Dati Ispra. Più Colate di Cemento nelle Aree protette, si riducano i finanziamenti pubblici

Sono 108 ettari di verde trangugiati dalla cementificazione selvaggia anche nei parchi italiani, solo nel 2018, un’anomalia che piegata alle consuetudini del vivi e lascia vivere non fa gridare allo scandalo. La prima cosa da fare, se c’è un aumento di consumo di suolo nelle aree protette, anche se non si tratta di Zone a protezione speciale (Zps) o integrale, è decurtare in proprorzione i fondi destinati a sostegno della Natura perchè altrimenti si sosterrebbero coloro che preferiscono rimpiazzarla e assediarla invece di proteggerla.

Aggiornamento 

Una piaga biblica quella delle voraci locuste vestite di cemento armato a cui prima o poi qualcuno dovrà porre rimedio, serio. I dati sono quelli del report Ispra 2019 sul consumo di suolo, e siamo andati oltre se si considerando le aree vincolate per la tutela paesaggistica, con più di 1074 ettari andati perduti, quelle a pericolosità idraulica media (+673 ettari) e da frana (+350 ettari) e a pericolosità sismica (+1803 ettari). C’era d’aspettarselo in Abruzzo dove si registra un +0,51% di consumo di suolo, dicono alcuni riferendosi anche ai ritocchi fatti con l’aggiornamento del Piano del parco Maiella senza contare però che su circa 84 ettari (+0,11%) consumati su scala nazionale tra il 2016 e il 2017 sono più che evidenti le trasformazioni di suolo del Parco nazionale dei monti Sibillini (oltre 24 ettari scoloriti) e quelle del Parco nazionale Gran Sasso monti della Laga con 10 ettari di verde in meno già prima del 2018.

Dalla classifica generale considerando al consumo di suolo anche la popolazione residente, la maglia nera è di certo per la Basilicata (+2,80 m²/ab) cui segue l’Abruzzo, il Friuli-Venezia Giulia (+1,96 m²/ab) e il Veneto (+1,88 m²/ab).

Negli ultimi 6 anni l’Italia ha perso superfici in grado di produrre 3 milioni di quintali di prodotti agricoli e 20 mila quintali di prodotti legnosi che avrebbero assicurato lo stoccaggio di 2 milioni di tonnellate di carbonio e garantito l’infiltrazioni di oltre 250 milioni di m³ di pioggia che resta invec e in superficie. Acqua che non è più disponibile inoltre per la ricarica delle falde e che aggrava un assetto idrogeologico già precario. Per Ispra poi il recente consumo di suolo produce anche un danno economico potenziale che oscilla tra i 2 e i 3 miliardi di euro l’anno dovuti alla perdita dei servizi ecosistemici del suolo. Frammentazione, erosione, desertificazione non migliorano la situazione e per tentare di contenere consumo e danni occorre che la Regione dei parchi si doti di un piano paesaggistico al palo ormai da 15 anni e un piano cave.

mariatrozzi77@gmail.com

Ispra Consumo di suolo dati 2018

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Comunicato

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Consumo di suolo: 2 metri quadri al secondo. Abruzzo maglia Nera

Approvata la proposta di aggiornamento del Piano Parco Maiella