Captazione Rio La Foce: 10 motivi per dire No

In opposizione al progetto di captazione di rio La Foce delle grotte di Stiffe e a tutela delle cascate del corso d’acqua il comitato Salviamo La Foce di Stiffe elenca i motivi per dire no al progetto.

Aggiornamento

Foto Maria Trozzi

1) Stato ecologico dei corsi d’acqua abruzzesi: il corso d’acqua in questione, nonostante abbia anch’esso alcune forme di pressione antropica che andrebbero ridotte, è tra i pochissimi tratti fluviali abruzzesi a rispettare l’obiettivo di qualità ambientale fissato dalla Direttiva 60/2000/CE. Il 72% dei fiumi abruzzesi non rispetta tale standard. Appare evidente che bisogna operare per diminuire la pressione sui corsi d’acqua e non aumentarla con ulteriori prelievi che, come è riconosciuto in maniera unanime, sono oggi tra i maggiori detrattori ambientali responsabili di tale condizione di generale inadempienza della Regione Abruzzo.

2) Parco regionale Sirente Velino, la Legge quadro sulle aree protette 394/1991 vieta la modifica del regime delle acque nei parchi.

Nel progetto sarebbe prevista una riduzione rilevante della portata in alveo dell’acqua per la captazione, denunciano dal comitato, con una modifica della variabilità naturale delle portate. L’intervento entrerebbe in conflitto insanabile con una norma generale dello Stato. “Inoltre è incredibile che lo stesso Parco parli in un parere preliminare di compensazioni ambientali (ammettendo così l’effettivo impatto negativo del progetto) e di royalty (il diritto del titolare del bene ad ottenere il versamento di una somma di denaro da chi la sfrutta a fini commerciali o di lucro) da parte dell’azienda, come se si potesse monetizzare a favore del bilancio dell’ente l’impatto ambientale, naturalistico e paesaggistico del progetto”.

3) Impatto paesaggistico. Per il comitato “Le Grotte di Stiffe e il suo contesto sono sottoposti a stringenti vincoli paesaggistici fin dal 1962 anche per la scenografica presenza della risorgenza (sorgente di tipo carsico le cui acque, prima di venire assorbite dal terreno calcareo, hanno un percorso superficiale. R. di alveosubalveali quelle di acque che, sparite per un tratto riappaiono a valle nel letto di un fiume), di cascate, pozze, acque di stillicidio (Gocciolamento lento e continuo), vegetazione rigogliosa. La riduzione della portata fino all’85% ovviamente azzererebbe molte cascate e cascatelle, riducendo l’area bagnata e, quindi, la presenza di muschi e felci, con un impatto paesaggistico enorme di cui non è stato tenuto alcun conto sia nei documenti depositati dal proponente sia nelle prime valutazioni degli enti a vario titolo competenti”.

4) Alternative energetiche. La produzione energetica, a fronte di un fortissimo impatto, è bassissima secondo le valutazioni del gruppo ambientalista: “Con interventi di risparmio, efficienza e produzione con altre forme come il fotovoltaico montato sui numerosi capannoni industriali della zona, e a parità di investimento, si otterrebbero gli stessi o maggiori risultati in termini energetici.

5) Calcolo delle portate. Gli stessi proponenti da un lato ammettono che la portata del rio è fortemente variabile e dall’altro presentano dati contraddittori sulla portata media, che passa da 200 litri al secondo a 500 nei diversi testi citati in bibliografia. Poiché il Deflusso Minimo Vitale viene calcolato a partire proprio dalla portata, l’assenza di una serie storica di dati di almeno 20-30 anni determina l’inadeguatezza dei calcoli presentati a supporto del progetto.

6) Impatto sul turismo e sull’economia. Le Grotte di Stiffe sono uno dei principali attrattori turistici del medio e alto Aterno, con decine di migliaia di visitatori e un potenziale non ancora espresso del tutto. È evidente che la riduzione al 10-15% della portata del corso d’acqua a partire proprio dal punto di ingresso dei visitatori, altererebbe uno degli scenari di maggiore impatto estetico che oggi viene fruito. Attorno alle Grotte è fiorita, nonostante i problemi derivanti dal sisma, una serie di attività economiche (ristorazione, guide, pernottamenti) che avrebbero un impatto a causa di un intervento che, per stessa ammissione dei proponenti, a regime non porterebbe alcun posto di lavoro in quanto la centrale funzionerebbe con controllo in remoto.

7) Specie faunistiche e floristiche di pregio: nell’area oggetto dell’intervento sono presenti specie faunistiche di assoluto rilievo tra cui l’orso bruno (recentissima una osservazione), l’aquila reale, il merlo acquaiolo e numerose piante di forra”.

Per il comitato le specie potrebbero risentire dell’intervento causa del disturbo, della sottrazione di habitat, dei lavori di scavo.

8) Cambiamenti climatici. L’ultimo rapporto dell’Ipcc (del gruppo Intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico dell’Organizzazione delle nazioni unite (Onu) evidenzia per l’ennesima volta il drammatico impatto che i corsi d’acqua subiranno nell’area mediterranea a causa della modifica del regime delle precipitazioni e delle temperature. Tali stravolgimenti epocali si stanno già manifestando e la stessa Unione europea dispone che gli stati membri adottino misure di mitigazione dello stress ambientale. Questo progetto di captazione, della durata ultra decennale, non tiene in alcun conto questa problematica e, anzi, aggiunge una fortissima pressione antropica riducendo la capacità di resilienza del corso d’acqua.

9) Inadeguatezza del Piano di Tutela delle Acque della Regione Abruzzo: i dati, ormai ultra decennali, sulla deprimente condizione dei corsi d’acqua abruzzesi, addirittura in costante peggioramento, evidenziano l’arretratezza e l’inadeguatezza del Piano di Tutela delle Acque varato dalla Regione Abruzzo su cui si basano alcune valutazioni degli enti per l’esame del progetto, confermando tutti i rilievi critici contenuti nelle osservazioni che a suo tempo le associazioni avevano sollevato, a partire proprio dalle modalità di calcolo del Deflusso Minimo Vitale. Indirettamente la stessa regione ha ammesso l’insufficienza delle misure previste dal Piano avviando nella Delibera di Giunta 710/C di approvazione del Piano la revisione dello stesso.

10) Rischio idrogeologico-sismico: il versante e il tracciato interessato dalla realizzazione della condotta presenta numerose criticità ben evidenziate dagli studi sul rischio di crollo di massi realizzati a seguito degli eventi sismici del 2009. Tali rischi sono a nostro avviso sottovalutati negli elaborati depositati.