Mit: un commissario per far fronte al rischio idrogeologico nel Gran Sasso

“D’intesa con palazzo Chigi, il ministero delle infrastrutture e dei trasporti valuta positivamente l’ipotesi di dare una risposta sul tema del rischio idrogeologico del Gran Sasso d’Italia attraverso il decreto sblocca cantieri” questo  oggi in una nota del Mit.

Aggiornamento 1, 2 e 3

Copertina Maria Trozzi

 

Di concerto anche con il ministero dell’economia e delle finanze (Mef) sarà proposto un emendamento, in sede di conversione del decreto, con il quale sarà nominato un Commissario straordinario per far fronte alla progettazione e realizzazione degli interventi per la messa in sicurezza del sistema idrico così conferma in una nota il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli.

Dunque in ministero va oltre le proposte dell’atto approvate ieri dal consiglio provinciale Teramano e considerare già il commissariamento per la messa in sicurezza del sistema idrico, non dunque come ipotesi subordinata per evitare la deresponsabilizzazione degli enti, ma come prima possibilità per la risoluzione dell’annosa questione. Non è stata una proficua esperienza quella del commissariamento passato, a confermarlo è il documento provinciale che descrive come fallimentare il commissariamento tra gli anni 2004-2009 per la messa in sicurezza con oltre 80 milioni di euro non solo insufficienti, ma in parte inservibili. Al mit la Procvincia domanda anche che valuti il comportamento di Strada di parchi sulla chiusura del traforo a tempo indeterminato dal 19 maggio.

Strada dei Parchi, nei giorni scorsi, aveva annunciato che, per evitare di incorrere in ulteriori contestazioni correlate a presunti pericoli di inquinamento delle acque di superficie, sarebbe stata costretta, suo malgrado, ad interdire traffico nelle gallerie del Gran Sasso di A24, in entrambe le direzioni di marcia.

Nel documento redatto dal presidente, Diego Di Bonaventura, e approvato dall’assise provinciale è indicato che in un ventennio sono stati 7 gli incidenti più o meno gravi; è stata sequestrata la sala C dei laboratori e una parte della rete acquedottistica  con conseguenza messa a scarico di circa 100 litri di acqua potabile non immessa nella rete idrica con un danno, anche economico, di grande portata per il territorio teramano spiega nell’atto il presidente. Nella delibera provinciale è scritto che le strutture sono tuttora sprovviste di piano di Emergenza esterno per il rischio di incidenti rilevanti… per decenni le procedure previste dalla Direttiva Seveso sono state sostanzialmente disattese“. In Provincia chiedono l’immediato allontanamento delle sostanze pericolose dai laboratori del Gran Sasso, una perimetrazione delle aree di salvaguardia, un tavolo permanente coordinato da un referente governativo che garantisca la partecipazione degli enti e delle associazioni, che sia lo Stato a finanziare integralmente gli interventi di messa in sicurezza (172 milioni di euro).

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A 24, le gallerie del Gran Sasso chiuse dal 19 maggio