Processo al 7 ottobre per l’acquifero del Gran Sasso, 14 tra enti e associazioni si costituiscono parte civile

Si è aperto al tribunale di Teramo il processo penale a carico dei vertici di Strada dei parchi, Istituto nazionale di fisica nucleare e di Ruzzo Reti (società che gestisce l’acquifero) a seguito dell’incidente dell’8 e 9 maggio 2017 che portò al divieto di consumo di acqua per quasi 2 giorni per il territorio della provincia di Teramo. Tra associazioni ed enti in 14 si sono costituiti parte civile nel procedimento rinviato al 7 ottobre per l’esame delle richieste.

“Al pari di altre associazioni, il Wwf segue questa vicenda fin dall’inizio” ha dichiarato Dante Caserta, vicepresidente del Wwf Italia – Fummo i primi a segnalare il problema della sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso rispetto agli esperimenti dei laboratori e al transito di autoveicoli nelle gallerie autostradali. Negli anni abbiamo prodotto decine di documenti sul tema, organizzato campagne di mobilitazione e sensibilizzazione. Siamo stati del resto già ammessi nel precedente processo che scaturì dall’incidente dell’agosto 2002. Siamo quindi molto confidenti che la nostra costituzione possa essere accolta e che la nostra Associazione possa dare il proprio contributo anche in questa fase. Il nostro obiettivo rimane sempre lo stesso: accertamento della verità come elemento per giungere alla messa in sicurezza definitiva dell’acquifero”.

A divulgare altre informazioni che non sarebbero state comunicate alla popolazione è un gruppo di attivisti che oggi ha manifestato dinanzi al tribunale di Teramo. chiedendo l’allontanamento delle 2 mila 300 tonnellate di sostanze pericolose dai laboratori di fisica (esperimenti Borexino e Lvd), l’approvazione della Carta delle aree di salvaguardia dell’acqua da parte della Regione e la messa in sicurezza dei tunnel.

Il gruppo di manifestanti fa capo al Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua e segnala l’esistenza di documenti che dal 2007 al 2012 rivelerebbero che i Laboratori di fisica nucleare intendevano realizzare un altro laboratorio indicato come laboratorio ricavato da un tunnel scavato sul versante aquilano del Gran Sasso, a Camarda o a Tossicia. Una inchiesta della procura teramana del 2003 a seguito dell’incidente con Borexino del 2002 avrebbe evidenziato limiti strutturali e gestionali dei laboratori, spiegano i manifestanti.

Il movimento poi fa riferimento ad una relazione dei Vigili del fuoco su una esercitazione denominata Gran Sasso 2008, report ottenuto pochi giorni fa con una richiesta di accesso agli atti. Nel rapporto si evidenzierebbero lacune in materia di sicurezza. Denuncia il gruppo del sit in di stamane: “A distanza di 11 anni, in caso di incidenti nella galleria non viene assicurata un’adeguata gestione dell’emergenza e i tunnel non sono in sicurezza – si sarebbe dovuto provvedere entro il 30 aprile (in base a quanto stabilito dal decreto legislativo 264/2006) aggiungono i manifestanti – Sugli adempimenti previsti da questa legge siamo riusciti proprio in questi giorni, dopo una diffida dell’avvocato Herbert Simone, ad avere l’autorizzazione dal Consiglio superiore dei lavori Pubblici per l’accesso agli atti”.

In un’intervista al quotidiano regionale Il Centro, il Procuratore capo di Teramo, Antonio Guerriero, fa riferimento alle sostanze pericolose stoccate nei laboratori: «Ci sono migliaia di tonnellate di sostanze pericolose e lo dicono loro stessi: vorrei sapere, queste sostanze verranno smaltite? É stato kafkiano scoprire dalla televisione, durante le indagini, dell’esistenza di una interpellanza parlamentare e di un ministro che riferiva di un esperimento dei russi che volevano utilizzare sostanze radioattive all’interno dei laboratori… e di essere sicuri “tanto sono chiuse in una cassa” dimenticando che quel laboratorio sta su una faglia geologica primaria… Chernobyl sarebbe stata niente».

Gli ambientalisti non sono soddisfatti nemmeno della nomina del secondo commissario, per il primo incaricato, tra il 2004 e il 2008, vennero stanziati e spesi circa 80 milioni di euro, a quanto pare senza risultati.

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Parte il procedimento penale per l’incidente dell’acquifero del Gran Sasso del 2017