Monte Stabiata. Sull’area di esercitazione militare presentate le osservazioni contro

Sono state presentate le osservazioni contro l’istanza di Valutazione d’incidenza ambientale proposta dal Comando militare esercito Abruzzo per le attività addestrative a Collebrincioni, su una parte di monte Stabiata, tra la frazione aquilana e i cosiddetti Coppi di Aragno, la montagna a Sud di San Pietro della Jenca.

L’area è stata destinata a poligono dell’Esercito italiano e non è stata eseguita alcuna bonifica quando venne inglobata nell’area protetta e così semplicemente nominata Zona di protezione speciale (Zps IT7110128) nel Parco nazionale Gran Sasso e monti della Laga. “In quei luoghi l’attività addestrativa va avanti dal lontano 1957” da quel che ne sappiamo nell’area non viene più sparato un colpo dall’Esercito italiano da più di un anno e l’avvocato Antonello Santilli, coordinatore del Wwf montano con questa dichiarazione conferma che il sito di esercitazioni militari esisteva prima della istituzione del Parco nazionale del Gran Sasso e monti della Laga, quest’ultimo istituito 34 anni dopo con Legge 6 dicembre 1991, n. 394  (Legge quadro sulle aree Protette) conferma anche il sito ufficiale dell’ente.

Da indiscrezioni sappiamo che il Comando militare ha avviato un’opera di caratterizzazione dell’area che si è conclusa aprendo un procedimento per richiedere l’autorizzazione per l’uso del sito, a quanto apre però non come poligono di tiro. Sarebbe impiegato per altro genere di esercitazioni militari.

“É un fortissimo pugno all’occhio, oltreché al cuore, vedere un luogo incantato come quello distrutto dalla noncuranza con cui l’uomo lo ha utilizzato in questi anni – commenta  l’avvocato Santilli – Ciò che non si riesce proprio a capire è come in un territorio tutelato dal Parco nazionale, parte integrante della Rete natura 2000, interessato dal corridoio ecologico dell’Orso bruno marsicano, luogo di pascolo per gli animali, habitat naturale del lupo e dell’aquila reale, possano essere permesse esercitazioni belliche, altamente impattanti ed inquinanti – conclude l’avvocato e presidente del Wwf montano Santilli – Quello che poteva essere consentito negli anni 50 e 60, quando non vi era una coscienza ambientalista nel nostro Paese, oggi non può essere più permesso e le autorità preposte al controllo del territorio hanno il dovere di intervenire per recuperarlo e riqualificarlo, ripristinando l’ambiente naturale preesistente allo stato di degrado, eliminando i detrattori ambientali ed i fattori inquinanti con un intervento mirato di bonifica e risanamento ambientale e tutelando le matrici autoctone della vegetazione e del suolo” e la bonifica sarebbe  proprio uno degli obiettivi prefissati per il sito in questione altrimenti non ci sarebbe stata una così complessa e costosa caratterizzazione.

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Caratterizzata dall’Esercito l’area di Monte Stabiata. Per la bonifica avviata la Valutazione d’incidenza