Venerdì appello per l’uccisione dell’Orso a Pettorano sul Gizio

Si terrà venerdì presso la Corte d’Appello dell’Aquila, l’udienza di II grado del procedimento contro il responsabile dell’uccisione di un orso avvenuta a Pettorano sul Gizio (Aq) nel 2014.

Il procedimento di primo grado, concluso al tribunale di Sulmona(Aq) il 10 aprile 2018 ha chiarito che l’animale, reo di aver predato alcune galline di proprietà dell’imputato, è stato colpito di spalle dai colpi esplosi da un fucile da caccia utilizzato dall’uom assolto perché secondo il giudice, Marco Billi, non vi erano prove sufficienti. A seguito dell’assoluzione, il procuratore generale dell’Aquila ha proposto appello contro la sentenza, ritenendo che gli elementi acquisiti nel corso del procedimento apparivano “congrui nel dimostrare la piena responsabilità [dell’imputato], sia sotto il profilo materiale che psicologico, senza possibilità di logica lettura alternativa degli stessi, spiegano le associazioni che si sono costituite parte civile nel procedimento.

“Siamo certi che le tante prove a carico dell’imputato, come emerge dalla documentazione acquisita e dal lavoro fatto a suo tempo dal Corpo forestale, non potranno essere ignorate dalla Corte di appello – dichiarano Lac, Lav e Wwf– che avrà quindi l’opportunità di riformare la sentenza di primo grado ribadendo che la giustizia ‘fai da te’ non è ammissibile in nessun caso e che l’uccisione di un animale particolarmente protetto, anche a livello europeo dalla Direttiva Habitat, come l’orso, costituisce un vero e proprio atto di bracconaggio. Questo è ancor più grave alla luce dell’elevato rischio di estinzione dell’orso marsicano, di cui rimangono appena una cinquantina di individui, e ciascuno di esso è pertanto fondamentale per la conservazione della specie”.

I danni prodotti dalla fauna selvatica sono sempre risarciti dalle amministrazioni, anche se spesso con gravissimi ritardi. Comunque è discutibile imbracciare un fucile per ammazzare un orso in cerca di cibo che danneggia dei pollai, per risarcimenti di poche centinaia di euro. “Mettiamo definitivamente la parola fine a questi episodi e riconosciamo il valore di un territorio, l’Abruzzo, che ha garantito la sopravvivenza della specie Orso bruno marsicano”.