Ripensiamo il territorio e difendiamolo dal ‘Gattopardaggio’

Una  riflessione alle considerazioni di ieri arriva dal movimento Ripensiamo il territorio. Sono passati 7 anni di impegno, di convegni, di segnalazioni di consigli comunali ad hoc, di finti tentativi di realizzare almeno un Parlamento del territorio, ma non si è prodotto nulla di concreto per le aree interne polverizzate, nonostante un assessore regionale alle aree interne, Andrea Gerosolimo (oggi ex) che aveva promesso di allineare la velocità delle stesse a quella della costa, cosa non avvenuta.

Il Gattopardaggio si perpetua, senza un solo atto amministrativo generale responsabile in tal senso. “Si faccia il Parlamento del Territorio – propone ripensiamo il territorio – E si esca dalla vaghezza dello smarrimento generale. Era  novembre 2012, circa 7 anni fa, che il ministro alla coesione territoriale, Fabrizio Barca,  al convegno che organizzammo a Sulmona, al Fermi, davanti a 300  persone sottolineò l’occasione e la necessità di fare sistema sul territorio, con la famosa frase Ora, ora è il momento. Se si fosse realizzata la Fusione di tutti i Comuni del Centroabruzzo, come da risultati di nostra ricerca commissionata all’università di Pescara, facoltà di Urbanistica, seguendo le indicazioni dei nostri successivi 5 convegni, a Introdacqua, Pescasseroli, 2 volte a Sulmona e poi Popoli e Pescina, avremmo goduto di incentivi pari a circa 300 milioni di euro in 10 anni, come da Legge Del Rio e legge regionale Di Nicola, equivalenti a circa 12 mila posti di lavoro, uscendo dall’eterna attesa del finanziamento a pioggia dispersivo e spesso fatto solo di vecchia amicizia politicante. – aggiunge il Movimento dell’entroterra che sta unendo molti comuni della val Pescara e della provincia dell’Aquila –  Avremmo cominciato a produrre la nostra Autonomia anche con la proposta della Sesta area funzionale, della Zona economica speciale (Zes), del corridoio Adriatico/Tirrenico, nonché della Metropolitana di Superficie,  sperimentando un modello dialogante in diretta con l’Europa, insomma a camminare con le nostre gambe, senza disperdere energie a “babbo morto” per ogni cadenzata espoliazione del territorio. Denunciamo questa situazione che continua a incancrenirsi,  peraltro ritualizzando e svuotando, la parola “fare sistema”. Denunciamo in modo nudo e crudo, che in realtà non si è prodotto, né si produce un solo atto amministrativo come sarebbe dovere per i nostri amministratori e politici che continuano a emettere solo fiato senza che si avanzi di un solo passo concreto sul terreno della crescita e dello sviluppo, constatando che i cittadini restano carichi di tasse, senza servizi e senza speranze per il futuro. Ben sapendo quanti danni si sono fatti, quanti posti di lavoro si sono persi. Ci permettiamo di rinnovare l’appello di Barca: “Ora, ora è (…ancora) il momento” ma aspettando il Coraggio di un solo atto amministrativo che dimostri la volontà di fermare questo processo di arretramento. Ad oggi, e leggendo la Delibera del Comune di  Popoli, del 5 aprile, s’intravvede una speranza, la costituzione di un Parlamento del territorio, ma occorre lavorare, lavorare, lavorare”.

Per la fusione dei Comuni del Centro Abruzzo

 

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Fare sistema è la chiave per andare oltre la sopravvivenza in Centro Abruzzo