Abruzzo, gruppi criminali attivi in traffici di stupefacenti e riciclaggio, Report Dia II semestre 2018

Nessuna conferma è data sui dubbi di infiltrazioni per le discariche regolari e abusive, per i roghi e il business della differenziata, per emergenze e traffici di rifiuti legati a Roma e sull’assalto all’Ambiente. Niente di nuovo per le indagini sugli incendi in montagna e la mafia dei monti, dei boschi e dei pascoli, l’unica cosa che potrebbe preoccupare nella relazione del ministero dell’interno al Parlamento, sull’attività della Direzione investigativa antimafia, è l’errore nell’indicare Sulmona, nell’entroterra abruzzese, in una provincia diversa da quella storicamente assegnata alla città dei confetti che incassa anche questo colpo e va avanti, senza più tanti timori.

Esattamente la noticina 1181, delle 6 pagine del report che indaga il fenomeno mafie (ndrangheta, camorra, mafia pugliese – non più Scu – e cosa nostra) nel periodo tra luglio e dicembre 2018 in Abruzzo, segnala che la città ovidiana è stata residenza di un boss della camorra, localizzando però questo storico centro abitato in provincia di Pescara e non in provincia dell’Aquila, come dovrebbe essere. Una premonizione sui futuri sviluppi della scontenta valle Peligna o una cantonata di altra natura?

Bando alle ciance, sin dalle prime battute del dossier riferito all’Abruzzo è scritto che non si riscontrano presenze stanziali di organizzazioni mafiose di altre regioni, ma non è chiaro questo aspetto date le presenze stabili in Abruzzo di certi personaggi di spicco della criminalità organizzata. E comunque è confermata l’operatività di personaggi e gruppi criminali attivi nei traffici di stupefacenti e nel riciclaggio che, detto tra noi, non è roba da poco.

È oltremodo ricorrente, in questo decennio di relazioni Dia, la parola contiguità geografica semestralmente prestata quasi a giustificare i fenomeni che ormai attanagliano le aree del Centro Italia, soprattutto l’Abruzzo, per sottolineare che Campania e Puglia esercitano una forte influenza proprio a causa della vicinanza. Vicinanza, è considerato il principale fattore delle infiltrazioni delle organizzazioni criminali nella regione verde d’Europa dove comunque non manca una certa mentalità. Tra le comunità più esposte, alla vicinanza, nel resoconto sono segnalate quelle dell’area costiera delle province di Pescara, Teramo e Chieti.

Sarà, eppure a Castel di Sangro (Aq) sono stati sequestrati immobili riconducibili alla camorra e, sempre nell’aquilano, in Marsica le copiose piantagioni di marijuana scovate tra il 2016 e il 2018 sono riferite a pregiudicati di clan dei monti Lattari, in provincia di Napoli. A parte la residenza a Sulmona del boss dei casalesi di Giuliano, ancora le infiltrazioni negli appalti per la ricostruzione post sisma (2009), miele per le organizzazioni criminali, interessano ⌊’Aquila e provincia.

Gli illeciti riconducibili a gruppi di camorra in Abruzzo sarebbero collegati al riciclaggio, all’infiltrazione negli appalti e allo spaccio di sostanze stupefacenti avvalendosi di manodopera locale. Identica la situazione per le organizzazioni pugliesi che nella regione dei parchi e dei pascoli ad uso civico rispondono all’appello solo con attività predatorie e di spaccio.

Beni sottratti alle mafie in Abruzzo. Il contrasto patrimoniale alle organizzazioni criminali è per la Dia uno dei primi obiettivi. Dai dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata in Abruzzo risultano 243 immobili e 25 aziende ancora da affidare dunque solo un’impresa e 62 edifici sono stati destinati. Si tratta di proprietà con pertinenze come box, autorimesse, posto auto, terreni e aziende agricole, strutture ricettive, attività commerciali e immobiliari che, seguendo un ordine quantitativo decrescente, sono concentrati nelle province di Chieti, Pescara, Teramo e L’Aquila , i dati sono aggiornati al 15 maggio.

L’aquilano fuori e dentro il cratere. Nell’aquilano colpito dal sisma del 2009 continuano ad essere monitorate la ricostruzione post terremoto, sia sotto il profilo preventivo che repressivo, per contrastare le infiltrazioni negli appalti collegati al ciclo del cemento tra i settori di maggiore interesse per le organizzazioni criminali.

L’operazione Dirty job del 2014 seguita da una misura di prevenzione patrimoniale, disposta dal tribunale dell’Aquila nel 2015, ha confermato la concreta infiltrazione nel tessuto socio-economico nell’aquilano di imprenditori edili casertani contigui ai Casalesi del gruppo Zagaria che forniva maestranze per i cantieri del capoluogo.

Per quanto riguarda la ndrangheta, negli anni è stata accertata l’operatività di esponenti di famiglie reggine e crotonesi (Cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti di Africo (Rc), della famiglia Cuppari di Brancaleone (Rc), del gruppo Ferrazzo di Mesoraca (Kr)). “Anche nel semestre in esame non sono stati colti i segnali – forse rimprovera la Dia – Il 31 luglio 2018 a Martinengo (Bg), i Carabinieri hanno arrestato un latitante di Brancaleone (Rc) che si è sottratto alla cattura nell’operazione Banco nuovo-cumps.

(nota 1175 Occc n. 72/14 – pagine 1618/10 Rgnr – emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Reggio Calabria ed eseguita dalla polizia di Stato e dall’Arma dei carabinieri, il 7 novembre 2017, con l’arresto di 46 soggetti, ritenuti contigui a diversi gruppi radicati a Africo Nuovo, Motticella, Bruzzano Zeffirio, Brancaleone e aree limitrofe della fascia jonica reggina, responsabili di associazione di tipo mafioso, estorsione, rapina, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, violazione della legge sulle armi, ricettazione gravati dal fine di agevolare la ndrangheta).

Il pregiudicato di Bancaleone deteneva illegalmente un’arma da guerra ed è considerato elemento di spicco della ndrina Cuppari di Brancaleone, a capo di un’associazione di tipo mafioso con base a Francavilla al Mare (Ch) e ramificazioni in tutta Italia, dedita al traffico di stupefacenti e al riciclaggio.

Nella provincia di Teramo, inoltre, sono risultati operativi 2 soggetti calabresi con interessi economici sul territorio, ritenuti contigui alla cosca Molé-Piromalli di Gioia Tauro (Rc), soci di una impresa di cui avevano ceduto le quote e la sede legale era stata trasferita a Pineto (Te).

(nota 1176 I soggetti erano soci di una impresa, con sede legale a Reggio Calabria, colpita, l’11 aprile 2017, da un provvedimento interdittivo antimafia. Di seguito la società aveva mutato denominazione (pur mantenendo la medesima partita Iva). Gli approfondimenti sulla nuova società hanno fatto emergere la continuità con la precedente e così il 16 novembre, il prefetto di Teramo ha emesso un nuovo provvedimento interdittivo).

Per quanto riguarda i sodalizi mafiosi siciliani, non si registrano attività di polizia, nel recente passato, che provino stanziamenti e operatività in Abruzzo.

“La considerazione operata per la ndrangheta e per Cosa nostra, sull’assenza di strutture criminali stabili sul territorio regionale, è riferibile anche alle organizzazioni camorristiche – è scritto nella relazione Dia – Nel tempo è stata rilevata però la presenza di soggetti legati, ad esempio, al cartello casertano dei Casalesi ed ai gruppi napoletani Contini, Amato-Pagano, Moccia e Mallardo. Per essi il territorio abruzzese ha rappresentato un punto di approdo per attività di riciclaggio

(nota 1177 Nel giugno 2017 la Guardia di finanza ha eseguito il sequestro preventivo n. 17785/14 Pm, emesso dal tribunale di Napoli, che ha riguardato alcuni immobili situati a Castel di Sangro (Aq), intestati a prestanome del clan Mallardo).

Francesco Mallardo, capo clan, sino al 2014 risiedeva a Sulmona (Aq) in libertà vigilata per una ‘grave malattia’.

Dicevamo, Abruzzo punto di approdo per riciclaggio e spaccio di droga importata dalla Campania ad opera di pregiudicati campani, ma anche abruzzesi impiegati poi a smerciare nelle località turistiche pescaresi, teatine e teramane.

La conferma dell’Abruzzo territorio di spaccio di gruppi campani è data da operazioni antidroga, anche datate, in cui sono stati coinvolti gruppi napoletani.

(nota 1178 Nel 2014, con l’indagine Adriatico si scova, in provincia di Chieti e di Pescara, un sodalizio di origine campana che ha imposto condizioni di assoggettamento e forme d’intimidazione da consentire all’autorità giudiziaria di contestare, per la prima volta nel distretto giudiziario abruzzese, la fattispecie dell’associazione di tipo mafioso. L’organizzazione faceva capo a 2 coniugi, già legati al gruppo Vollaro di Portici (Na), trasferiti stabilmente a Gissi (Ch) dove hanno organizzato un traffico di stupefacenti (acquistati dal gruppo Polverino di Marano di Napoli in un’area compresa tra Francavilla, Vasto e San Salvo ed altri comuni del chietino. Altre distinte indagini coordinate dall’autorità giudiziaria campana, risalenti agli anni 2013/2014, hanno evidenziato collegamenti tra gruppi di spacciatori locali e i clan Abbinate e Vanella Grassi di Scampia e le cosiddette Teste matte dei quartieri spagnoli. Più di recente l’operazione dei Carabinieri Sta senz pensier del marzo 2018 (Occc n. 2023/17 Rgnr e 282/18 Rg gip del tribunale dell’Aquila), ha riguardato un traffico di droga gestito da un’organizzazione composta da soggetti teramani e napoletani, con basi operative ad Alba Adriatica e Martin Sicuro, in provincia di Teramo, che si riforniva di droga dal quartiere napoletano di Secondigliano, riuscendo a soddisfare le richieste provenienti anche dal mercato marchigiano).

In Marsica, nella provincia dell’Aquila, in particolare nel Fucino, sono state scoperte innumerevoli piantagioni di marijuana tra il 2016 e il 2018. Le coltivazioni facevano capo a pregiudicati campani legati a clan camorristici dei monti Lattari, nella provincia di Napoli.

(nota 1179 alle cronache conosciuta come Jamaica italiana per la coltivazione di piante di marijuana, innestate su zone impervie difficilmente raggiungibili, ma con caratteristiche climatiche che si prestano a fornire un prodotto di ottima qualità).

I responsabili, già in passato indagati in Campania per lo stesso reato, nell’aprile 2018 sono stati colpiti da un provvedimento cautelare.

(nota 1180 Occc n. 427/17 Rgnr e 280/18 Rg gip del tribunale dell’Aquila, emessa il 13 aprile 2018. L’operazione trae origine dal sequestro di un’analoga piantagione di marijuana, avvenuto nel 2016, a Luco dei Marsi (Aq), che aveva condotto all’arresto di due soggetti napoletani e di un terzo complice di Avezzano (Aq). Più di recente, alcuni di loro sono stati raggiunti da un provvedimento restrittivo (Occ n. 8900/17 Rgnr e 135/18 Rgmp del tribunale di Torre Annunziata), emesso nel novembre 2018 per un’attività di spaccio di cocaina e marijuana (quest’ultima originata da piantagioni di canapa indiana dei Monti Lattari) in alcuni comuni del napoletano e del salernitano).

La vicinanza alla Campania è anche una delle ragioni che induce esponenti di spicco della criminalità organizzata campana a trasferirsi in Abruzzo per continuare a gestire tutte le attività illecite messe in campo. Al riguardo, il 20 dicembre 2018, i Carabinieri di Martinsicuro (Te) hanno eseguito l’arresto, per ordine di esecuzione pena di un soggetto dimorante nello stesso comune, condannato per rapina e ricettazione, già coinvolto nel 2010 in un’indagine sulla vendita di merce contraffatta.

(nota 1181, provv. n. 707/2018 Siep, emesso il 12 dicembre 2018 dalla Corte di appello di Genova, scaturito dall’inchiesta giudiziaria Gomorrah di maggio 2010, che ha riguardato un’associazione napoletana dedita all’importazione di prodotti contraffatti dalla Cina, contigua ai clan Licciardi e Mazzarella. Inoltre, si segnala che nel novembre 2015, a Sulmona (PE), è stato arrestato l’elemento di vertice del clan Mallardo di Giugliano in Campania, che nella località abruzzese in argomento stava scontando la misura di sicurezza della libertà vigilata).

In Abruzzo la criminalità pugliese continua a caratterizzarsi per la commissione di attività predatorie. Si richiamano gli esiti dell’operazione Kuga (nota 1182), conclusa nel mese di ottobre, che ha svelato l’esistenza di un sodalizio criminale, promosso e organizzato da 2 giovani pregiudicati di Cerignola (Fg), dedito ai furti di autovetture di grossa cilindrata con cadenza settimanale sulla costa adriatica (Molise, Abruzzo, Marche ed Emilia Romagna).

(nota 1182 Il 12 ottobre 2018 i Carabinieri di Ascoli Piceno hanno eseguito l’Occc 2844/17 Registro generale delle notizie di reato e 1489/18 Rg Gip del tribunale di Ascoli Piceno, nei confronti dei componenti di un sodalizio dedito stabilmente alla commissione di furti di autovetture di grossa cilindrata, poi condotte a Cerignola (Fg) per ricettarne le componenti.
2018).

La criminalità organizzata foggiana e, in particolare, quella garganica e sanseverese sembrano prevalere per gli stupefacenti, confermandosi crocevia, anche in chiave extraregionale. È quanto emerge dall’operazione Evelin che ha disarticolato un’organizzazione criminale, con base nell’area di Vasto (Ch), dedita al traffico di sostanze stupefacenti e alla commissione di atti intimidatori anche attraverso l’uso di armi, per garantirsi l’egemonia sul territorio e sulle principali piazze di spaccio.

(nota 1183 P.p 2252/16 Rgnr e 1339/17 Rg gip, eseguita il 30 novembre 2018)

Tra gli indagati un boss del clan Nardino di San Severo (Fg). Inoltre, appare di particolare rilievo il provvedimento di sequestro per oltre 31 milioni di euro, operato dalla Dia, tra giugno e agosto 2018, nei confronti di un imprenditore di Bitonto, ritenuto vicino al clan Parisi, operante nel settore della somministrazione di manodopera ad aziende della lavorazione delle carni.

(nota 1184 Meglio descritto nel paragrafo dedicato alla provincia di Bari)

Sono stati contestati all’imprenditore bitontino l’associazione per delinquere, reati fiscali, il riciclaggio e l’autoriciclaggio. L’uomo aveva accumulato un ingente patrimonio costituito, tra l’altro, da un immobile in provincia di Teramo. Per quanto concerne la presenza nella regione abruzzese di gruppi criminali matrice straniera, si segnala l’operatività di un gruppo composto da soggetti di nazionalità albanese, romena ed italiana dedito al traffico di cocaina, disarticolato, dicembre, nell’ambito dell’operazione Alpheus 1 dai Carabinieri di Campobasso.

(nota 1185 P. p. 2262/16 Rgnr del tribunale di Campobasso ed eseguito il 4 dicembre 2018. Operazione meglio descritta nel paragrafo dedicato alla regione Molise e in quello riservato alla criminalità organizzata straniera).

mariatrozzi77@gmail.com

Scarica qui la relazione II semestre Dia 2018 in formato Pdf

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Custodia cautelare per il boss Mallardo che gestiva il clan a Sulmona con affari anche in Marsica

Piromane della valle Subequana segnalato su un muro della stazione di Molina Aterno