Via libera ai pesci ‘stranieri’ nelle acque italiane, Shi: “A rischio gli ecosistemi acquatici”

La prevedibile conseguenza del via libera al rilascio di pesci stranieri in acque italiane non sembra sia stata valutata con estrema attenzione anche se, è logico prevedere, la decisione del consiglio dei ministri ha fatto esultare molti pescatori sportivi  perché rende finalmente le immissioni legittime in tutte le acque italiane.

É proprio questo il rischio da scongiurare per la Societas herpetologica italica (Shi)  perché il rilascio di ittiofauna alloctona nelle acque interne comprometterebbe gli ecosistemi acquatici minacciando soprattutto le specie autoctone spesso anche sino alla loro estinzione.

Dopo le rimostranze di Wwf, Cirf (Centro italiano per la riqualificazione fluviale) e dall’Aiiad (Associazione italiana ittiologi acque dolci) al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, contro l’approvazione del Regolamento del 4  aprile scende in campo Shi che in una nota, alla commissione europea e al ministro dell’ambiente, contesta il Regolamento del consiglio dei ministri con una esortazione perché sia tutelata la fauna nel suo complesso e delle 41 specie di pesci autoctoni, 13 delle quali endemiche, tuttora presenti nelle acque interne italiane, di numerose specie di anfibi endemici, di innumerevoli specie di invertebrati e della conservazione della Natura italiana nel suo complesso»

Il Regolamento mette a rischio la biodiversità fluviale, spiega Shi che si fa portavoce della posizione condivisa dal mondo scientifico: “Il nuovo regolamento dispone che, in presenza di motivate ragioni di interesse pubblico, il ministero dell’ambiente possa derogare al divieto di reintroduzione, introduzione e popolamento in natura di specie e popolazioni non autoctone nel territorio italiano, sulla base ..di studi che evidenzino l’assenza di effetti negativi sull’ambiente e con criteri d’adottare entro il termine di 6 mesi dall’entrata in vigore del provvedimento – Shi domanda – quali siano gli imperativi motivi di interesse pubblico richiesti dall’art. 9 del decreto del presidente della Repubblica 120/2003 per derogare dalla tutela di specie e habitat e come mai non siano stati addotti nel caso della delibera di giunta regionale n. 514 del 18.04.2018 della Regione Marche, che nella primavera 2018 ha immesso 5 tonnellate di trote di ceppo atlantico in numerosi fiumi del proprio territorio, dato che detta immissione, contestata da numerose società scientifiche, giustificata come progetto sperimentale, ignorando la letteratura scientifica mondiale che indica le immissioni di ittiofauna alloctona come una delle principali minacce, a livello globale, per gli ecosistemi acquatici e per molte specie minacciate” domanda Shi in una nota al ministro e all’Europa. Per la Societas herpetologica italica, il provvedimento sarebbe stato attuato sulla spinta di interessi legati alla pesca sportiva, modificando il decreto del Presidente della Repubblica del 1997 che ha recepito la direttiva Habitat e mette a serissimo ulteriore rischio la biodiversità di laghi e fiumi italiani e pone certamente le condizioni perché l’Italia possa essere assoggetta a una nuova procedura di infrazione, spiega Shi.

“Le acque interne non rappresentano un trastullo per i pescatori e meno che mai un campo di gara per ami e lenze – conclude Shi – Si tratta di ecosistemi complessi che l’Europa e prima ancora il buon senso ci chiede di tutelare. Tra l’altro la presenza o meno di fauna ittica alloctona è uno dei criteri per valutare la buona qualità delle acque e il provvedimento in questione comporterebbe un diffuso peggioramento aprendo anche in questo caso la strada a una procedura d’infrazione, ancora una volta per la cattiva applicazione della direttiva Habitat”.