Faglia del Morrone. Il Countdown Sismico dall’iscrizione del Terremoto dimenticato

Lo avevamo dimenticato e non era stato censito nella storia archeologica della sismologia almeno sino a quando il contenuto di una epigrafe e una Raccolta di iscrizioni latine, quest’ultime di fine Ottocento, non sono finite sotto l’occhio attento di alcuni studiosi contemporanei che hanno riscoperto l’evento analizzandolo di recente (Guidoboni 1989 (1); Guidoboni (2), Comastri e Traina 1994 (3)). Grazie a questo documento in pietra, conservato con cura nel museo dell’abbazia di San Clemente a Tocco da Casauria (Pe), è stato possibile aggiungere un tassello alla storia della terra che trema.

Foto Maria Trozzi Museo dell’abbazia di San Clemente nei pressi dell’antico pago romano di Interpromio

Ignoto ai tradizionali cataloghi sismici, è proprio da questo sisma che si parte per un calcolo inquietante, ma allo stesso tempo utile monito per non dimenticare ed insistere sulla prevenzione, per imparare dal passato e costruire sempre meglio e nel rispetto di tutte le tecniche e le norme in materia antisismica. Sappiamo che si ravvisa una certa ciclicità per le calamità naturali e questa ripetitività va analizzata, studiata per migliorare il nostro futuro.

Se avessimo avuto coscienza e memoria non avremmo ad esempio trasformato un rifugio, alle falde del Gran Sasso d’Italia, in un albergo di lusso spingendo la costruzione nel mezzo dell’ingresso ad un vallone che per secoli è stato il canale di sfogo dei cedimenti in cima a Rigopiano di Farindola (Pe).

Foto Trozzi Epigrafe datata 101 su riparazione pesa Pagus interpromium San Valentino danneggiata da sisma Museo San Clemente

Un calcolo, dicevamo, che interessa la ricorrenza di un evento particolare, di notevole intensità. Anche se di un terremoto non si può prevedere il momento esatto in cui si manifesterà, in un’area a massimo rischio sismico, come l’Appennino centrale, è possibile e assai probabile che accada e che si riproponga in un territorio soggetto sempre a forti pressioni nel sottosuolo, quindi bisogna preparasi in tempo e senza ansia.

Così anche misurare la forza e i tempi del sisma, studiare le vecchie faglie e recuperare la storia diventa fondamentale per imparare a conoscere il mostro. L’epigrafe custodita a San Clemente è importante per una faglia che si allunga da Pacentro, in provincia dell’Aquila al territorio di Popoli, in val Pescara. La doppia cicatrice in cima e ai piedi della montagna, sacra a papa Celestino V, preoccupa i geologi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) che la considerano la più pericolosa d’Italia. Parliamo della faglia del monte Morrone, ne abbiamo già trattato in diversi approfondimenti. Se si fosse attivata nel 2016 i geologi avrebbero dato questo tempo di ricorrenza alla faglia del Morrone: 2016-148. Per queste ultime 3 cifre si prende a riferimento il II secolo dopo Cristo come precedente periodo di attivazione ed ora è facile comprenderne la ragione: una pesa danneggiata a San Valentino da un terremoto dimenticato la cui ricostruzione è stata incisa sulla pietra. Questo è il punto di partenza, il riferimento di calcolo per gli studiosi.

Premesso, la data è approssimata, in alcuni cataloghi è indicato il 101 come anno del terremoto a San Valentino (Pe). E se ancora oggi la ricostruzione di edifici terremotati va per le lunghe immaginarsi nel secondo secolo dopo Cristo qualche ritardo è logico. Il sisma di allora può essere retrodatato rispetto al recupero della pesaanche di qualche anno. L’indagine e i calcoli sulla ricorrenza sismica partono proprio dall’epigrafe che abbiamo immortalato e che documenta la riparazione di una pesa pubblica in Abruzzo Citeriore, danneggiata da un forte terremoto, a San Valentino (Pe).

Epigrafe su riparazione del Pagus interpromium danneggiato dal sisma che datano nel 101 dc foto Trozzi

Edita nel Corpus Inscriptionum Latinarum (1883) (1), questa testimonianza è databile genericamente al II secolo d.C. e ricorda la ricostruzione, di Caio Sulmonio Primo e Caio Sulmonio Fortunato, della Pesa pubblica del pagus di Interpromium (nei pressi di San Valentino), distrutta da un terremoto databile nello stesso periodo per gli studiosi. Tenendo conto della localizzazione rurale dell’edificio (pesa publica ossia un ufficio di controllo della pesatura, relativo a una circoscrizione territoriale nel cuore d’Abruzzo) le riparazioni potrebbero essere avvenute anche vari anni dopo il terremoto. Per pagus s’intende una circoscrizione territoriale o anche, ma non necessariamente, borgo, di Interpromium ovvero nei pressi dell’attuale San Valentino in Abruzzo Citeriore, oggi in provincia di Pescara da dove provengono altre sculture e iscrizioni romane. Da questo antico documento scolpito sulla pietra gli studiosi hanno recuperato un momento cruciale della storia sismica italiana, in special modo dell’Appennino, utile soprattutto alle comunità che lo abitano. Dunque, se si volesse considerare un tempo di attivazione di 2000 anni, il countdown sismico metterebbe a disposizione circa un secolo, ma non è solo una questione di puro calcolo anche perché il monte Morrone si muove in ogni momento. Il professor Enrico Miccadei del dipartimento di geologia e ingegneria dell’Università degli Studi Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara considera questo monte come un adolescente che ad ogni fase della crescita (delle ossa) ha un fremito. Se il terremoto accadesse ora gli esperti arrotonderebbero, per la ricorrenza del sisma, sempre a 1700-2000 anni tra l’evento recente e quello passato.

In più, la successiva sollecitazione sismica potrebbe verificarsi appena dopo l’ultima attivazione, 100 anni o anche 50 anni, perché nessuno conosce l’equilibrio raggiunto dalle rocce e dalla faglia dopo un evento di tale intensità. Anche per questa ragione il monitoraggio del sistema di faglie del Morrone- Maiella è garantito nel Centro Abruzzo dai satelliti dell’Agenzia spaziale europea (programma Copernicus – Sentinel) puntati sul massiccio. Occorre però scrutare in profondità mettendosi una mano sulla coscienza perché investire solo nelle analisi non basta, sapere che gli edifici della valle Peligna, ad esempio, sono vulnerabili non salverà dalla catastrofe se mancano i fondi per consolidare le fondamenta del patrimonio storico di queste località dell’entroterra abruzzese e per mettere tutto a norma, il vecchio e il nuovo, il pubblico e il privato.

mariatrozzi77@gmail.com

Archivio

Faglia del Morrone potrebbe attivarsi in qualsiasi momento, Valle Peligna mai e mai pronta

La Faglia Profonda: sotto il Morrone c’è molto di più

Note

(1) Epigrafe che ricorda la ricostruzione da parte di Caio Sulmonio Primo e Caio Sulmonio Fortunato della ‘Pesa Pubblica’ del pagus di Interpromium (nei pressi di San Valentino in Abruzzo Citeriore) distrutta da un terremoto databile al II secolo d.C., in “Corpus Inscriptionum Latinarum”, vol.9: Inscriptiones Calabriae, Apuliae, Samnii, Sabinorum, Piceni Latinae, ed. Th.Mommsen, n.3046 [anche in “Inscription es Latinae Selectae”, ed. H.Dessau, vol.2/1, n.5609, Berlin 1906]. Berlin 1883
Catalogo delle epigrafi latine riguardanti terremoti, in “I terremoti prima del Mille in Italia e nell’area mediterranea. Storia archeologia sismologia”, a cura di E.Guidoboni, pp. 135-169. Bologna 1989
(2) Guidoboni E. (a cura di)
I terremoti prima del Mille in Italia e nell’area mediterranea. Storia archeologia sismologia, Catalogo, pp.574-751.
Bologna 1989
(3) Guidoboni E., Comastri A. e Traina G.
Catalogue of ancient earthquakes in the Mediterranean area up to the 10th century. Bologna 1994

Tra le fonti storing.ingv.it