Cementificazione selvaggia in Abruzzo, Di Marcello: la Pianificazione territoriale al centro

I dati pubblicati da Ispra nel Rapporto 2019 sul consumo di suolo in Italia evidenziano come a livello nazionale in Abruzzo nel 2018 ci sia stato un incremento maggiore dell’anno precedente (+0,51%).

Un quadro preoccupante per le associazioni ambientaliste, specialmente sulla costa commenta il Wwf Pescara ha il 51,3% di terreno interessato da costruzioni di vario genere, Montesilvano (Pe) il 33,4%, Martinsicuro il 33,3%, San Salvo (Ch)  il 32,3% e Alba Adriatica (Te) il 30,9%. Anche L’Aquila, dove la ricostruzione post sisma è avvenuta senza una reale pianificazione, con un Piano regolatore generale che risale agli anni 70, mostra uno dei maggiori incrementi in valore assoluto, pari a 29 ettari solo nello scorso anno. 

Dati che riportino la pianificazione territoriale al centro delle politiche regionali e locali, afferma il presidente dell’ordine degli Architetti della provincia di Teramo, Raffaele Di Marcello. Oggi, dopo che la corte Costituzionale   ha dichiarato incostituzionale (sentenza 44 del 25 marzo 2015) la legge regionale  24/2014 in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo, l’Abruzzo con l’obsoleta Legge regionale n. 18/83 non è più in grado di governare le trasformazioni urbanistiche del territorio, né il vigente Piano eegionale paesistico riesce a dare le risposte di tutela di cui l’Abruzzo avrebbe bisogno. Va cambianta impostazione nella pianificazione del territorio, così per la delegata regionale Wwf Filomena Ricci: “È arrivato il momento di sostituire il consumo di suolo con azioni volte al recupero del patrimonio edilizio, la vera programmazione deve puntare alla messa in sicurezza dell’esistente. Nelle nostre città e nei nostri paesi sono troppe le strutture non utilizzate, fatiscenti, non adeguate sismicamente, per continuare a pensare di voler realizzarne altre”. 

Il dettaglio. Se oltre all’espansione urbana si considerano le infrastrutture, infatti, la quota di territorio italiano che si può considerare completamente artificializzato raggiunge il 10%. Già nel 2017 con il dossier Avere cura della natura dei territori che ha visto il contributo di 27 docenti universitari, anche dell’Università di L’Aquila, il Wwf aveva messo in luce come il consumo di suolo stia determinando la scomparsa della continuità naturale. Investire prevalentemente nella realizzazione di strade e autostrade sta favorendo la diffusione di una peculiare patologia nazionale: la polverizzazione dell’edificato, a bassa densità, in aree molto vaste, facilitata dallo squilibrio in favore della mobilità su gomma (l’Italia è ai vertici nella classifica europea della motorizzazione privata: oltre 600 veicoli per 1000 abitanti). Questa polverizzazione incide sulla rete ecologica e sugli ambienti naturali come hanno evidenziato anche i dati dell’Ispra, contribuendo alla insularizzazione degli habitat naturali più preziosi del nostro Paese: nella fascia di 1 km in immediata adiacenza ai Siti di Interesse Comunitari, negli ultimi 50 anni, l’urbanizzazione è salita da 84mila ettari a 300mila ettari, con un incremento medio su scala nazionale del 260%, dilapidando così il nostro capitale naturale.

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