Catene e Lucchetti all’ingresso del Cimitero, per rimuoverli una Petizione

Hanno promosso una petizione per far rimuovere catene e lucchetti spuntati d’improvviso sul piazzale d’ingresso del cimitero a Raiano (Aq) che impediscono il passaggio delle auto nel luogo di riposo ed escluderebbero dai viali chi ha problemi di deambulazione.

Ad aderire alla sottoscrizione sono in tanti, diversi moduli sono stati già riempiti. A firmare oltre un centinaio di cittadini che non ne vogliono proprio sapere di interdizioni decise da un privato. Nella petizione i cittadini “..chiedono la rimozione degli ingressi all’area cimiteriale – e così aggiungono – É da ritenersi un’offesa ai raianesi che, un soggetto privato, nel ritenere la generalità dei cittadini, che si recano a far visita ai loro cari, non rispettosi delle regole decida autonomamente di ostruire gli ingressi con delle catene munite di lucchetti – continua il testo della petizione – I sottoscritti ritengono che spetti al comando di Polizia municipale stabilire regole di accesso per le auto e altro, installare apposita segnaletica di divieto e sanzionare gli inadempienti, con la possibilità di rilasciare permessi per brevi ingressi e permanenze con auto in favore di persone disabili e con difficoltà a deambulare, in particolare per le persone anziane – concludono – Raiano non ha bisogno di padroni privati che vengono da fuori a imporre regole e prescrizioni! Ridiamo dignità e decoro estetico al luogo ove riposano i nostri cari”.

A imporre catene con lucchetti sarebbe una ditta che, per conto del Comune, gestisce i servizi cimiteriali. Decisione a cui si oppongono gran parte dei concittadini dell’anarchico e  insegnante di scuola elementare Umberto Postiglione (Raiano 25 aprile 1893 – San Demetrio ne’ Vestini -Aq- 28 marzo 1924) a cui la comunità ha dedicato la piazza principale del paese. Disabili e anziani a Raiano potrebbero trovarsi in difficoltà per recarsi in visita al cimitero e per interdizioni del genere bisognerebbe interdire solo l’improvvisazione. D’accordo con il divieto imposto, solo un anziano che, in solitaria e vinto dalla calura del primo pomeriggio, ci ferma di fronte ad un bar e ci racconta: “Hanno fatto bene. All’estero, quando in più lingue si avvisa di un divieto, basta scrivere forbiddenprohibido, verboten, interdit e invece per l’italiano ho spesso trovato scritto: è severamente vietato. Sarà che non basta una parola a fermarci e facciamo sempre i furbi”.

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