Ferrovie: il vuoto. Sor, da Sulmona a Pescara, solo retorica istituzionale

Dopo l’immancabile rituale di esternazione retorica dalla classe dirigente locale cala il sipario sulla Sala operativa regionale della stazione ferroviaria di Sulmona che slitta a Pescara. Interviene a ridare un po’ di risalto alla sottrazione denunciata dall’associazione Italica, un altro movimento, Ripensiamo il territorio (Rit).

I Peligni accettano oramai il ruolo di spettatori inermi dello smembramento territoriale senza capacità di diventare massa critica politica organizzata e coesa, spiega Rit. Merito delle novelle valvole di sfogo, di chi crede che  denunciando con un post sui social abbia già fatto tutto il suo dovere civico. Grazie alle manifestazioni di piazza, non più tanto efficaci, se ne parla, ma se sono organizzate per far sbollire la rabbia si trasformano spesso in un inganno. E il giorno dopo tutto resta uguale e la sensibilità ne risente perché ci siamo assuefatti anche a questo genere di protesta. Che si fa? Non perdiamo più nemmeno troppo tempo dietro una spoliazione perché abbiamo tante altre commemorazioni dietro l’angolo.

Da tempo l’associazione Ripensiamo il territorio (Rit) è impegnata in un progetto che potrebbe essere la prima risposta concreta agli scippi di servizi in atto nell’entroterra abruzzese. Un progetto che in val Pescara si sta realizzando anche cercando d’includere l’aquilano: “Stiamo proponendo, da anni, di giocare d’attacco con azioni comuni che invertano la tendenza. Si parli con una voce univoca nella richiesta d’infrastrutture, come potrebbe essere la metropolitana di superficie Sulmona-Pescara e perché no anche Sulmona Aquila/Teramo, per combattere lo spopolamento delle aree interne facilitando l’accesso a servizi essenziali, università e ospedali di primo livello, strutture facilmente raggiungibili data la vicinanza con le stazioni, la richiesta di organizzare per i nostri territori, la VI area funzionale Fua o le Zes (Zone economiche speciali), il corridoio Adriatico/Tirrenico, l’unica modalità che può portarci fuori dalle secche dove si è arenata la nostra nave. Non possiamo osservare sempre inermi la spoliazione dei servizi del nostro territorio con lo stupore di chi, ogni volta, reclama per l’ulteriore taglio in corso senza proporre ed organizzare contromisure concrete e strategiche forti”. Rit chiede capacità autoctona di progettare il futuro di comunità sotto attacco riorganizzativo e domanda di coordinare le istituzioni delle aree interne attraverso un parlamento del Territorio così come Popoli (Pe) ha deliberato già il 5 Aprile e si accinge a fare,.