Morte del Generale Conti: i 7 nodi da sciogliere

Ancora 7 nodi da sciogliere per il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Sulmona (Aq), Marco Billi, che così respinge l’archiviazione del caso Guido Conti, fascicolo aperto per istigazione al suicidio del generale dei Carabinieri forestali. In congedo prima del tempo, Conti andò a lavorare alla Total come responsabile del settore ambiente per 15 giorni poi si licenziò e 2 giorni dopo si suicidò, o almeno così pare.

Copertina Maria Trozzi

Per i  punti da fugare il giudice approfondirà quanto segnalato dalla famiglia che si è opposta all’archiviazione. Tra questi, le verifiche sui proprietari di Porsche Cayenne bianche immatricolate negli ultimi 2 anni così da risalire a quella notata sul posto nel pomeriggio da un uomo, spiega il legale dei familiari dell’ex ufficiale. Il testimone, impiegato in una lavanderia industriale, nel pomeriggio e circa 2 ore prima del suicidio si recò a Pacentro per una consegna, al tramonto all’andata ed era buio al ritorno sulla strada quando notò il mezzo di lusso parcheggiato dietro la Smart. Fatto è che dalle telecamere, del circuito pubblico di Sulmona e Pacentro, non risulterebbero passaggi di auto del genere e si presume che gli inquirenti abbiano preso visione dei video registrati all’ingresso dei caselli autostradali del comprensorio. La Cayenne potrebbe essere passata per Castel di Sangro (Aq) o per Pescara? Se l’intenzione del proprietario della Porsche Cayenne fosse stata quella di nuocere ad un pezzo grosso e noto come Conti, che ha guidato importanti inchieste sull’ambiente, perché presentarsi con un’auto di grossa cilindrata, bianca, in una località dove quasi tutti si conoscono e in un’area trafficata, nonostante la chiusura della?

Storico. La sera del 17 novembre 2017 l’ex generale dei carabinieri forestali venne trovato senza vita al margine della strada provinciale che da Sulmona porta a Pacentro (Aq) a pochi passi da una discarica abusiva. A trovare il corpo (appena prima delle ore 21) sono 2 carabinieri forestali della stazione di Pacentro. Le ricerche partono attorno alle ore 14 di quel giorno, Conti non rientra per pranzo. A quell’ora però è vivo, ma non risponde più ai telefoni. Confuso e perché? Il lavoro, era molto provato dall’addio alla Total o c’è dell’altro?

Disteso sul terriccio freddo di novembre, umido e scarno di vegetazione, su un fazzoletto di terra ridotto a discarica abusiva, sulla provinciale dissestata a pochi metri da un tornante che in un’intersezione, salendo a destra, da una sterrata porta al paese dei nobili Caldora. Il tragitto è a senso unico e lo conoscono in molti. Una strada chiusa da anni, ma frequentatissima da podisti, ciclisti e motociclisti poiché praticabile e in quel periodo affollata da contadini per la raccolta dell’olivo. Il corpo è stato trovato a qualche metro dalla Smart bianco-grigia della figlia a bordo della quale si era allontanato la mattina. Proprio su quella strada chiusa che lo riportava con i ricordi al padre lo hanno intravisto e salutato alcuni passanti, prima di mezzogiorno, ma più in alto a piedi, all’altezza della frana d’ingresso a Pacentro. Inoltre, l’auto della figlia era stata osservata anche verso le 14, con lui a bordo e solo in un incrocio con semaforo acceso a Sulmona. Era sceso per spedire qualcosa? Nel pomeriggio la Smart è ferma sulla piazzola.

L’ex ufficiale lascia la divisa per un incarico a Tempa Rossa (Basilicata Viggiano), proprio nell’anno di accorpamento del Corpo forestale dello Stato all’Arma. La sua carriera in uniforme parte proprio nei carabinieri, ma Conti poi passa ai forestali. Pochi anni alla pensione per entrare in una delle società che rappresentavano il suo opposto per linea di principio. Resiste appena 15 giorni, si dimette e dalla sede Total della valle del Sauro torna in Abruzzo il pomeriggio del 15 novembre, con il mezzo dell’azienda. Il giorno dopo a casa recupera il suo personal computer e ne fa cancellare la memoria, 2 giorni dalle dimissioni alla Total muore, sparandosi? Sarà impossibile recuperare uno dei telefonini, il recapito sarà clonato dagli investigatori per risalire ai contatti delle ultime ore del comandante, così lo chiamavano nella sua città d’origine.

Il gip ha ritenuto verosimili gli spunti investigativi suggeriti e ha così respinto la richiesta di archiviazione per il reato d’istigazione al suicidio del procuratore Aura Scarsella e a luglio indicherà quali indagini suppletive, in base anche alla segnalazione della famiglia, delegare ulteriormente al pubblico ministero. “Premesso che l’ipotesi del suicidio è per noi già fortunata rispetto a quella che il generale sia stato ammazzato, abbiamo suggerito delle indagini suppletive alla procura – spiega all’Adnkronos il legale della famiglia Conti – affinché gli investigatori chiariscano alcuni punti oscuri per la tranquillità di tutti e per mettere una pietra sulla vicenda. Abbiamo indicato, in particolare, almeno 7 punti sulla base dei quali la procura dovrà chiarirci alcuni aspetti. A quel punto, fugati quei dubbi, non si potrà che disporre l’archiviazione. Cosa che ci auguriamo perché significa che l’evento morte sia ascrivibile a un momento border line del generale e non all’opera di terzi. Abbiamo chiesto, con una indagine medico legale più accurata di poter verificare se la posizione del corpo” possa essere compatibile con il gesto letale. Sono stati chiesti accertamenti su 2 utenze telefoniche con le quali Conti parla assiduamente nei 2 giorni precedenti alla sua morte e su un’altra utenza riferibile al comando della Forestale, forse un ex superiore e amico. Dalla telefonata anonima del dipendente della Total, poi identificato, si scoprì che l’ex generale aveva avuto un aspro confronto con un dirigente della multinazionale prima di ripartire.

Ai carabinieri del Nucleo investigativo dell’Aquila, Silvia Conti, dirigente della Polizia stradale di Pescara e sorella di Conti: ‘Non mi aveva mai detto di voler rinunciare all’incarico alla Total o di voler successivamente dimettersi. Mio fratello non mi ha mai esternato particolari disagi lavorativi legati all’accorpamento del Corpo forestale all’Arma dei carabinieri. Si era sempre limitato a dirmi che doveva abituarsi alle nuove procedure, anche se ovviamente non era stato felice e non condivideva la soppressione del Corpo (…). Nell’ultimo periodo, Guido mi aveva rappresentato più volte l’intenzione di lasciare il servizio poiché cominciava a pesargli la necessità di viaggiare continuamente da Sulmona a Perugia – si legge nel verbale del 19 novembre 2017 – Nella Primavera di quest’anno Guido mi ha parlato per la prima volta della possibilità di andare a lavorare alla Total. Mi disse che era stato contattato in quanto erano note le sue competenze in materia di reati ambientali e che si sarebbe dovuto recare in Francia per parlare con l’amministratore delegato. Cosa che però non è mai avvenuta perché sarebbe dovuto andare proprio in questi giorni. Non mi ha mai detto di essere preoccupato per la vicenda Rigopiano, non mi ha mai fatto alcun cenno sulla vicenda di Rigopiano né alcuno mi ha mai riferito che mio fratello avesse preoccupazioni al riguardo”. Anche a gennaio la sorella avrebbe insistito con gli inquirenti per recuperare alcuni foglietti che l’ex generale teneva nel portafoglio e che potrebbero risultare materiale utile al proseguo delle indagini.

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