Impianto da sci sui Campi della Magnola, “Opera inutile e dannosa” afferma il Wwf

Domani il comitato regionale di Valutazione d’inpatto ambientale procederà ad esaminare un progetto, integrato, per realizzare un impianto da sci ai Campi della Magnola di Ovindoli (Aq), nell’area d’interesse naturalistico Zona a protezione speciale ( IT7110130) Sirente Velino, in attesa della conferenza di servizi del 17 ottobre.

A dicembre 2017 si spingeva per garantire un impegno economico per il Comune di Ovindoli volto a realizzare un impianto da sci in area già autorizzata (?) per un importo di 12 milioni di euro di fondi Fas così dichiaravano dal Pd, Stefania Pezzopane e Pierpaolo Pietrucci che puntavano su: “Uno sviluppo che sia naturalmente rispettoso” commentavano i 2 ecologisti chiedendo un finanziamento per l’intervento alla luce del finanziamento che in Alto Sangro aveva portato all’inaugurazione di nuovi impianti.

Il Wwf ha inviato osservazioni così come molte altre associazioni con il Comune intento invece a presentare controdeduzioni e integrazioni. Dalla lettura dei documenti le criticità ambientali restano per un’opera impattante da realizzare su un’area di pregio ambientale e naturale. “L’opera prevede, ad esempio, la rimozione della copertura vegetale, oggi costituita da habitat e specie – e come misure di mitigazione – si propone idrosemina e rotoballe: soluzioni di incerta riuscita” spiega il Wwf preoccupato per l’Orso bruno marsicano il cui areale è sempre più ridotto da impianti sciistico e centrali e come specie ad alto rischio estinzione andrebbe lasciata in pace, non disturbata. “Sostenere che l’impatto sulla specie a seguito della realizzazione delle opere sia modesto o contenuto appare quantomeno azzardato, visto che la frammentazione dell’habitat è considerata tra i maggiori fattori negativi in assoluto – spiegano biologi ed espertiper l’orso – Considerato il precario stato di conservazione, non ci si può certo permettere di sottrarre altro habitat anche fossero mediamente idoneo perché é fondamentale per l’Orso che per sopravvivere deve necessariamente ampliare il proprio areale”.

Le integrazioni al progetto non risolvono la problematicità che interessa gli ultimi esemplari di Vipera dell’Orsini. É a serio rischio estinzione questo serpente italiano che corre i maggiori pericoli se si realizza la struttura. Vipera Rara e minacciata com’è, ridotta a resistere solo sull’Appennino centrale, tra Abruzzo e Marche, in poche località d’alta quota. Per la Vipera dell’Orsini è ammesso e accertato anche nello Studio d’impatto ambientale di chi propone l’impianto da sci che Gli impatti diretti più importanti riguardano l’uccisione diretta degli individui a causa della movimentazione della terra con i mezzi meccanici.

É a dir poco assurda la proposta di catturare le vipere (impresa vietata, dannosa e comunque ardua data la cripticità della specie) spostarle e ricollocarle al termine dei lavori, misura contraria alla legge: “Anzi l’iniziativa è a tal punto dannosa che contro questo progetto si è mossa a suo tempo persino una società scientifica, la Societas herpetologica Italica – commenta l’associazione del Panda – Abbiamo elencato solo alcuni dei danni più macroscopici che il progetto può provocare su habitat e specie”.

Alla luce dei cambiamenti climatici finanziare con fondi pubblici un impianto di risalita che probabilmente sarà sempre meno innevato è incomprensibile eppure chi propone l’impianto è consapevole di questa criticità tanto da prevedere un sistema d’innevamento artificiale. Una soluzione che per il Wwf peggiorerà ulteriormente la situazione. “L’altopiano delle Rocche, per la propria conformazione carsica è caratterizzato da scarso deflusso superficiale e sottrarre acqua per spararla con i cannoni da neve potrebbe determinare serie criticità anche per l’approvvigionamento potabile – spiega l’associazione ambientalista – Tutto questo viene semplicemente ignorato nel progetto che propone oggi di attingere l’acqua dalle condotte esistenti, in alcun modo sufficienti per sopportare questo prelievo e in futuro di realizzare nuovi pozzi per prelievi dalla falda sotterranea provocando così ulteriori danni all’ambiente e al delicato ecosistema montano, con possibili disagi per le popolazioni”.

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p style=”text-align:justify;”>Per questo il Wwf Abruzzo ha inviato una nota perché il comitato Via rigetti il progetto anche con le nuove integrazioni – Sottrarre beni comuni come il suolo o l’acqua per opere che non hanno alcun interesse pubblico né reali benefici per la comunità, in nome di una visione antica e superata dello sviluppo della montagna, non può essere in alcun modo condivisibile – dichiara Filomena Ricci, delegato regionale del Wwf Abruzzo – La gestione delle aree montane è questione ben più complessa e richiede interventi e linee di programmazione e di investimento legate all’unico bene certo di questi territori: l’attrattività ambientale che peraltro può portare turismo tutto l’anno – conclude la coordinatrice – La facile strada della realizzazione di impianti da sci che nel giro di poco tempo potrebbero risultare obsoleti e non utilizzabili, come accaduto già altrove in Abruzzo, non porta da nessuna parte, arreca danno e fa spendere inutilmente enormi quantità di denaro pubblico”.