Petroceltic rinuncia ad altri permessi di ricerca

La compagnia petrolifera irlandese Petroceltic è davvero intenzionata a rinunciare ad altri 3 permessi di ricerca e un’istanza di permesso di ricerca di idrocarburi nel mar Adriatico, a largo dell’Abruzzo. Da anni la società dublinese non sembra navigare in buone acque in aggiunta al prezzo basso del petrolio che non invita alla ricerca di nuovi giacimenti.

A febbraio 2016 Petroceltic rinunciò a cercare giacimenti in Adriatico nelle acque internazionali al largo del Molise, del Gargano e delle isole Tremiti (permesso di ricerca B.R274.EL, area di 22,2 chilometri in acque internazionali. I primi di maggio al ministero dello sviluppo economico è giunta così una nuova istanza di rinuncia dalla compagnia di Dublino, esattamente il 3 maggio (protocollo 9476). I permessi sono sempre oltre le 12 miglia, questa volta però a largo dell’Abruzzo. Istanza pubblicata nel Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse (anno LXIII n. 5) del  31 Maggio 2019.

Esultano gli ambientalisti e in primis Mariarita D’Orsogna: “Da notare che li abbiamo quantomeno rallentati per anni ed anni, e senza di tutti i nostri sforzi Elsa e compari sarebbero state gia’ installate dieci anni fa quando era più redditizio, più facile, e la gente meno compatta contro le trivelle – prosegue la ricercatrice italo americana – Per cui bravi e grazie  a tutti noi della prima ora che abbiamo lavorato come Don Quixote senza sapere che i nostri semi avrebbero portato a cosi tanti frutti: Assunta, Giosué, Lorenzo, Danilo, Fabrizia, Mauro, Davide, Marco, Gabriele, e tutti quelli i cui nomi adesso non riesco ad elencare”.

Edal coordinamento No hub del gas una nota: ” Si tratta di una bellissima notizia visto che le aree coperte da questi titoli minerari, denominati B.R270.EL, B.R271.EL e B.R272.EL e d 505 B.R.-EL (istanza) sono immense. I tre permessi di ricerca, per dire, coprono 94.500 ettari di mare. Contro queste proposte di attività petrolifere in questi anni erano insorti cittadini, movimenti ed enti locali. Tanti i bastoni tra le ruote messi alla deriva petrolifera che il famigerato decreto Sblocca Italia voleva imporre anche in Adriatico, con ricorsi, manifestazioni, proposte di legge e tante altre iniziative. I frutti di questa lotta per la tutela dell’ambiente e il clima iniziano a dare frutti e dopo Ombrina un’altra azienda di petrolieri è costretta a fare dietrofront. Purtroppo rimangono numerose istanze e titoli minerari sia in mare che a terra. Per questo continueremo la battaglia per far sì che l’emergenza climatica sia finalmente riconosciuta e che le fonti fossili diventino il prima possibile un ricordo. Auspichiamo che tutte le forze politiche riconoscano la necessità di far tramontare ogni ipotesi di sviluppo di progetti di estrazione di idrocarburi in Italia, sia in mare che a terra”.

Bollettino di riferimento