Carcassa in putrefazione, spostata ma non rimossa

Sulla segnalazione della carcassa su via Morrone, a 2 passi dal centro storico sulmonese, ieri mattina la sezione territoriale del servizio veterinario della Asl ha provveduto al sopralluogo nel locale e all’imbustamento dei resti dell’animale.

La carcassa imbustata è stata spostata “direttamente in strada e vicino all’ingresso delle altre abitazioni” spiega Maria De Deo  che ha scritto per segnalarci il problema. “Per la sua rimozione occorrerà attendere l’intervento di un altro competente organo (e chissà con quale tempistica) – aggiunge in una nota la cittadina sulmonese – Per la doverosa conseguente bonifica sia dell’ambiente che del vicolo di Via Morrone… chissà chi altri e quanto altro tempo saranno necessari! Per non parlare poi della procedura di richiesta ai proprietari (privati e pubblici) di procedere alla chiusura dei locali, attualmente accessibili ad animali e persone. Certamente soddisfatta dell’avvenuto inizio del “complicatissimo” procedimento igienico-sanitario non posso tuttavia esimermi dal sottolinearne le lentezze, la complicazione dei “settori” e delle competenze che devono intervenire in casi semplici come questo, la frammentazione del sistema burocratico in materia. Viene da temere che prima o poi scoppierà una pestilenza e non solo, per carcasse di gatti, topi, cinghiali! Per mancati interventi a garanzia dell’igiene di strade, vicoli, aree erbose, di cui Sulmona è un triste esempio. Da simili episodi, è evidente che il servizio igienico-veterinario della ASL va urgentemente riorganizzato. Infine vorrei dar voce a quei tanti cittadini che lamentano come me la mancanza di derattizzazioni, di un piano accurato ed efficiente di lavaggio e disinfestazione delle strade, della loro manutenzione; mancano sopralluoghi ed ispezioni e l’assenza degli enti preposti è visibile dallo stato di degrado di muri, pavimentazioni, tombini otturati, persino maelodoranti esiti di fogne; lamentiamo la mancanza di un serio programma di quotidiana pulizia effettiva (non vedo più operatori armati di adeguate ramazze da secoli!) – conclude con amara ironia Maria de Deo – Mentre i puntuali ed esosi addebiti della Taru puliscono solo le nostre tasche la città langue alla mercé di possibili epidemie: un medioevo igienico che credevamo di aver sconfitto”.