Ex terroristi ai confini tra libertà d’espressione e Apologia, la denuncia di Vittime del dovere

L’associazione Vittime del dovere sollecita la magistratura a vagliare la liceità delle dichiarazioni rilasciate, nei giorni scorsi, da alcuni ex terroristi in ordine ai gravissimi fatti di sangue che hanno caratterizzato un periodo storico doloroso del nostro Paese e per le famiglie delle vittime innocenti di stragi e attentati.

Al confine tra libertà d’espressione e apologia c’è ancora qualche sentinella in grado di reagire a certe affermazioni che vanno oltre. Mentre si lascia dire e fare c’è chi chiede, da tempo, rispetto per quanti si sono sacrificati per un fortissimo senso di Patria mostrando grande amore per il proprio Paese. Suona un campanello d’allarme ancora inascoltato Vittime del dovere: “Nelle ultime settimane abbiamo assistito all’impensabile riproporsi di dichiarazione, verbali e scritte, che impongono un intervento immediato della Magistratura – scrive in una nota l’associazione – Il primo vede coinvolta, ancora una volta, Barbara Balzerani, ex brigatista mai pentita (condannata a 6 ergastoli e libera dal 2011) che il 20 giugno scorso, a Roma, durante la presentazione del suo ultimo libro ha dimostrato di perseverare nella sua opera di giustificazione ed esaltazione della lotta armata, spalleggiata dall’amico Nunzio D’Erme. Entrambi hanno improvvisato un duetto tanto imbarazzante quanto disgustoso poiché ammiccavano compiaciuti al piacere provato nel perpetrare gesti omicidi.
In particolare la Balzerani dichiara ”Siccome non possiamo pensare di non avere ragione o di essere sfortunati sulle ragioni di questa sconfitta, che fanno male le sconfitte, ma dalla sconfitta ci si può incamminare verso una possibile ripresa…. Se rinunci all’idea del conflitto non c’è manco storia, non c’è niente. C’è il deserto totale perché la storia la fa il conflitto”, Nunzio d’Erme invece dichiara di essere onorato di essere riunito ai propri compagni e alle proprie compagne, che temeva di non rivedere più a seguito della carcerazione, e continua sostenendo “ Lei (ndr. la Balzerani) ha vissuto la parte più bella, ma dopo l’ha pagata tutta, ti sei pure divertita, ma poi la paghi, perché arriva il conto” mentre, con riguardo alla giovane età del commando di via Fani, precisa: “Forse il più grosso che ha fatto Moro c’aveva 32-33 anni, immaginatevi voi, il livello più alto dell’organizzazione rivoluzionaria che ha fatto cag… sotto il capitalismo italiano ed europeo aveva 33 anni – Infine conclude sempre D’Erme  – Cioè noi dovemo ritornà(re) alle origini, anche il tipo di società, non é che basta socializzà(re) nazionalizzà(re) i mezzi di produzione e conquistà(re) il potere politico e amo (abbiamo) risolto. Tutto il lavoro che se sta affà (si sta facendo) anche contro il Decreto Sicurezza é perché punta esattamente a ridurre ai minimi termini tutti quei soggetti sociali che oggi potrebbero ripartire ed essere il volano di una nuova fase, una nuova epoca”.

Non è l’unico episodio, il 16 marzo 2018 nel giorno dell’anniversario della strage di via Fani e del rapimento di Aldo Moro, la Balzerani ha sostenuto che “fare la vittima è diventato un mestiere … c’è una figura, la vittima, che è diventato un mestiere, questa figura stramba per cui la vittima ha il monopolio della parola. Io non dico che non abbiano diritto a dire la loro, figuriamoci. Ma non ce l’hai solo te il diritto, non è che la storia la puoi fare solo te”. Ultimo esempio in ordine di tempo riguarda l’ex terrorista Enrico Galmozzi, che, commentando su Facebook la notizia relativa ad una busta con proiettile indirizzata al ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha ritenuto di precisare, dopo una serie di improperi e minacce che “una volta invece di spedirli li consegnavamo di persona…”.

Certe esternazioni lasciano sbigottiti: “In primo luogo perché provengono da ex terroristi riconosciuti colpevoli e condannati e che, previa rieducazione, dovrebbero essere reinseriti nella società. Valutare gli esiti della rieducazione su determinate esternazioni è d’obbligo, come è giusto chiamare in causa anche i giudici di sorveglianza – spiega Vittime del dovere – Non minore importanza riveste la condizione che tali dichiarazioni, i cui profili di rilevanza penale appaiono evidenti, provengano da soggetti che assurdamente si ritengono liberi di istigare un ritorno alla lotta armata e di insultare e minacciare un ministro della Repubblica. L’associazione esprime vicinanza e solidarietà al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, oggetto di queste pesanti intimidazioni. Poiché il rispetto della legalità è principio che muove e anima l’associazione, è necessario che venga chiarito quando presunte libertà di manifestazione del pensiero si traducono in realtà in atti di illegalità giuridica oltre che morale. “Agiremo attraverso formali denunce – spiega Emanuela Piantadosi, presidente dell’associazione Vittime del Dovere – tese a rappresentare fattispecie che meritano un approfondimento da parte della magistratura, per la verifica di eventuali ipotesi di apologia di reato da parte dei responsabili di efferati crimini che evidentemente non hanno svolto un adeguato percorso di recupero rieducativo e di responsabilizzazione morale. Credo che sia assolutamente allarmante constatare la disinvoltura con cui vengono proferite determinate frasi provocatorie e che lasciano addirittura presagire una nuova riorganizzazione della lotta armata. È imprudente non prenderne coscienza da parte della magistratura, della politica e soprattutto dell’opinione pubblica”.

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