Ciò che resta della Neviera. Il ghiaccio scomparso d’Abruzzo: Sciopero globale del clima. Friday for future

Domani Friday for future, terzo sciopero globale del clima in tutta Italia e il Wwf in Abruzzo sarà presente con i suoi volontari nelle piazze di Teramo e Atri (Te), Lanciano e Vasto(Ch), Pescara e Sulmona (Aq). Bisogna ridurre le emissioni, i cittadini sono d’accordo e i politici?

A parole sono tutti bravi, anche a manifestare se la cavano, ma è la quotidianità ad avere la meglio, i comportamenti sono cambiati poco in questi ultimi tempi e la campagna per il clima presto verrà a nausea. Si continua a costruire qualsiasi nefandessa, le fonti fossili sono al centro, le centrali poi appesantiscono l’aria con emissioni inquinanti e particolato di ogni genere. Si progettano impianti green solo sulla targhetta con un’anima a forte impatto ambientale. Con il governo giallo rossoPd torna in queste settimane la vecchia scusa  della strategia energetica o di approviggionamenti che basterebbero a riscaldare persino un altro pianeta oltra alla Terra e si continua ad accettare tutto. La situazione in Abruzzo è delle peggiori. Con l’attenzione rivolta solo al Calderone del Gran Sasso, il ghiacciaio più meridionale d’Europa, si dimentica il gelo del Sirente? Forse perchè si è consumato prima, in tempi non sospetti.

cio che resta della Neviera (2017)

Memoria corta ma qualcuno menziona e ricorda, prima del Calderone, che è già scomparsa la storica Neviera di monte Sirente.  Non quest’anno o lo scorso, ma anni fa. E ai tempi non sembrava una notizia, ma il nostro blog lo ha scritto lo stesso, lo ha segnalato, anni prima della stessa dipartita avvenuta nel 2017, seguendo passo dopo passo l’agonia di questo incantevole gigante che nelle notti d’estate vestiva di bianco e invecchiava precocemente, ritirandosi. Pensare che un tempo i blocchi di neve del Sirente, da Primavera all’Estate, venivano tagliati e trasportati nelle Puglie per la ristorazione e anche per le rinomate gelaterie del Tavoliere e del Sud. E già nel 2009 in cima alla Maiella non esisteva più la neve visibile d’Estate sul tragitto per monte Amaro, versante teatino che s’affaccia sull’Adriatico. Quel manto nevoso ora è ridotto ad un fazzoletto macchiato, già da maggio.

Anche la costa abruzzese risentirà dell’innalzamento dei mari. Secondo uno studio dell’Enea del 2018, delle 4 località sull’Adriatico che potrebbero finire sott’acqua entro la fine del secolo ben 3 sono abruzzesi: Martinsicuro (Te), Pescara (Pe) e Fossacesia (Ch). Uno studio del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) del 2019 indica in un 30% la fetta di territorio abruzzese a rischio desertificazione.

“Il movimento globale è uno strumento importate per far sentire ai leader politici la voce della popolazione mondiale – commenta Dante Caserta, vicepresidente del Wwf Italia – Lunedì scorso a New York, si è tenuto il summit sul clima al quale hanno partecipato i Paesi di tutto il mondo che hanno preso impegni per far fronte alla crisi climatica che minaccia la biodiversità globale, ma si deve fare di più”.

mariatrozzi77@gmail.com

La situazione in Italia. L’Italia non è certo esente dai rischi del cambiamento climatico, anzi. Il Wwf Italia ha redatto il dossier La crisi climatica nel Mediterraneo che evidenzia come il bacino del Mediterraneo sia una delle regioni più a rischio. Si è registrato un aumento della temperatura superficiale dell’acqua fino a 1,8 gradi e nella stagione più calda si arriva a 30 gradi. Tutti i ghiacciai ad altitudini minori di 3 mila 500 metri sono fortemente a rischio.

Ecosistemi e specie che potrebbero risentire dei cambiamenti climatici come le mughete della Majella o il Fringuello alpino: le specie che vivono in cima alle nostre montagne sono a rischio e un innalzamento della temperatura, oltre a provocare modifiche alle condizioni degli ambienti, come ad esempio lo scioglimento delle macchie di neve provocherebbe uno spostamento verso l’alto degli ecosistemi, riducendo o facendo scomparire gli habitat idonei per queste specie così peculiari delle nostre montagne.

I fiumi continuano ad essere intubati per centrali ante guerra e con i torrenti e affluenti sempre più restano in  secca e finiscono per limitare anche il trasporto di materiale solido verso il mare con conseguenti fenomeni erosivi sulla costa.

Tutti dobbiamo fare la nostra parte. Gli organismi internazionali, i governi nazionali, le aziende, gli enti locali e anche noi cittadini. Dobbiamo manifestare domani, ma dobbiamo anche adottare stili di vita a più basso impatto ambientale. I giovani che domani manifesteranno chiedono azioni concrete e come associazione ambientalista che da anni denuncia i pericoli del cambiamento climatico ci uniamo alle loro richieste”.

Rapporto Ipcc. Il nuovo rapporto sugli effetti dei cambiamenti climatici sui mari, sulle calotte polari e sui ghiacciai diffuso in tutto il mondo ieri dall’IPCC, l’organizzazione scientifica dell’Onu che si occupa di clima, presenta un quadro drammatico: entro il 2050, il numero di persone che potrebbe essere coinvolto negativamente dal cambiamento climatico è impressionante, si stima in un miliardo.

L’innalzamento del livello del mare dovuto al riscaldamento degli oceani e allo scioglimento dei ghiacci potrebbe subire un’accelerazione e colpire diverse zone del Pianeta. I cambiamenti provocheranno modifiche ad habitat ed ecosistemi, mettendo a rischio le specie dell’artico, ma anche specie che vivono nelle aree più in quota dei massicci appenninici. Il riscaldamento degli oceani è poi dannoso per gli stock ittici, che rappresentano il sostentamento di moltissime comunità, mettendo a rischio le popolazioni delle zone costiere e provocando fenomeni migratori per sfuggire a inondazioni e alluvioni. Dai ghiacciai montani dipende l’approvvigionamento idrico di molte popolazioni e il loro scioglimento comporta un minore accesso all’acqua potabile e una modifica importante di interi ecosistemi fluviali nonché forte stress per specie e habitat ad essi legati.

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