Sciopero della fame per mancati contributi. Il Pd punzecchia la Lega sui Pascoli

Oggi a tenere banco è lo sciopero della fame e della sete del vice sindaco di Pescina (Aq), Tiziano Iulianella, allevatore da 30 anni. L’amministratore chiede di sbloccare i fondi destinati ai pascoli, deve ricevere dalla Regione e da circa 15 mesi (Misura 10 del Programma di sviluppo rurale regionale destinata ai pascoli) circa 20 mila euro di fondi europei, ma tutto tace, anche all’Agea, Agenzia erogazioni agricoltura, che dal ministero si rimpalla la responsabilità con la Regione e dovrebbe sostenere gli agricoltori.

Ieri i riflettori erano invece puntati su una singolare nota del Partito democratico della provincia dell’Aquila che riporta l‘interrogazione di un eurodeputato Pd, Andrea Cozzolino, che sarebbe stata presentata all’Unione europea per i pascoli abruzzesi in concessione non solo a società del Nord, com’è indicato nella nota, ma ad aziende del reatino, del foggiano, dell’Irpinia e del Gargano. Procediamo in mezzo a tanta confusione chiarendo di un problema di vecchia data, incancrenito, che viene affrontato solo ora e anche con poca cognizione di causa.

La truffa comincia circa 7 anni fa e a denunciarla è un allevatore di Ofena (Aq), Dino Rossi, che abbiamo incontrato all’epoca. Rossi ci ha raccontato della storia delle quote latte e delle famose mucche fantasma di oltre 93 anni che continuavano a pascolare pesantemente sui prati abruzzesi. Nel 2014 è la volta di Adriano Marrama agricoltore di Vittorito (Aq) che anche ultimamente ha ridenunciato la stessa storia di cui si sono occupate le forze dell’ordine (Guardia di finanza) senza scovare alcunché di losco.

Mafia dei Pascoli? Andiamoci piano, il macello non è frutto di una organizzazione criminale, ma di una volontà politica forse poco pratica che ha aperto la strada agli affari di certe aziende che, ripetiamo la frase di Don Ciotti (associazione Libera) operano nella legalità se conviene. Ed è proprio questo il caso. Si tratta di vecchie decisioni assunte dai ministri della Lega e che il Partito democratico ha avuto tutto il tempo di valutare ed eliminare, ma non l’ha fatto. Ora però si muove, tutto concentrato ad erodere terreno al Movimento politico di Salvini senza afferrare che le dinamiche del Mezzogiorno non dipendono solo dalle aziende del Nord, ma dagli enti pubblici che, fra le tante che combinano, con i fondi destinati a finanziare gli allevatori ripianano i bilanci. O peggio, in certi piccoli comuni si fanno strappi alla regola.

Nel sistema di calcolo per definite il valore delle integrazioni per gli allevatori, per i terreni più produttivi coltivati ad esempio a tabacco, i titoli hanno un valore superiore rispetto a quelli riferiti ai pascoli nel Centro Sud Italia oppure ai fondi meno produttivi del Nord. Da qui il primo divario. Con la libera circolazione dei titoli sul territorio italiano i problemi si sono acuiti e sono peggiorati con la quota green, di Zaia e Galan, con cui bastava avere un terreno per l’integrazione senza la necessità di pascolarlo. Contenti gli ambientalisti insoddisfatti i pastori del Meridione che si sono tirati la zappa sui piedi quando hanno preteso dall’Unione europea che i fondi in affitto andassero almeno pascolati per (mantenerli in buono stato) ricevere le integrazione. Con la necessità di pascolo sui terreni presi in affitto si è diffusa una praticata della transumanza orientata, da Est a Ovest nell’Europa, soprattutto per i pascoli abruzzesi presi di mira per far rendere ancora di più i titoli delle aziende, non solo, del Nord. Bestiame non proprio in salute e inesperto al pascolo sugli Appennini sempre più preda di lupi e altro.

Nessuno dal Pd si è accorto dell’errore nel presentare l’interrogazione di Cozzolino, da 10 anni europarlamentare che così affronta il problema. Inesattezze su un tema tanto grave hanno un valore generale, immaginarsi una interrogazione poco esatta al Parlamento Europeo è davvero interessante. Navigano, o meglio pascolano a vista, facendo danni. L’interrogazione all’Unione europea, riportata dai giornali, per iniziativa di Cozzolino, purtroppo recita così: “Stando alle denunce grandi aziende del nord Italia affitterebbero vaste aree di terreni con lo scopo di veder fruttare i titoli di coltura in loro possesso, senza garantire l’effettiva attività di pascolo degli armenti, che servono solo a legittimare l’ottenimento dei fondi europei”. No, le aziende non affittano, ma prendono in affitto i pascoli abruzzesi che, in mano ai locali non frutterebbero un granché d’integrazione e, in una certa maniera, il pascolo è garantito.

La grande azienda è tollerata da tanti allevatori del posto che non denunciano, che così vendono qualche agnello in più e che accettano di far pascolare il bestiame sul terreno dei grandi, lo stesso per il quale un’azienda prende tanti soldini dall’Unione europea e un’altra del posto no. Di fatto, molti dei pastori locali ci stanno. Fanno da prestanome e altri invece se ne fregano. Certe aziende non abruzzesi compaiono persino nelle liste da destinare alla Regione, tra gli allevatori locali, preparate dai Comuni che concedono pascoli ad aziende non più esterne, ma che risultano residenti o giù di lì e questo per ottenere, oltre al danno anche la beffa, lo stesso prezzo garantito ai pastori del posto.

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