Incendio al suv di Lattanzio a Sulmona: criminalità figlia di una società che ha perso i valori

É  doloso  l’incendio al suv (Honda Crv) di Claudio Lattanzio, giornalista dell’Agenzia Ansa e collaboratore del quotidiano abruzzese Il Centro. A confermare quanto già sospettavamo è la perizia disposta dagli inquirenti che non lascia ombra di dubbio sulle cause del rogo.   

CLaudio Lattanzio

Per ben 3 volte i carabinieri sono tornati su via Valle, sotto l’abitazione del corrispondente per eseguire rilievi e analisi indispensabili per far luce sui fatti nelle prime ore di Ferragosto.

Nella notte tra il 14 e 15 agosto (ore 3) l’auto del cronista è stata messa a fuoco, il rogo è stato appiccato con del liquido infiammabile, forse accelerante, versato sulla ruota anteriore lato passeggero.

Una tecnica già in uso a Sulmona non nuova a questo tipo d’intimidazione. Per diversi motivi e in un arco temporale piuttosto esteso sono già andati a fuoco un centinaio di mezzi. Se ne contavano 64 prima del furgoncino della presidente dell’associazione Code felici, Gabriella Tunno (ore 3 della notte tra il 24 e 25 novembre 2014), che gestisce da tempo il canile municipale. L’auto della figlia del sostituto procuratore del tribunale di Sulmona, Aura Scarsella, incenerita il 7 dicembre 2017 intorno alle ore 2.30  su via Pola questa volta. Di recente dopo le ore 23 del 1 febbraio 2019 il tentato incendio all’auto del coordinatore della  società che gestisce i servizi di smaltimento rifiuti Cogesa, dopo  che tra il 23 e 24 novembre 2018 alle ore 23.50 presero fuoco 5 mezzi della società partecipata, nei pressi dell’area in cui è custodito l’impianto di Trattamento meccanico biologico (Tmb). Senza contare che a dicembre scorso sono bruciate altre 3 auto tra Pratola Peligna e Sulmona, comuni confinanti dell’aquilano.

Lattanzio, nonostante tutto, difende a spada tratta Sulmona: “É una città tranquilla e anche nel mondo della malavita ci sta rispetto” nei confronti di chi svolge l’attività di giornalista. Quando gli chiediamo se ritiene che questo sia un momento cruciale, di passaggio, per la criminalità nel territorio, risponde semplicemente che: “La criminalità di Sulmona è figlia di una società che ha perso tutti i valori. Non c’è più il controllo sui figli – gli domandiamo di cosa possa trattarsi, se ha un’idea: ” Un atto ritorsivo di una persona che ha visto nella mia figura un giornalista che gli ha creato seri problemi”. Come ti senti? “Mi sento un uomo appiedato” bene non ha perso la voglia di scherzare.

I carabinieri di 2 compagnie sono impegnati nell’indagine, anche perché è piuttosto vasto il territorio di competenza del collega e  non si trascura alcuna pista. Rogo legato, è certo, all’attività del corrispondente impegnato in questi ultimi tempi su alcuni fronti piuttosto  caldi come gli arresti per spaccio e  una condanna, con una impaginazione del quotidiano sin troppo eloquente, curata però dai grafici di redazione così come accade per i titoli. E ancora, diverse vicende sospette legate ad alcuni cani di razze pericolose, lasciati incustoditi e un’altra brutta storia di animali sotterrati.  In questi giorni saranno ascoltate diverse persone informate sui fatti e sono già stati presi provvedimenti nei confronti di alcuni hater che hanno approfittato della situazione per dare addosso al giornalista, finiti così nella lista dei sospetti.

Sulla vicenda è unanime la solidarietà da ogni parte d’Abruzzo. Ricordando ciò che ha dichiarato Stefano Pallotta, presidente dell’ordine dei giornalisti d’Abruzzo, possiamo affermare che si tratta di un atto inqualificabile d’intimidazione nei confronti di un collega che è impegnato in prima linea sulla cronaca nera e giudiziaria. Già in passato, Lattanzio ha subito altri atti intimidatori, ma in questo caso si è passato il limite. Un atto che proietta ombre inquietanti sul clima in cui operano i giornalisti di Sulmona: “Confidiamo che le forze dell’ordine possano fare chiarezza in tempi rapidi. L’ordine dei giornalisti d’Abruzzo, nell’esprimere solidarietà al collega, si dichiara pronto a sostenerlo in ogni sede.

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