Orso fucilato a Pettorano, a fine ottobre il processo d’appello

Il 29 ottobre in Corte d’Appello all’Aquila si terrà il secondo grado di giudizio per il caso dell’orso fucilato alla schiena a Pettorano sul Gizio (Aq) a settembre 2014.

Il plantigrado come altre volte, in fase di iperfagia, quelle sere si aggira per il paese in cerca di cibo per prepararsi all’inverno. L’11 settembre l’animale viene colpito alle spalle più di una volta. A trovarlo agonizzante, la mattina successiva, è un romeno di passaggio su una pista ciclabile di Vallelarga, frazione di Pettorano, ai piedi del paese. Per l’orso non c’è più nulla da fare. Nell’intestino del plantigrado l’anatomopatologo recupera molti pallini. I fori sulla carcassa presenti ai fianchi e alla schiena, sulla parte posteriore dell’animale, fanno pensare ad un’azione di attacco più che di difesa. Si cerca il responsabile, le indagini portano ad un pensionato, 61enne cacciatore, che confessa di aver ammazzato l’orso nel timore che potesse accadere qualcosa alla famiglia della figlia in quella notte buia e tempestosa il grande carnivoro mammifero si era avvicinato troppo ad un’abitazione ricadente nel suo areale. Il signore è stato assolto dal giudice Marco Billi in primo grado perchè il fatto non costituisce reato.

Le associazioni Salviamo l’Orso, Lav e Wwf hanno impugnato la sentenza e sono ricorsi in appello bollando l’assoluzione del tribunale di Sulmona (Aq) nell’aprile 2018, come un fatto incredibile. “La decisione della procura generale che ha accolto la richiesta di appello delle associazioni a maggio 2018, ha confermato che i nostrildubbi nei confronti della sentenza, rinforzati dalla lettura delle motivazioni, erano quantomeno fondati” commenta Salviamo l’orso.

“A distanza di piu di 5 anni dall’uccisione del giovane orso, a Pettorano grazie all’opera dell’amministrazione comunale, della Riserva del monte Genzana-Alto Gizio e di Salviamo l’Orso l’atmosfera è profondamente cambiata e la convivenza con l’orso oggi è resa più facile e possibile da un’incessante opera di prevenzione dei conflitti attraverso l’educazione, la disseminazione delle buone pratiche e l’installazione di recinti e porte anti intrusione nei pollai e negli orti dei Pettoranesi. Di questo siamo da una parte felici e dall’altra orgogliosi di aver contribuito alla creazione di una vera Bear smart community, la prima di altre che stiamo promuovendo in Abruzzo e Molise – scrive l’associazione Salviamo l’orso – Dal processo prossimo venturo non ci aspettiamo nient’altro che una giusta condanna dell’imputato, non mesi di galera, ma solo l’applicazione della legge che vieta l’uccisione di un animale protetto da leggi nazionali ed europee, simbolo della nostra regione e che mai si è reso pericoloso per l’uomo, men che mai a Pettorano nell’autunno del 2014, quando colpito da una scarica di pallettoni mentre si allontanava dal pollaio in cui era entrato, moriva poco dopo al termine di una straziante agonia – conclde Slo – Che sia una multa, un’ammenda, il ritiro definitivo del porto d’arma da caccia o un giorno di reclusione con la condizionale non ci importa, ma che sia una condanna”.

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Uccisione orso: assolto Centofanti, il fatto non costituisce reato