Piazza Garibaldi, un tuffo nell’agonia del mercoledì e sabato: c’era una volta il Mercato

“Rispetto allo scorso anno pago quasi il doppio per l’occupazione di suolo pubblico – così l’ambulante sabato mattina sul plateatico e anche se povero di clienti il suo banco vendita in piazza Garibaldi costa quasi 14 euro ogni mercato: “Dopo sta commedia l’unica cosa che è cambiata è che caccio 6 euro in più per ogni giorno di mercato – spiega sottolinenando che quella commedia, la tanto osannata ristrutturazione, ha fatto solo schizzare i costi alle stelle. Prima pagava 7 euro ora: “A malapena ci copro le spese – poi chiude il discorso – Sulmona è morta”.

Il Nuovo mercato di piazza Garibaldi Report-age.com 2017
Mercato piazza Garibaldi rivisitato

É vero che i commercianti si lamentano sempre, ma è appena passato tra contadine e banconisti dell’anello esterno del mercato un controllore per verificare i pagamenti della tassa di occupazione di suolo pubblico: sguardo duro e sospetto quasi fosse infastidito, come se lì in quel momento fosse vietato fare la spesa per un giornalista e salutato con educazione fa uno sforzo e accenna ad un saluto.

Quella che era considerata la soluzione al declino del mercato, nato 800 anni fa, si è rivelata un flop per i commercianti in piazza e i cittadini che comprano. Così chiediamo quali servizi siano stati garantiti in più alla comunità per questo aumento considerevole della tassa che invelenisce tutti, anche il vicino fruttivendolo che sembrava tranquillo: “Quando piove e quando ci spostano per la Giostra cosa dobbiamo pagare?” domanda.

Il venditore ci fa un sorriso, l’unica novità in curva Sud è che sono stati cancellati uno, due, tre parcheggi quasi dinanzi all’ingresso della chiesa di San Filippo, per garantire la sosta ai disabili. Non c’è più nemmeno uno strillone nel cuore del mercato, nessuno alza più la voce dalle bancarelle per richiamare l’attenzione. La crisi ha rubato la serenità e anche chi può permettersi ancora un sorriso per solidarietà porta il lutto. Vuoti cosmici, quasi esistenziali, in diversi punti del plateatico non sono le piazzole e gli ambulanti che mancano (ne sono state falciate 56), non sono i corridoi che restano impercorribili per i mezzi di soccorso. Gli spuntisti sono tornati, ma la gente non si ferma davanti i banchi per non essere tentata anche perchè a chiedere uno sconto chi risponde fa rimanere male. I contadini hanno ceduto alle coltivatrici dirette, accaldate al sole con la loro pelle ruvida olivastra, occhi chiari e bandane al posto dell’antico fazzolettoni in testa. Gran parte a margine del marciapiede con le loro cassette in legno piene di fichi, aglio, zucchine, cipolle e pomodori. Tutte tecnologiche dietro le bilance elettriche, quelle di rame sono finite in qualche altro mercato ad est, quello nero dell’oro rosso. Pagano meno per l’occupazione e dicono: “I soldi non bastano” ripetono. Una litania che s’interrompe appena alle ore 10 con il segno della croce per la prima 5 euro guadagnata pregando che non sia l’unica di quella mezza giornata.

Da Federico II di Svevia alla Repubblica questo mercato, 20 anni più vecchio della città capoluogo di regione, non ha mai conosciuto tanta desolazione. Sono 785 anni di commercio a piazza maggiore e non c’è mai stato declino e silenzio quanto quello raggiunto in questi ultimi tempi. Niente soluzioni, non uno studio di settore, non un censimento o una campagna di promozione che inanellasse questo tipo di commercio con più floride iniziative eppure ristrutturazioni e rilanci di creature come lo storico mercato di piazza Garibaldi, a Sulmona, andrebbero affrontate non per attingere dai portafogli, ma per tidare vigore al commercio Peligno.

mariatrozzi77@gmail.com

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Nuovo Mercato di piazza Garibaldi via le barriere architettoniche