Associazione Vittime del Dovere: “Impegni non mantenuti anche da questo Governo”

Dopo l’impegno profuso anche quest’anno per attenuare la discriminazione ai danni delle vittime del dovere, ancora una volta le richieste vengono glissate dalle discussioni capitoline dell’esecutivo nazionae che si appresta a definire in queste ore la manovra finanziaria.

“A nulla valgono le promesse dei politici, i loro impegni urlati ai telegiornali, i buoni propositi” impressi  nei comunicati stampa delle segreterie parSi definice in queste ore la manovra finanziaria e damentari scrive in una nota  l’associazione presieduta da Emanuela Piantadosi – Le ragioni dei numeri, della quadratura dei bilanci, la mancanza atavica di fondi negati alle vittime del dovere, ma misteriosamente e puntualmente recuperati all’ultimo minuto, per gli amici degli amici, per le cause più assurde ed insignificanti, seppelliscono sempre più in fondo la dignità, la compostezza, l’eroismo di chi ha dato la vita per lo Stato e nella nuda terra giace”.

Fondata nel 2007, l’associazione nazionale conta oltre 500 famiglie, sono soci ordinari esclusivamente vedove, orfani, invalidi e genitori di appartenenti alle Forze dell’Ordine e Armate e Magistratura, caduti o rimasti invalidi nel contrasto alla criminalità comune e organizzata e al terrorismo. “Abbiamo rappresentato in tutti i contesti il fatto che l’emendamento di risarcimento per le Vittime del Dovere, caparbiamente presentato dalla nostra associazione da oltre un decennio, permetterebbe di far risparmiare denaro pubblico e ci eviterebbe l’umiliazione di promuovere cause contro lo Stato per cui i nostri cari hanno dato la vita – spiega la presidente –  In questi ultimi anni di porte sbattute in faccia ne abbiamo avute tante e purtroppo sempre in prossimità delle festività natalizie, quando l’assenza dei nostri cari è ancor più dolorosa. Tutti i governi, di tutti i vari partiti, dal 2008 ad oggi con argomentazioni inconsistenti si sono sottratti alle loro responsabilità. A noi nel frattempo resta quella sedia vuota”.

Anche quest’anno una lunga scia di sangue e Vittime del dovere ricorda le tante passerelle dei politici di turno ad ogni funerale per manifestare i soliti buoni propositi. “Impegni che ormai neanche più ci scompongono perché smentiti dalla realtà dei fatti – è scritto nella nota – Anche chi si proponeva come forza politica diversa nel modus pensandi et operandi si è dimostrato fino ad oggi allineato alla tradizione politica del Paese che non mette tra le priorità la tutela della dignità e della memoria di chi lo Stato lo serve e ne garantisce la continuità a prezzo della propria vita”.

Anche il senatore Nicola Morra (M5s), ospite in un seminario di criminologia organizzato all’Aquila dall’associazione, per discutere di mafie, si è espresso sul tema con una vecchia storia: “Io ho prestato servizio militare dopo essermi laureato e sono stato assegnato, avendo una laurea in filosofia, avendo però sostenuto però parecchi esami in storia, quindi il generale mi sopporterà un pochino meglio, son stato assegnato con l’incarico di scritturale, zero sessanta se non ricordo male, nel 1988 alle dipendenze dell’allora dirigente di Difer Pensioni che era la direzione generale che erogava i trattamenti pensionistici ai dipendenti del ministero della difesa. Ricordo che a fine maggio del 1988 il dottor Vagnoni, così si chiamava, chiamò me e gli altri 3 commilitoni che servivan appunto il suo ufficio perché quella mattina sarebbero state ricevute, appunto dal dottor Vagnoni, le 4 vedove della scorta di Aldo Moro. A distanza di 10 anni, lo Stato che dovremmo scrivere con la maiuscola si degnava di corrispondere ad ognuna delle stesse 100 milioni di lire come indennizzo per quello che avevano subito. Io all’epoca avevo 25 anni, mi sono vergognato. Vergognato di essere italiano perché per 10 anni, tu Stato, e cioè tutti quanti noi, hai costretto quelle famiglie ad andare avanti senza un loro caro, senza un reddito importante e sistematico e semplicemente con va solidarietà degli amici, dei parenti, delle associazioni di volontariato che provvedevano e provvedono a far quello che lo stato troppe volte non fa”.

Nella tradizione storica e culturale di ogni grande popolo e in tutte le epoche storiche, chi muore per i grandi ideali, espressione del sentire umano e per garantire la sicurezza delle Nazioni ha l’onore di restare imperituro nella memoria collettiva. L’Aretè era nella tradizione culturale greca, culla del sapere occidentale, la capacità di compiere bene il proprio dovere, la capacità di qualsiasi di assolvere bene il proprio compito. “Speriamo che questa virtus, propria del destino dei nostri cari, non faccia difetto ai  ministri – conclude Emanuela Piantadosi, presidente di Vittime del dovere –  Attendiamo in queste poche ore rimaste, un sussulto di coerenza e di onestà intellettuale che non dovrebbe mai mancare a chi guida la nostra meravigliosa Patria,che le Vittime del Dovere nella loro umiltà hanno onorato”.

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