Area contigua ridotta a metà? Proposta bocciata da Regione Lazio e i cacciatori attaccano Slo

Ora il dito di alcuni amministratori è puntato su Salviamo l’orso (Slo), nel mirino delle doppiette? L’associazione a tutela dell’orso bruno marsicano è accusata da alcune organizzazioni di sparlare e raccontare falsità per sabotare gli sforzi virtuosi di alcuni amministratori del frusinate che lavorerebbero per una riperimetrazione della costituenda area contigua del versante laziale del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise nell’interesse del territorio.

Copertina Maria Trozzi

Immagine Maria Trozzi

Riperimetrazione che  si ritira se, come i panni in lavatrice, si sbaglia candeggio. A 30 anni di distanza dall’istituzione dell’area contigua nel Lazio si prova a dare applicazione all’art. 32 della legge 394/91. Missione impossibile e se anche quest’anno andrà buca sarà di nuovo interdetta l’attività venatoria in tutta la Zona protezione esterna (Zpe) laziale che corrisponderebbe, pressapoco, alla futura area contigua del parco che interessa Alvito, Campoli Appennino, Picinisco, Settefrati, San Biagio Saracinisco, San Donato Val Comino, Pescosolido e Vallerotonda. Alcuni amministratori locali, approfittando de’invito della Regione a rivedere entro certi limiti i confini dell’area contigua  hanno suggerito di ridurla di migliaia di ettari, forse per salvare un’azienda faunistica venatoria. Tutto però a scapito delle altre realtà e aziende che per i danni da fauna selvatica dovrebbero così rivolgersi alla Regione che, di consueto, nega i risarcimenti o paga con estremo ritardo.

Su un sito di cacciatori è apparso un comunicato che sarebbe stato rilasciato da alcune associazioni venatorie locali, ma che Slo attribuisce ai gestori dell’Azienda venatoria faunistica di Picinisco e l’associazione ecologista così replica: “Comprendiamo la disperazione di costoro che hanno capito che l’area contigua, nonostante i loro sforzi, verrà presto istituita dalla Regione, ma quello che questi signori non comprendono è che le loro bugie hanno le gambe corte. Non è affatto vero che nel Molise la caccia nell’area contigua al Pnalm sia consentita a tutti i cacciatori residenti nell’Ambito territoriale di caccia (Arc) – Slo aggiunge – Basta  leggere (art. 2, comma 1, lett. a e b) la delibera di giunta del Molise n. 802 del 29 luglio 2008. Non è affatto vero poi che i sindaci dei Comuni dell’istituenda area contigua possano decidere sulla sia delimitazione, l’atto è di esclusiva competenza regionale. In Abruzzo il calendario venatorio regionale per la stagione 2019/2020 non è stato ancora approvato e, nella proposta in fase di approvazione, non vi sono previsioni per l’ammissione di cacciatori, non residenti, nei Comuni compresi nell’area contigua già delimitata ed istituita su proposta degli stessi”. Dunque leggende metropolitane quelle raccontate nel piccolo centro laziale. Salviamo l’Orso, confermiamo, è un’associazione ambientalista  non animalista e non è nemmeno un’associazione anti caccia anche perché tra gli iscritti e i soci non mancano i cacciatori di Settefrati e San Donato val Comino oltre a quelli abruzzesi: “Sappiamo che questo fa male agli estensori del comunicato, ma si rassegnino, non rappresentano tutti i cacciatori dell’area contigua – interviene il presidente di Slo, Stefano Orlandini – Sono stati il Pnalm e la Regione Lazio a coinvolgere giustamente i Comuni toccati dall’area contigua per proporre limitati aggiustamenti al perimetro della già esistente Zona di protezione esterna (Zpe). Se l’unica richiesta è quella di un taglio di migliaia di ettari solo per salvare un’Azienda faunistica venatoria, bene hanno fatto Parco e Regione a rifiutarla e bene avrebbe fatto Buschini (presidente del consiglio della Regione Lazio ndb) a consigliare ai sindaci prudenza e moderazione, altrimenti rischia anche lui di promettere ai suoi amici qualcosa che non può garantire, a meno che non voglia rendere impossibile anche quest’anno la stagione di caccia ai residenti che ne avrebbero tutto il diritto”. Il Pnalm riconosce e rimborsa i danni da fauna selvatica solo all’interno dell’attuale Zpe e farà lo stesso nella futura area contigua, chiarisce ancora Slo: “Ridurre di migliaia di ettari l’area contigua o peggio ancora dimezzarla significa escludere dal rimborso decine di aziende che allora dovranno rivolgersi alla Regione Lazio che notoriamente non paga o lo fa dopo anni. Ipotizzare danni economici causati per l’area contigua su tutta l’attuale Zpe del Pnalm, non fa altro che generare il legittimo dubbio che gli interessi legati al commercio di fauna selvatica da ripopolamento e le bandite di caccia private ad uso e consumo di soggetti non residenti nei comuni del Parco, siano la vera posta in palio”.

Salviamo l’orso vede nell’area contigua un’opportunità cosi è stato per i Comuni abruzzesi e  molisani che l’hanno richiesta e poi addirittura allargata per accogliere altri comuni che volevano farne parte. “Il nostro territorio ha bisogno di finanziamenti da parco e Regione per attività turistiche ecocompatibili e di valorizzazione delle risorse esistenti, dei cacciatori locali che garantiscano controllo e sorveglianza contro il bracconaggio e la gestione dei cinghiali, ma non ha certo bisogno delle riserve private dedicate ai cacciatori romani e di fuori provincia” conclude Orlandini.

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