Cinghiali: avanti con l’abbattimento. C’è chi dice No, Allegrino coordinatore guardie Wwf spiega perchè

Nonostante gli studi abbiano confermato gli effetti dannosi di certi rimedi si va avanti con l’abbattimento dei cinghiali a Pettorano sul Gizio (Aq). Per questa ragione abbiamo contattato il coordinatore guardie ambientali Wwf Claudio Allegrino per chiedere se è possibile intervenire efficacemente e risolvere l’annoso problema che di certo l’abbattimento selettivo  non risolve.

Allegrino non può entrare nello merito delva vicenda cinghiali a Pettorano sul Gizio (Aq), ma chiarisce che l’associazione del Panda, in questi anni, sta cercando di avvicinare gli amministratori locali ad un diverso approccio per la risoluzione del problema del sovrappopolamento degli ungulati. “Un tema complicatissimo quello della gestione del cinghiale e il Wwf sta tentando di fare chiarezza su certe decisioni prese solo sull’onda emotiva che non portano assolutamente a nulla e si traducono in interventi scoordinati, localizzati, l’uno diverso dall’altro che non hanno assolutamente successo e che se anche producono benefici si tratta di periodi brevissimi legati anche ad alte componenti e poi il problema ritorna – aggiunge il coordinatore delle guardie ambientali – Il Wwf sta cercando di convincere gli amministratori a studiare il tema della gestione del cinghiale e soprattutto ad ascoltare gli esperti e coloro che approfondiscono questi argomenti: tecnici faunistici, biologi e comunque persone che cercano di capire, mediante lo studio e la scienza, come poter porre rimedio alla questione del cinghiale”.

Allegrino sottolinea che il problema più grande è che non conosciamo il numero dei cinghiali: “Quindi per gestire una popolazione di cinghiale bisogna conoscere tutta una serie di informazioni non solo il numero di cinghiali, ma anche l’indice di natalità e mortalità e altri parametri numerici e la pressione venatoria, tra l’altro, altera questi parametri quindi diventa ancora più difficile avere una conoscenza completa e precisa di una popolazione – spiega Allegrino – Oramai è accertato dagli studi, all’esteto eseguiti già dagli anni ’70, che la pressione venatoria altera  questi parametri e induce le femmine della specia a riprodursi ancora più velocemente. Questa cosa ringiovanisce il branco e nella popolazione porta come effetto un aumento del numero di cinghiali. A contrario le popolazioni di cinghiali non sottoposte all’attività venatoria invecchiano e così si riduce una serie di fattori che porta all’aumento di natalità. Anche l’attività di selezione come quella che si vuole fare a Pettorano non funziona, anzi ne provoca l’aumento. Altri studi del 2000 provano che il cinghiale ha sviluppato dei sistemi di autotutela della specie. Ciò  significa che i gruppi sottoposti ad elevata pressione venatoria reagiscono aumentando di numero. A giugno a Vasto (Ch) si è tenuto un interessante convegno dal titolo Il buono, il brutto e il cattivo. Le ragioni biologiche della diffusione del cinghiale e i problemi giuridici annessi, in cui è intervenuto il professor Andrea Mazzatenta, docente di psicobiologia e psicologia animale all’Università di Teramo che ha studiato i cinghiali e ha confermato che l’abbattimento non diminuisce, ma ne aumenta il numero soprattutto se attuato con la tecnica della braccata”.

Sunto dell’incontro con Mazzatenta. In Toscana l’abbattimento dei cinghiali ha fatto raddoppiare il numero di esemplari sino a censirne circa 200 mila unità. Da quando negli anni ’50 sono stati introdotti cinghiali dall’Est Europa, più prolifici, grandi e di facile adattamento rispetto al cinghialino italico la riproduzione da naturale con strategia K è diventata innaturale, di alta pressione, con strategia R. Quando il cinghiale è pressato, siccome è una preda, mette in moto meccanismi fisiologici per aumentare il numero degli individui della specie ed evitare di estinguersi, spiega Mazzatenta: “Più noi lo pressiamo, gli spariamo anche con tecniche molto invasive come la braccata, sospesa dal Tibunale amministrativo regionale il 9 maggio,  succede il contrario di quello che ci aspettiamo: il numero di cinghiali aumenta invece di diminuire perché la società del cinghiale è matriarcale, basata sulle famiglie governate dalle matrone, che emettono una sostanza particolare denominata feromone che blocca l’estro delle femmine” .. se la mamma viene uccisa ..si liberalizza la riproduzione delle figlie perché viene a mancare questo blocco fisiologico della riproduzione. Di conseguenza, invece di avere circa 6 cuccioli da una mamma anziana se ne avranno 10 da femmine giovanissime con un incremento esponenziale della riproduzionesino a 60 cuccioli da una stessa famiglia. Un discorso simile è possibile anche per i maschi. Se si uccidono gli anziani, molto forti, hanno la meglio i giovani che con le femmine della specie si danno da fare per la riproduzione. Tra le strategie per contenerne il numero il docente suggerisce anche quella di far invecchiare i branchi, designare aree cuscinetto, limitare la pressione sull’animale che, da stanpropone di censire gli attraversamenti garantendo la permebilità ossia piccoli passaggi, ponti e tunnel sotto le strade per la fauna selvatica aggiungendo segnali luminosi con sensori di prossimità che s’illuminano alla presenza di animali così chi è alla guida può rallentare.

mariatrozzi77@gmail.com

Video convegno e intervista al professor Mezzatenta su  Zonalocale.it 

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Cinghiali: si va avanti con gli abbattimenti a Pettorano e il problema peggiora