Torna l’incubo Inceneritori eppure Tutto si Trasforma Nulla si Distrugge

Chiamateli come volete, termovalorizzatori, inceneritori, non si tratta comunque di disintegrazione di rifiuti per l’ex direttore tecnico dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta Abruzzo), Giovanni Damiani, ma di termo-trasformazione dei rifiuti: “Mi rifiuto di parlare di termodistruttori perchè in natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”. 

Con questo storico ambientalista di Italia Nostra affrontiamo l’argomento che per le plastiche non riciclabili sta riporrando in quota gli inceneritori. Trasformare i rifiuti in fumi, di questo si tratta, ma di cosa c’è bisogno per questa operazione? “Esattamente di  3 discariche” chiarisce Damiani. Quali?

“La prima è per i residui incombusti che sul tal quale arriva a superare il 30% in peso dei rifiuti originari. La seconda discarica è per le polveri tossico-novice, micidiali, trattenute dai cicloni e  filtri a manica – aggiunge il tecnico – La terza discarica è l’atmosfera: CO2 climalterante e sostanze diverse, inquinanti, come gli ossidi di azoto, l’ossido di carbonio, nanopolveri e microinquinanti organici persistenti, metalli pesanti che se non si vedono non sono spariti, ma ci sono e agiscono ognuno apportando problemi seri”.

Una situazione drammatica, il 40% delle plastiche non si riciclano e vengono immesse nell’ambiente, cosa propone? “Propongo intanto l’applicazione del principio europeo di correzione alla fonte, uno dei principi cardine dell’azione del nostro essere europei, tanto efficace quanto misconosciuto o volutamente ignorato. Applicandolo portemmo fare almeno 3 cose: primo, sostituire i prodotti plastici con altri che possono essere demoliti dai processi naturali (niente fibre plastiche nei tessuti e in altri prodotti, ma ricorso al lino, al cotone, alla lana, alla canapa, alla cellulosa, alle altre innumerevoli fibre naturali). É mai possibile che quando compro un po’ di pomodorini li debbo prendere con una vaschetta di polistirolo espanso e con una copertura di polietilene e quando compro paste alla crema me le danno in un vassoio di cartoncino e copertura con un foglio di carta? Insomma occorre ridurre gli imballaggi e se proprio servono che siano biodegradabili.  Oggetti fragili, ad esempio, possono essere inscatolati con pop-corn invece che con palline di polistirolo o plastiche con bollicine d’aria.

Secondo, introdurre accorgimenti per la tracciabilità della specie chimica del polimero di plastica perchè le stesse possano essere effettivamente recuperate come materia per il riciclo. Oggi l’impossibilità di riciclare il 50% delle plastiche deriva dal fatto che molti polimeri sono indistinguibili e i miscugli di vari polimeri se recuperati da prodotti scadentissimi e inutilizzabili.

Terzo, obbligare i produttori a progettare i beni per il dis-accoppiamento delle plastiche da altre sostanze, così che possano essere facilmente separate fra loro (es. plastica-metallo, plastica-vetro ecc.), riconosciute e riciclate efficacemente.

L’incenerimento confligge con l’economia circolare? “I rifiuti o lo distruggi o li reimpiegi. I microinquinanti, tra cui interferenti endocrini, cancerogeni, mutageni) persistenti si accumulano  nell’ambiente e nei viventi anche se misurati al camino risultassero in concentrazioni bassissime. Entrano nelle catene e nelle reti alimentari, ce li ritroviamo negli alimenti. Altro che inceneritori di nuova e mai precisata generazione che non sarebbero quelli di 20 anni fa. La nuova imprecisata generazione veniva invocata anche per le centrali nucleari che Berlusconi voleva fare in Italia pochi anni fa ed era esattamente la generazione di quella di Fukushima. L’incenerimento è la resa alla situazione attuale, è l’eccettazione della schifezza in cui questo modello di sviluppo ci ha immerso, è la rinuncia al vero cambiamento necessario per una conversione ecologica della società e dell’economia. Io non ci sto!” con clude Damiani che è stato direttore dell’Anpa, l’Autorità di sicurezza nucleare e per la radioprotezione.

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Marcozzi Versus Campitelli. Per gli inceneritori in Abruzzo è NI