pastorizia”. L’associazione del Panda avanza l’ipotesi che si tratti animali predati dai lupi e, in questo caso suggerisce delve soluzioni

“Il lupo si sta effettivamente espandendo in maniera spontanea su tutto l’Appennino centrale ed è normale che sia presente all’interno di aree naturali protette, come la Riserva del Borsacchio, che vengono istituite proprio per difendere le specie animali e vegetali, ad iniziare da quelle protette come il lupo. Catturare e spostare questi animali nei “luoghi di montagna” come è stato ipotizzato, oltre che vietato dalla legge, è del tutto inutile perché l’areale è ormai questo e il lupo ben presto tornerebbe nell’area”. Meglio affrontare il problema in maniera scientifica e in ogni caso, se si trattasse di rpedatori, non ci sono motivi di preoccupazione perché, da un lato, non si registrano in Italia episodi di aggressione all’uomo da parte del lupo, dall’altro, possono essere messi in atto sistemi di prevenzione come i cani pastori e i recinti elettrificati.

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