Tecnologia di quinta generazione. 5G: non è solo problema di Privacy

Chieti. L’Intelligence come arma di prevenzione e difesa nel cyber space che dopo la terra, il mare, il cielo, l’aria e lo spazio viene eletto, dalla Nato, dominio di possibile conflitto maggiormente fruibile con la tecnologia di quinta generazione (5G) anche se già si pensa alla sesta. Un’arma a doppio taglio la tecnologia se per tutelare la privacy o quel che rimane, crepiamo di antenne, di emissioni e frequenze per assicurare i nostri dati personali, magari, sacrificando però ciò che di più caro abbiamo al mondo e che, se sottratto, ci ridurrebbe ad un Paese sconfitto, in questa assurda corsa alla cyber security, pieno di debiti e di malati.

Aggiornamento 1, 2 e 3

Di futuro dell’Intelligence si è discusso in un seminario a Chieti e tutti i relatori, chi più chi meno, hanno accennato  alla tecnologia 5G, nutrendo grandi aspettative sugli effetti dei servizi informatici che dalla tv, alla sanità e alla rete saranno di quinta generazione. Una 5g che varcherà la soglia del Paese nel 2020. Una 5g che fa discutere ovunque anche lunedì nella mattinata di studio, un solo risvolto negativo segnalato dai relatori: la sicurezza dei dati personali.

Così insistendo sulla privacy nel seminario non c’è stato modo di approfondire, in sala, un altro fattore di rischio  da considerare per le nuove tecnologie. A rimettere in carreggiata la vera questione siamo stati proprio noi con la domanda che siamo riusciti a porre al sottosegretario alla difesa, Angelo Tofalo, relatore del convegno  organizzato da Antonio Teti, docente di cyber intelligence e responsabile del settore sistemi informativi e innovazione tecnologica dell’università D’Annunzio.

Premessa della domanda. Già 2 dei 10 comuni abruzzesi scelti dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agicom) per sperimentare la 5g hanno declinato l’invito dell’Agcom per timore che questi nuovi sistemi si traducano in una pioggia di antenne, di ogni genere e forma, nel loro territori che, seppur non ben collegati dal punto di vista della connessione in rete e delle strade, sono comunque apprezzati per la qualità delva vita e la salubrità dell’aria, il paesaggio e la distanza da bombardamenti di onde elettromagnetiche, emissioni, frequenze e ogni genere di aggeggio elettronico di certe proporzioni che può nuocere alla salute. Partendo dunque dal principio di precauzione il Comune di Fresagrandinara (Ch) l’11 marzo ha deliberato all’unanimità la netta contrarietà alla sperimentazione della rete wireless 5g e così anche il sindaco di Morino (Aq), Roberto D’Amico, che ha dichiarato di non voler autorizzare alcuna installazione di antenne.

La domanda al vice ministro Tofalo: “Tecnologia a servizio dell’uomo e  l’uomo al centro, dichiara. Preoccupa il fattore sicurezza, la privacy, per la 5G, ma sulle possibili altre conseguenze di questa tecnologia? Si possono raccogliere informazioni sull’eventuale danno alla salute legato alla 5G? Anche perché se si protegge da un lato e ci si ammala dall’altro, che senso ha? Saremmo comunque sconfitti se l’intenzione è di proteggere la popolazione senza preoccuparci delle ricadute, sulla salute pubblica, di certi apparati”.

Il vice ministro Tofalo si è occupato in passato proprio di queste nuove apparecchiature e non esita a ribadire che le leggi in materia ci sono e vanno rispettate “Abbiamo leggi sui limiti per le frequenze e le emissioni e le faremo rispettare”. Altro problema, come sarebbe possibile farle rispettare se le agenzie a questo compito deputate non sono solo oberate di lavoro, ma sono carenti di personale e sprovviste di tante apparecchiature che sarebbero necessarie per monitorare diverse emissioni, l’Agenzia regionale per la tutela ambientale d’Abruzzo ad esempio.

Intelligence intesa non solo come forma di raccolta d’informazioni a scopi militari e civili, ma anche in materia economica e nel settore industriale, in campo sociale e ambito politico, applicata alle nuove tecnologie e alla Cyber security.

Abruzzo terra d’intelligence perché sono soprattutto abruzzesi non tanto gli zero zero sette, ma alcune delle professionalità d’alto grado nei Servizi segreti. Lo riferisce  il deputato Antonio Zennaro componente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica): “L’Intelligence è al servizio di chi ci governa.. L’Europa sta indietro per la tecnologia” sottolinea l’onorevoleche parla poi di reclutamento degli agenti per le agenzie: “Non più e non solo dai canali ordinari, ma anche dalle università per l’informatica”.

Nel seminario Il futuro dell’Intelligence e Cyber security si è parlato anche del ruolo degli 007 riferito alle elezioni europee,così dichiara Teti: “Voi fate intelligence e non ve ne rendete conto, lo fate con la raccolta di informazioni. Si fa intelligence istituzionale e sociale e anche da un punto di vista politico – il docente spiega che proprio dalla mole di dati recuperabili in rete nasce una nuova figura professionale: lo scienziato dei dati che acquisisce informazioni, le estrapola e le trasforma in prodotto di conoscenza. Anche il docente confida sulla  tecnologia di quinta generazione – La 5G è una svolta per essere in connessione ovunque..  la rete wireless 5G pone un problema di riservatezza, di privacy” sottolinea. Propone il sottosegretario alla difesa, Angelo Tofalo di: “Defiscalizzare i costi delle imprese che investono in sicurezza” e aggiunge l’istituzionalizzazione dei progetti di security. Poi sulla chiusura delle 24 pagine di fake news su Facebook, per onestà il sottosegretario sottolinea che se circa metà degli account rimossi era a sostegno della Lega gli altri riguardavano il Movimento 5 Stelle.

Robert Gorelick, ex capo della Cia (Central intelligence agency) in Italia, indirizza i servizi ad un importante e nuovo compito: “Devono pensare molto ai profili – soprattutto garantire una maggiore copertura agli agenti perché rispetto al passato sono molto più esposti con questa tecnologia – Il servizio può anche creare un’azienda per assumere gli ufficiali .. quelli che operano dentro però non possono formarsi assieme a quelli che stanno fuori”. L’obbiettivo è rubare segreti, per Gorelick ce ne sono di meno oggi, ma sono più importanti. Si tratta di quelle informazioni difficile da trovare rispetto alle fonti aperte. “Informazioni necessarie per la sicurezza del proprio Paese – aggiunge il dirigente che per 30 anni ha vestito i panni dell’agente segreto – Le intelligence devono trovare metodologie, modelli nuovi e collaborare tra loro.  Le comunicazioni dirette con gli informatori, il cambio d’identità e i camuffamenti ora non hanno più senso rispetto alla possibilità di far viaggiare le informazioni in tempo reale” parola di zero zero sette.

mariatrozzi77@gmail.com

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No alla 5G da Fresagrandinaria e Morino, D’Amico: “Non faremo da Cavia”

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