Parte il procedimento penale per l’incidente dell’acquifero del Gran Sasso del 2017

Domani parte il procedimento penale davanti al tribunale di Teramo a carico dei vertici di Strada dei parchi, dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e di Ruzzo Reti  per l’incidente dell’acquifero del Gran Sasso dell’8 maggio 2017 quando le analisi dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta), sui campioni prelevati dal’Azienda sanitaria locale di Teramo, hanno rilevato una “non conformità dell’acqua per odore e sapore non accettabile” con ordinanze di non potabilità in 32 i Vomuni serviti dall’acquedotto della società Ruzzo.

Aggiornamento

Wwf, Legambiente, Cittadinanzattiva e Club alpino italiano, promotori dell’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso, affilano le armi per l’acquifero al cui interno trovano posto le gallerie autostradali dell’A24 e i Laboratori sotterranei dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. Domani all’udienza le 4 associazioni si costituiranno in giudizio, patrocinate da Domenico Giordano.

“La costituzione di parte civile delle associazioni rappresenta la prosecuzione della ricerca della verità che da sempre  perseguamo con lo scopo finale di giungere alla messa in sicurezza permanente dell’acquifero e del territorio del Parco nazionale del Gran Sasso e monti della Laga nato proprio per tutelare il Gran Sasso e il suo ecosistema – scrivono in una nota le associazioni”. L’avvocato Giordano si augura che il tribunale di Teramo vorrà ammettere la costituzione delle associazioni ambientaliste e dei consumatori, permettendo in tal modo ai cittadini di partecipare al processo.

Non è stato ancora nominato il commissario straordinario per la messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso, nomina prevista entro il 3 luglio. Ad agosto è stato individuato il soggetto da nominare, ma  il procedimento di nomina non è concluso. Nel frattempo c’è stata la crisi di governo e l’arrivo del Conte bis. L’osservatorio ha ribadito puntuali critiche all’emendamento governativo che ha introdotto la nomina di questo nuovo Commissario:

  • mancanza di garanzie su una reale partecipazione dei cittadini e delle associazioni ai processi decisionali;
  • fondi insufficienti (120 milioni di euro in tre anni) rispetto alle richieste contenute nella delibera della Giunta regionale n. 33/2019 “Gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso” (172 milioni di euro);
  • nessuna chiarezza circa gli interventi da fare;
  • nessun impegno concreto sull’allontanamento delle sostanze pericolose stoccate all’interno dei Laboratori dell’Infn;
  • introduzione di deroghe alle norme poste a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Una volta però che è stata scelta la strada del commissariamento non si capisce il perché di questi ritardi.

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