Basilicata. Intesa tra Eni e Coldiretti per monitorare prodotti delle aree a rischio

Il 16 luglio Eni ha raggiunto un’intesa commerciale con la Coldiretti Basilicata con l’obiettivo, dichiarato, di sostenere il neo marchio Io sono lucano sui prodotti lucani con aiuto de tencogia .

Intesa unica in Italia che può contare su un finanziamento di 8 milioni di euro (1,5 milioni stanziati da Eni) a supporto dei prodotti Coldiretti basilicata attraverso il sostegno alla competitività di quelli rientranti nel marchio Io sono lucano, promuovendo iniziative tecnologiche per garantire la commercializzazione e perseguendo l’obiettivo della sostenibilità ambientale con il monitoraggio della qualità dei prodotti, anche nelle aree di operatività dell’Eni, riporta in questa pagina basilicata24.it. Se ne deduce  qualcosa d’inquietante.

Petrolgate. “Gli idrocarburi dispersi dal Cova (Centro olii val D’Agri ndb) si erano insinuati nella rete fognaria consortile ed il deflusso incontrava –e quindi contaminava- il reticolo idrografico della Val d’Agri non distante (circa 2 Km.) dall’invaso del Pertusillo che rappresenta la fonte primaria di approvvigionamento della gran parte di acqua destinata al consumo umano della regione Puglia oltre che la fonte da cui proviene l’acqua indispensabile per l’irrigazione di un’area di oltre 35.000 ettari di terreno” sono le dichiarazioni del 23 aprile di quest’anno rilasciate dal procuratore di Potenza Francesco Curcio.

Saranno monitorati con il sistema digitale anche i prodotti provenienti, probabilmente, dai tanti comuni in cui falde e corsi d’acqua sono risultati contaminati da idrocarburi e sostanze tossiche tanto che i sindaci hanno dovuto vietarne l’uso, o dai siti in cui si sono verificate morie di animali probabilmente causate da inquinanti o, ancora, dalle aree interessate dal disastro ambientale, così è segnalato dalva magistratura che indaga.

La solita comunicazione delle multinazionale. Anche quella del petrolio dispone del suo cavallo di battaglia, ammantato di tecnologia ad effetti speciali ed ultravivaci: “Non c’è da preoccuparsi le nostre potenti risorse scientifiche e tecnologiche sono in grado di superare qualsiasi ostacolo e di dare soluzione a qualsivoglia problema eventualmente causato dall’attività estrattiva”. Un po’ come Snam che per la centrale di spinta di Sulmona (Aq) progetto Rete adriatica, vanta di poter disporre di filtri, nei camini della struttura, capaci di rendere alla valle Peligna un’aria più pulita di quella ingurgitata per garantire una spinta del metano sulla dorsale appenninica e spigerlo in Europa per venderelo e fare profitto.

Comitati e associazioni ambientaliste portano avanti un nuovo appello temendo il peggio: “Quale fiducia possiamo avere nelle millantate capacità tecnologiche di un’azienda che ha provocato un immane disastro ambientale per non aver riparato dei banalissimi fori –peraltro segnalati dal lattoniere interpellato- in serbatoi di acciaio che non erano stati dotati neanche del doppio fondo prescritto dalle norme?

Occorre distinguere la lucanità autentica da quella fasulla  per gli ambientalisti: “É ormai maturo il momento per contrapporre alle multinazionali compradore ed ai loro servi sciocchi il più vasto schieramento possibile di associazioni di produttori agricoli e zootecnici, singoli o in cooperative, tutti chiamati a firmare questo appello ed a costruire insieme un programma di intenti alternativo che nasca, finalmente”.