Snam special guest Dmc: l’altra faccia della Medaglia sul ‘fattaccio’

Progetto Rete adriatica, una discussione che ha coinvolto l’amministrazione comunale e i comitati, ma solo sporadicamente la Snam in città. L’assessore comunale Manuela Cozzi ha considerato una imboscata la presenza di alcuni dirigenti della società all’incontro organizzato da Dmc acvusata così di essersi schierata a favore del progetto che prevede nel territorio la costruzione della centrale di spinta del metano a Case Pente e di uno dei 5 tratti di gasdotto che si aggancerà a 1 dei 2 già esistenti che oggi alimentano la valle Peligna, per proseguire poi fino a Foligno.

Copertina Maria Trozzi

Progetto che, per 2 giorni, è stato sviscerato sotto ogni aspetto dagli esperti che si sono succeduti negli incontri organizzati dalla sindaca Annamaria Casini e che hanno confermato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la contrarietà alle opere. L’assessore all’ambiente trova “incredibile che proprio un consorzio turistico sposi progetti che penalizzano fortemente questo settore. E Cozzi se l’è presa con la Snam, che “se si è scomodata a venire a Sulmona, al fine di dire la propria sul progetto, poteva partecipare al convegno che si è svolto proprio ieri stesso nell’aula consiliare, alla presenza di istituzioni, esperti, professionisti, comitati, associazioni e cittadini. Pur senza invito, i rappresentanti della Snam sarebbero stati accolti per un confronto. Resta il fatto che per garbo istituzionale avrebbero potuto interloquire con gli amministratori comunali nelle sedi opportune e non nei salotti della città”.

Crediamo nella buona fede dell’assessore Cozzi che dice di essersi trovata in un consesso, per quanto privato e informale, al quale a sua insaputa è stata invitata anche la Snam, considerato il pericolo numero uno da evitare come la peste. Pur irritata, Cozzi ha sentito la necessità di comunicare il fattaccio prima che qualcuno, i comitati o le opposizioni, potesse forse accusarla di essersi trovata al tavolo con Snam. Pare ingiusto accusare la Dmc di aver preso una posizione, mentre probabilmente, secondo quanto abbiamo appreso da ambienti vicini al consorzio, la motivazione dell’invito all’azienda è stata esclusivamente di voler aprire un confronto diverso, di ascoltare la viva voce dell’altra parte dei contendenti, una voce che sul territorio è stata poco presente e mai invitata (almeno non negli ultimi 3 o 4 anni) ad illustrare i progetti e gli investimenti previsti sul territorio.

Forse l’occasione sarebbe potuta essere proprio la 2 giorni organizzata a Sulmona (Aq), ma se l’amministrazione non ha ritenuto opportuno invitare Snam e dunque aprire un confronto pubblico sui temi contrastati (sismicità, dissesto idrogeologico, inquinamento) perché accusare chi invece tale scelta ha fatto, ovvero gli operatori che difendono e promuovono il turismo, probabilmente preoccupati di conoscere quanto e come realmente le opere impatteranno sul territorio?

Pur confessando di non aver invitato la Snam, si accusa la società di non aver partecipato al convegno pur non invitata. Possiamo immaginare cosa sarebbe successo se o tecnici della multinazionale si fossero presentati per spiegare le loro ragion? Sarebbe stato utile, finalmente, invitarli.

Ancora più utile sarebbe stato invitare qualche sindaco dei territori in cui è stato realizzato, di recentemente, un gasdotto o che ospita uno degli impianti simili a quello previsto a Case Pente di Sulmona. Così da avere maggiori elementi d’informazione, per fugare dubbi, per avviare un confronto diverso senza per questo rinnegare la propria contrarietà alle opere.

Ecco, il confronto, è quello che è mancato sul territorio e magari consentirebbe a tutti di comprendere le ragioni del No e quelle del Si, quel Si ribadito da 2 sentenze del Tar e contro le quali occorre valutare attentamente le modalità e le motivazioni alla base dell’appello al consiglio di Stato, considerato che verrà pagato, almeno in parte, dai cittadini sulmonesi e abruzzesi. Un confronto che, invece, con spirito libero e, immaginiamo, costruttivo hanno voluto promuovere alcuni degli imprenditori del consorzio Dmc, dimostrando di non essere ostaggi di una sola visione, ma di essere animati della volontà di conoscere a fondo e, concretamente, ascoltando anche l’altra campana, i rischi e i benefici di un’infrastruttura la cui realizzazione anima da anni la comunità, una parte della quale si sta preparando ad affrontare la questione con un nuovo approccio, più pragmatico e realistico.

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