Morte del Generale Conti ecco i nodi da sciogliere

Ancora 7 nodi da sciogliere per il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Sulmona (Aq), Marco Billi, che così respinge l’archiviazione del caso Guido Conti, fascicolo aperto per istigazione al suicidio del generale dei Carabinieri forestali che morì per un colpo di pistola sparato alla tempia su una piazzola ai margini di una strada  di montagna, chiusa per frana tra Sulmona e Pacentro, comunque frequentata anche nel pomeriggio del 17 novembre 2017. In congedo prima del tempo dall’Arma, Conti per 15 giorni lavorò per la Total come responsabile del settore ambiente licenziandosi 2 giorni prima di morire.

Copertina Maria Trozzi

Per i  punti da fugare il giudice approfondirà quanto segnalato dalla famiglia che si è opposta alla richiesta di archiviazione del magistrato. Tra gli aspetti che si chiede di verifiche, anche  le immatricolazioni in zona di  Porsche Cayenne bianche,  negli ultimi 2 annicosì da risalire a quella notata sul posto nel pomeriggio da un uomo” spiega il legale dei familiari dell’ex ufficiale perchè un testimone, impiegato in una lavanderia industriale, nel pomeriggio e circa 2 ore prima del suicidio si recò a Pacentro per una consegna di biancheria pulita, al tramonto. Era buio al ritorno sulla strada avrebbe notato il mezzo parcheggiato dietro la Smart intetata alla figlia del generale. Fatto è che dalle telecamere del circuito di videosorveglianza di Sulmona e Pacentro, della polizia locale, non risulterebbero passaggi di auto di quel modello, ma non si ha conferma di visioni e recuperi di video registrati ai caselli autostradali del comprensorio né di verifiche di immaticolazioni, con leasing e a noleggio, di auto del genere in zona. La Cayenne potrebbe essere arrivata da fuori, passata per Castel di Sangro (Aq) o per Pescara? Se l’intenzione del possessore del veicolo fosse stata quella di nuocere ad un pezzo grosso come Conti, che ha guidato importanti inchieste sull’ambiente, perché presentarsi con un’auto di grossa cilindrata, addirittura bianca, in una località dove tutti si conoscono e in un’area trafficata come quella, nonostante la chiusura della strada, sarebbe stato da principianti. L’auto infatti è stata notata.

Storico. La sera del 17 novembre 2017 l’ex generale dei carabinieri forestali venne trovato senza vita al margine della strada provinciale (487) che da Sulmona porta a Pacentro (Aq) a pochi passi da una discarica abusiva. A trovare il corpo (appena prima delle ore 21) sono 2 carabinieri forestali della stazione di Pacentro. Le ricerche partono attorno alle ore 14 di quel giorno, Conti non rientra per pranzo, la moglie è preoccupata il marito non risponde al telefonino. A quell’ora però è vivo, ma non risponde alle telefonate perchè?

Semi disteso sull’erba, su un fazzoletto di terra ridotto a discarica abusiva, su una strada dissestata che si arrampica sulla montagna verso Pacento (Aq), morto pochi metri dopo un tornante che interseca una sterrata, a destra, direttissima a senso unico che porta alla piccola località montana. Il tratto lo conoscono in molti. Una strada chiusa da anni, ma frequentatia da podisti, ciclisti e motociclisti poiché praticabile anhe se chiusa e in quel periodo affollata anche per la raccolta dell’olivo.

Il corpo a qualche metro dalla Smart bianco-grigia della figlia a bordo della quale si era allontanato la mattina. Proprio su quella strada chiusa che lo riportava con i ricordi al padre, dicono, lo hanno intravisto e salutato alcuni passanti, prima di mezzogiorno, ma più in alto e a piedi, verso la frana d’ingresso a Pacentro. Inoltre, l’auto della figlia era stata osservata anche verso le 14, con lui a bordo e solo ad un incrocio a semaforo acceso a Sulmona. Era sceso per spedire qualcosa? Nel pomeriggio la Smart è ferma sulla piazzola.

L’ex ufficiale lascia la divisa per un incarico a Tempa Rossa (Basilicata Viggiano), proprio nell’anno di accorpamento del Corpo forestale dello Stato all’Arma, era stato forestale 4e si ritrovava a tornare a fare il carabiniere. La sua carriera in uniforme parte proprio dall’Arma, ma Conti poi passa ai forestali. Pochi anni alla pensione ed entra in una delle società che rappresentavano il suo opposto per linea di principio. Resiste appena 15 giorni, si dimette e dalla sede Total della valle del Sauro torna in Abruzzo il pomeriggio del 15 novembre, con il mezzo dell’azienda. Il giorno dopo a casa recupera il suo personal computer e ne fa cancellare la memoria, 2 giorni dalle dimissioni alla Total muore Sarà impossibile recuperare uno dei telefonini, clonato dagli investigatori per risalire ai contatti delle ultime ore del comandante, così lo chiamavano nella sua città d’origine.

Il gip ha ritenuto verosimili gli spunti suggeriti dal legale della famiglia chiamato a discuterne a luglio quando procederà ad incaricare nuove indagini e ha quindi respinto la richiesta di archiviazione per il reato d’istigazione al suicidio del procuratore Aura Scarsella, tra 2 mesi indicherà quali investigazioni suppletive eseguire in base anche alle segnalazioni della famiglia. “Premesso che l’ipotesi del suicidio è fortunata rispetto a quella che il generale sia stato ammazzato, abbiamo suggerito delle indagini suppletive alla procura – spiega il legale della famiglia Conti – affinché gli investigatori chiariscano alcuni punti oscuri per la tranquillità di tutti e per mettere una pietra sulla vicenda. Abbiamo indicato, in particolare, almeno 7 punti sulla base dei quali la procura dovrà chiarirci alcuni aspetti. A quel punto, fugati quei dubbi, non si potrà che disporre l’archiviazione. Cosa che ci auguriamo perché significa che l’evento morte sia ascrivibile a un momento border line del generale e non all’opera di terzi. Abbiamo chiesto, con una indagine medico legale più accurata di poter verificare se la posizione del corpo” possa essere compatibile con il gesto letale. Sono stati chiesti accertamenti su 2 utenze telefoniche con le quali Conti parla assiduamente nei 2 giorni precedenti alla sua morte e su un’altra utenza riferibile al comando della Forestale, un ex superiore. Sono state soddisfatte queste richieste, soprattutto di analisi dei tabulati telefonici. Ci sarebbe una persona che 4 giorni prima del suicidio, tra le ore 11 e le 12, parlò con Conti che aveva un tono agitato.

Non sono stati chiariti contenuto e tenore dei contatti tra Conti e un ex collega della polizia e a motivi che spinsero un generale dei carabinieri a cercare Conti su ben due utenze telefoniche il giorno prima e nelle ore precedenti alla morte.

Tra gi spunti. Com’è possibile che quella sera, attorno alle ore 21, il corpo venne ritrovato da 2 colleghi vicino a una strada secondaria che da Sulmona porta a Pacentro riverso in avanti, con il braccio tra il terreno e il torace, l’arma lì sotto, una pistola calibro 9, nell’auto della figlia 2 lettere. Da qui il medico legale dovrebbe ripartire per  il legale della famiglia.

Della telefonata anonima ad una testa abruzzese si scoprì che era stata fatta da un dipendente della Total, poi identificato e si accertò che l’ex generale aveva avuto un aspro confronto con un dirigente della multinazionale prima di ripartire.

Ai carabinieri del Nucleo investigativo dell’Aquila, Silvia Conti, dirigente della Polizia stradale di Pescara e sorella di Conti riferisce: ‘Non mi aveva mai detto di voler rinunciare all’incarico alla Total o di voler successivamente dimettersi. Mio fratello non mi ha mai esternato particolari disagi lavorativi legati all’accorpamento del Corpo forestale all’Arma dei carabinieri. Si era sempre limitato a dirmi che doveva abituarsi alle nuove procedure, anche se ovviamente non era stato felice e non condivideva la soppressione del Corpo (…). Nell’ultimo periodo, Guido mi aveva rappresentato più volte l’intenzione di lasciare il servizio poiché cominciava a pesargli la necessità di viaggiare continuamente da Sulmona a Perugia – si legge nel verbale del 19 novembre 2017 – Nella Primavera di quest’anno Guido mi ha parlato per la prima volta della possibilità di andare a lavorare alla Total. Mi disse che era stato contattato in quanto erano note le sue competenze in materia di reati ambientali e che si sarebbe dovuto recare in Francia per parlare con l’amministratore delegato. Cosa che però non è mai avvenuta perché sarebbe dovuto andare proprio in questi giorni. Non mi ha mai detto di essere preoccupato per la vicenda Rigopiano, non mi ha mai fatto alcun cenno sulla vicenda di Rigopiano né alcuno mi ha mai riferito che mio fratello avesse preoccupazioni al riguardo”. Anche a gennaio la sorella avrebbe insistito con gli inquirenti per recuperare alcuni foglietti che l’ex generale teneva nel portafoglio e che per la donna risulterebbero materiale utile alle indagini per far chiarzza sulla morte di Conti.

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