Incendio Auto giornalista. Lattanzio a qualcuno ha dato proprio fastidio

L’auto ferma da più di un giorno al parcheggio sotto casa su via Valle con una fiancata graffiata, da poco.  “I soliti ragazzacci!” ha pensato il corrispondente dell’agenzia giornalista Ansa e del quotidiano Il Centro. Solo dopo ha fatto due più due, capita, solo dopo si ricollega. Sovraccarichi di impegni, per due soldi, troppe cose sempre in giro e anche il caldo asfissiante, la famiglia, la festa e poi le minacce al telefono più di una settimana prima del rogo. Anche solo per questo è davvero difficile pensare all’autocombustione del suv del giornalista alle ore 3 di Ferragosto.

Il modello del corrispondente Claudio Lattanzio,Honda Crv, è ben riuscito non ha difetti di fabbrica come quelli di altre case automobilistiche, confermano un carrozziere ed un elettrauto: “Si fosse trattato della vecchia Kia che guidava tempo fa sarebbe stato diverso”. Insomma sarebbe stato difficile fare chiarezza sull’accaduto con la sua vecchia auto, ma dopo quello che è successo, 2 tasselli già compongono una parte del mosaico. Sono al loro posto senza dubbi. Intimidazione, Lattanzio ha sottovalutato le prime avvisaglie, i segnacci sulla portiera e le minacce nemmeno tanto velate al telefono.

Intimidazione per cosa? Maledetto giornalista, ne scrive di tutti i colori tutti i giorni e rompe le scatole, esagera sempre. No, Lattanzio fa bene il suo mestiere, lo sa fare in modo quasi imparziale, è inutile convincersi del contrario per chi lo detesta. Lattanzio fa il suo lavoro bene così come tutti dovrebbero. Queste cose non accadono poi così per caso, non capitano a quelli che della verità scrivono solo ciò che conviene. E soprattutto sono talmente tante le cose di cui si occupa che qualcuno teme che non ne verremo a capo. Chissà a quante persone ha dato fastidio e tra queste qualcuna s’è incazzata.

Perché appiccare il fuoco al mezzo partendo dal cruscotto. Per fare danno non sarebbe stato il caso di puntare al serbatoio? Forse l’incendiario rischiava di essere visto, troppo illuminato e scoperto, sul punto c’è un lampione. Eppure là sul vetro del cruscotto erano esposti i simboli di questo stramaledetto mestiere. C’erano gli adesivi attaccati di Assostampa e dell’Ordine dei giornalisti che accompagnano ovunque. Da lì prende fuoco. Un altro segnale, diretto, ma da chi? Uno che non è in grado di sostenere un confronto civile, a viso aperto.  Questo è certo, uno pieno di veleno arrabbiato nero per qualcosa che ha scritto il giornalista di origini popolese che vive a Sulmona da tempi memorabili e che si occupa di notizie di cronaca e di giudiziaria.

Un nome e un cognome di troppo pubblicato il giorno prima in cronaca, per un arresto, sul quotidiano? Troppo poco tempo per organizzare il tutto. Quella è rabbia covata da settimane, organizzata e lucida, informandosi bene su dove come e quando. E la goccia che ha fatto traboccare il vaso? Resta in sospeso un perché e ricavarci qualcosa non sarà facile. Troppi fatti, troppa carne a cuocere e non solo per la grigliata di Ferragosto. Arresti con tanto di nomi e cognomi,  l’aggressione al senegalese del centro di accoglienza anticipando come certezze delle semplici ipotesi? E ancora animali sepolti e cani dissotterrati o da combattimento che scavalcano un recinto? Insomma un mistero su cui i Carabinieri indagano per fare luce su quella notte: l’auto del giornalista prende fuoco e brucia.

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